Pubblicato il: 7 Ottobre 2017 alle 11:05

Castiglione della PescaiaPolitica

Fermo pesca in Maremma, la testimonianza di un pescatore: “Inutile e dannoso. Fateci lavorare”

La contrarietà più forte alla misura del fermo pesca, anche in Maremma, arriva proprio dagli addetti ai lavori del settore. A chi di pesca vive e rischia, sempre più, di non poterlo fare. Perché il provvedimento disposto ogni anno per un mese dal Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali per favorire il ripopolamento delle specie ittiche, nonostante gli indennizzi previsti per gli addetti, si conferma inadeguato e dannoso.

«Il fermo pesca esiste da tempo – dichiara Giuseppe Temperani, responsabile provinciale pesca per Forza Italia, pescatore a strascico da 35 anni a Castiglione della Pescaia – e quest’anno, almeno, siamo riusciti a spostarlo più in là verso l’autunno. Ma il senso non cambia e da una vita combattiamo affinché sia eliminato. Non serve a niente. Il ripopolamento? Ogni specie ha i suoi tempi, inutile bloccare tutta la pesca per un mese. Con le varie associazioni avevamo presentato proposte alternative: ad esempio, chiudere la pesca in certe zone e non in altre, oppure considerare come giorni di fermo all’attività anche gli stop forzati per maltempo o per ferie. Almeno avremmo lavorato. Invece niente. Nel mese di fermo andiamo in cassa integrazione. E intanto le flotte di pescherecci si sono ridotte del 50%. Non solo: con il fermo pesca chiudono anche le pescherie che lavorano con i prodotti freschi, con il risultato di favorire il pesce che arriva dall’estero, magari con minori controlli. Certo, per noi pescatori è prevista un’indennità, ma quei soldi stanziati dal Governo arrivano in ritardo (o non arrivano affatto) e non li vogliamo: mandateci a lavorare. Perché il fermo pesca è una misura inutile, inadeguata e mal retribuita».

Una posizione e un appello che Forza Italia sostiene in pieno.

«Anche quest’anno, per tutto ottobre – dichiara Sandro Marrini, coordinatore provinciale di Forza Italia –, i pescatori della Maremma dovranno tenere ormeggiate le loro imbarcazioni perché obbligati da questo provvedimento, nei confronti del quale esprimiamo tutta la nostra contrarietà. E’ una decisione che contribuisce a danneggiare ancora di più la situazione del comparto ittico, come se non bastassero l’inquinamento e la crisi globale, e non fa che favorire l’approdo sulle tavole dei consumatori di pesci provenienti da tutto il resto del mondo, in barba all’economia locale. Quanto all’indennizzo previsto dal Ministero per le imprese costrette al fermo, restano croniche criticità a impedirne un’equa applicazione e gli equipaggi sono in attesa da ormai quattro anni di essere ammessi alla cassa integrazione speciale. Per questo rilanciamo il nostro appello alle istituzioni competenti, dalla Regione fino al Governo, affinché vengano liquidate le somme degli indennizzi pregressi e si disciplini l’accesso alla cassa integrazione. Ci rivolgiamo anche ai deputati maremmani Luca Sani e Monica Faenzi, presidente e componente della commissione parlamentare agricoltura, caccia e pesca: vogliamo risposte. La Maremma vuole far sentire forte la sua voce».

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