Pubblicato il: 18 Luglio 2019 alle 15:51

Economia

La Camera di Commercio celebra la Giornata dell’economia: tutti i dati

Disegnata la serie storica dell'economia di Grosseto negli ultimi 10 anni

Nel tradizionale appuntamento annuale dedicato ai dati della nostra economia, la Camera di Commercio disegna la serie storica dell’economia di Grosseto e Livorno negli ultimi 10 anni.

Quest’anno il Centro studi e servizi della Camera ha prodotto infatti il rapporto “A 10 anni dalla grande crisi“, presentato stamani a Livorno da Mauro Schiano, nel tentativo di comprendere al meglio la situazione attuale riflettendo sul passato che ne ha creato le condizioni.

Al tavolo, moderato dal giornalista Enrico Pizzi, hanno contribuito alla riflessione, insieme al presidente Riccardo Breda, ospiti di prestigio: il segretario generale di Unioncamere nazionale, Giuseppe Tripoli, e l’assessore alle attività produttive della Regione Toscana, Stefano Ciuoffo. Presenti in sala diversi sindaci dei due territori, i vertici delle associazioni di categoria, rappresentanti del mondo bancario. Tra i saluti istituzionali, quelli dell’assessore Gianfranco Simoncini per il Comune di Livorno e del presidente della Provincia e sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

I dati disegnano una dinamica preoccupante che incide sulla nostra possibilità di recuperare valore aggiunto rispetto a quello ante crisi, con nodi dolenti nella demografia e nell’occupazione. “Costruzioni e industria sono quelle che hanno sofferto di più – ha commentato Mauro Schiano, del Centro studi e servizi della Camera di Commercio -. La produttività è aumentata, ma non in agricoltura. Le imprese che hanno manifestato più capacità di adattamento sono cresciute attraverso un percorso difficile di trasformazione, e si sono consolidate”.

Il sistema si è assestato ma non ha l’appeal per far crescere il numero di imprese. Laddove si è sperimentato un percorso di sburocratizzazione, come nel caso delle srl semplificate, vi è stata una risposta più che positiva.

La crisi iniziata 10 anni fa ha trasformato la nostra economia e il nostro modo di vivere e fare impresa – ha dichiarato il presidente Riccardo Breda -. Quello che però adesso preoccupa è il futuro: quali sono le azioni che possono permettere ai nostri territori di mettersi alle spalle questo decennio e iniziare una nuova fase storica? E’ necessario oggi più che mai portare avanti un progetto comune, teso a promuovere il territorio anche sotto l’aspetto dell’attrazione di investimenti. Su questo stiamo lavorando, con la Regione, con i Comuni, con le associazioni di categoria e dei lavoratori. I territori di Livorno e di Grosseto hanno ciascuno le loro priorità, ma quello che intendiamo ottenere è un obiettivo comune, cioè creare le opportunità per i giovani, affinché abilità e competenze restino e diano frutti nel luogo in cui sono nate“.

Giuseppe Tripoli ha affrontato direttamente la tematica della trasformazione economica riflettendo sul ruolo delle istituzioni e delle Camera di Commercio: “Il mondo vive una totale trasformazione nei mestieri e nelle competenze. La vera sfida non è tanto uscire dalla crisi, ma agganciare le grandi trasformazioni, perché altrimenti anche quando ci sarà una ripresa sarà solo transitoria. C’è un problema di consapevolezza, perché l’Italia ha difetti, ma anche pregi: un grande export, la competitività, ottimi distretti industriali e media industria, l’attrattività turistica. E’ fondamentale valorizzare gli elementi positivi e sostenere i nostri punti di di forza. Questo è il ruolo del mondo pubblico e in particolare della Camera di Commercio“.

“I dati mostrano una progressiva stabilizzazione del sistema, ora il problema è cercare di orientarsi verso la crescita – ha commentato l’assessore regionale Stefano Ciuoffo -. La Toscana deve essere vocata alla produzione e non solo al turismo. La prospettiva è creare un territorio infrastrutturato in grado di ospitare imprese competitive in tanti settori, compreso quelle del settore costruttivo“.

In apertura della manifestazione, il presidente Breda ha assegnato l’attestato di Maestro Artigiano a Simone Battistella, pasticcere di Portoferraio; a Sergio Cristiani, pasticcere di Livorno; a David Lombardi, acconciatore di Cecina. Uno speciale riconoscimento è andato anche a Leonardo Piagneri, titolare della Trattoria da Galileo di Livorno, per i 60 anni di attività.

I dati

Tra il 2008 ed il 2018 le attività produttive nell’area d’interesse della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno hanno generato un valore aggiunto calcolato in quasi 140 miliardi di euro.

Per la provincia di Grosseto, dopo la deflagrazione della crisi, basta un anno per tornare ai livelli precedenti: già nel 2010 si assiste ad un pieno recupero che risulterà d’altro canto transitorio perché, tra il 2011 ed il 2014, il valore aggiunto crolla pesantemente. Dal 2015 la ripresa è lenta, ma costante fino al 2018, anno che si chiude con un valore nominale della ricchezza prodotta leggermente superiore alla soglia pre-crisi, mentre in termini reali risulta ancora ampiamente inferiore.

Nel periodo esaminato il valore aggiunto per abitante è stato inferiore sia alla media regionale sia nazionale. A Grosseto il passaggio dal 2008 al 2018, nonostante la valorizzazione a prezzi correnti, porta addirittura ad una contrazione, seppur di lieve entità. Ben più evidente è la perdita (-9,4%) quando stimato a prezzi costanti 2010.

Nel 2008 la maggior parte del valore aggiunto era prodotta dal settore dei servizi seguito, in ordine d’incidenza sul totale, da industria, costruzioni e agricoltura. A distanza di dieci anni, per la provincia di Grosseto si rileva il sorpasso dell’agricoltura sulle costruzioni. Più in generale, la profonda e diffusa crisi economica ha prodotto effetti devastanti soprattutto per industria e costruzioni, settori che hanno visto ridurre significativamente il loro contributo alla determinazione del valore aggiunto territoriale. Nel medesimo periodo è continuato a crescere il peso dei servizi, mentre quello dell’agricoltura può dirsi sostanzialmente stabile.

Una discreta fetta di valore aggiunto deriva dagli scambi internazionali di merci e servizi.

Data la nota minore esposizione all’estero dell’economia maremmana e data l’esiguità dei valori commerciati, quasi non si nota l’impatto della crisi nel 2009, se non per una lieve flessione dell’import. In questo contesto le esportazioni grossetane confermano una costante e robusta ascesa, tanto che se ad inizio periodo il valore delle due serie era pressoché simile, attualmente l’export vale quasi il doppio dell’import.

Altro caposaldo per l’economia locale è il turismo, con la nostra provincia che era e resta il territorio a maggiore vocazione turistica in Toscana, tanto che presenta valori elevati in termini di indicatori specifici, spesso superiori alla media regionale. Ad esempio, la presenza media, dove le 4,8 notti calcolate nel 2018 per la provincia di Grosseto sono ampiamente superiori alle 3,3 che i turisti trascorrono in media in Toscana.

Il turismo che contraddistingue Grosseto è in prevalenza balneare e nell’ultimo biennio questa tipologia turistica non ha avuto, almeno a livello nazionale, gli stessi tassi di crescita che hanno contraddistinto la montagna, le città/centri d’arte, ma anche le aree collinari.

Ad ogni buon conto Grosseto può vantare un’offerta di strutture turistiche ampia e variegata.

Nell’analisi storica, gli arrivi risultano in costante crescita, in particolare dal 2012 a Grosseto. Negli anni precedenti hanno invece risentito della crisi economica, i cui effetti hanno sicuramente influito anche sui viaggi e sulle vacanze dei cittadini europei e non solo.

Tra il 2009 ed il 2018 le presenze sono in lieve calo per Grosseto. La componente straniera ha progressivamente e parzialmente sostituito quella italiana: in Maremma cresce dal 25,2% del 2009 al 27,7% del 2018. Nel solo confronto 2018/2009 i turisti italiani sono calati del 4,6% a Grosseto, gli stranieri sono cresciuti, del 9,0%. L’analisi per tipologia ricettiva, fa emergere una lenta erosione in termini di quote di mercato da parte dell’extralberghiero, già ampiamente maggioritario, sull’alberghiero: a Grosseto si è passati dal 70,7% del 2009 al 71,1% del 2018. Tale fenomeno ha peraltro manifestato i suoi effetti soprattutto negli ultimi tre anni. L’effetto combinato della progressiva crescita degli arrivi con la sostanziale stabilità delle presenze ha portato ad una costante riduzione della permanenza media, fenomeno che si è accentuato nell’ultimo quinquennio. In dieci anni si è perso quasi un giorno in Maremma, non poco in termini di ricadute economiche sul territorio. Queste considerazioni non tengono tuttavia conto dei dati relativi alle nuove forme di ricettività che sono di difficile rilevazione e che spesso introducono preoccupanti elementi di concorrenza sleale.

La crisi ha avuto effetti devastanti anche sulle famiglie, che patiscono la perdita di potere d’acquisto del loro reddito. Quello pro-capite reale (deflazionato e calcolato a prezzi base 2010) è crollato pesantemente dal 2009 al 2013, senza più tornare sui livelli pre-crisi, con pesanti ripercussioni sui comportamenti delle famiglie gravate anche dalla mancanza di un’adeguata dinamica salariale e dalle difficoltà occupazionali.

Da un’analisi del dato valorizzato a prezzi correnti (che ingloba pertanto la dinamica espansiva dei costi d’acquisto), il reddito pro-capite nominale è cresciuto, pur essendo passato attraverso alterne vicende di contrazione ed espansione, restando però sotto il livello iniziale dal 2009 al 2016 e sopra nel biennio 2017-2018. Per i grossetani il reddito pro-capite annuo disponibile per i consumi è superiore al solo dato nazionale.

I consumi sono crollati rovinosamente dal 2009 al 2013, per poi tornare a crescere con continuità dal 2014. Per il 2018 è al momento disponibile una stima provvisoria che conferma l’evoluzione positiva, ma anche il mancato raggiungimento del potere d’acquisto 2008. L’andamento dei consumi non è tuttavia determinato soltanto dai prezzi bensì anche dai livelli occupazionali e retributivi, dalle misure di politica fiscale e dal clima di fiducia dei consumatori. Tutti elementi che, a ben vedere, negli ultimi anni non hanno giocato a favore della domanda interna che, pur in crescita, è stata e rimane molto debole.

La propensione al consumo mostra un andamento altalenante per tutto il periodo considerato, nel 2018 tale indicatore appare superiore ai livelli che aveva prima della crisi in tutti i contesti territoriali. Esistono, tuttavia, alcune peculiarità locali: il valore dell’indicatore tende ad essere più elevato per Grosseto, dove i residenti, almeno per alcuni anni, evidenziano un ammontare di spesa superiore al reddito disponibile. Ciò sottintende l’attingere ai risparmi o un maggior indebitamento tramite ricorso al credito al consumo e/o ad altre forme di prestito a breve e medio termine. I toscani e gli italiani non hanno invece mai smesso di risparmiare una quota di reddito, che, tuttavia, è andata sempre più riducendosi.

Gli occupati in Toscana ed in Italia hanno evidenziato un netto crollo tra il 2008 ed il 2010. A livello nazionale il 2011 porta un leggero e transitorio miglioramento che si esaurisce nel biennio successivo interessato da un altro pesante calo dell’occupazione. Dal 2014 non si registrano diminuzioni degli occupati anche se gli incrementi sono tanto esigui da non consentire ad oggi il pieno recupero dei livelli pre-crisi. La Toscana diverge dall’andamento nazionale soltanto per due aspetti: la miglior tenuta del mercato del lavoro registrata nel 2012 ed un più veloce recupero dello stato pre-crisi. Nel decennio, la variazione degli occupati a livello nazionale è stata pari a +0,5% mentre in Toscana al +2,3%.

A Grosseto la crisi impatta sul mercato del lavoro dal 2010, ma l’anno più nero è il successivo, con un calo dell’occupazione pari al -4,5%, una perdita che il territorio riesce a recuperare soltanto nel 2015. Si tratta però di un “periodo felice” che dura soltanto due anni: in tempi più recenti si assiste ad una nuova contrazione occupazionale, particolarmente pesante nel 2017. Il volume effettivo del lavoro non è d’altro canto tornato ai livelli pre-crisi poiché, a causa del processo di cambiamento che ha interessato il mondo del lavoro, tra gli occupati aumentano le fila di quelli a orario ridotto soprattutto “involontario”. É quello che emerge dall’analisi dell’andamento storico delle unità di lavoro dipendenti equivalenti a tempo pieno: queste ultime sono attualmente ancora inferiori al dato del 2008. Il divario tra occupati e unità di lavoro sembra accentuarsi con il passare degli anni, seppur tra alti e bassi e con alcune peculiarità territoriali. In tutto ciò, il ricorso alla cassa integrazione ha contribuito in maniera non marginale, soprattutto nei primi anni della crisi.

Le principali conseguenze della crisi (riduzione di posti di lavoro e di riflesso del reddito disponibile; restrizioni nella concessione del credito bancario; forte ridimensionamento del commercio estero; crollo dei mercati azionari e dei prezzi delle abitazioni e progressivo deterioramento delle aspettative di famiglie e imprese, con conseguenti ripercussioni su consumi e investimenti) si sono ovviamente riverberate sul tessuto imprenditoriale, riducendo il numero delle cellule economiche presenti sul territorio, azzoppando la potenzialità produttiva, modificando la loro struttura e minando la fiducia degli imprenditori rimasti e di conseguenza la loro capacità o volontà di investire. Alcuni analisti parlano di una vera e propria “selezione naturale”, ciò che è sicuro è che le imprese rimaste sul mercato hanno generalmente dimostrato una notevole resilienza; in pratica, per questi studiosi vale la regola di Darwin, e cioè che in tempi di crisi non resistono le imprese più grosse ma quelle che meglio sanno adattarsi ai cambiamenti.

Dal punto di vista meramente numerico, gli impatti della crisi sulla consistenza del tessuto imprenditoriale si sono manifestati dal 2011: la provincia di Grosseto ha accusato una perdita più ampia. A fine 2018 il numero indice (base 2008=100) relativo alla Camera di Commercio Maremma e Tirreno (99,9) è in linea con quello nazionale (100) e di poco superiore a quello regionale (99,3): tutte e tre le serie si trovano dunque sulla soglia dei 100 punti base, ossia ferme ai valori del 2008. Nello specifico, la provincia di Grosseto chiude il 2018 con un indice pari a 98,3 punti.

A differenza di quanto accaduto per le sedi d’impresa, l’insieme delle unità locali ha evidenziato una crescita ininterrotta nel corso degli ultimi dieci anni. Si può dunque ipotizzare che le imprese attualmente presenti sul mercato siano mediamente più articolate o, meglio, maggiormente “strutturate” rispetto a dieci anni prima.

Dal 2009 al 2018 nelle due province di Grosseto e Livorno si sono avute 39.180 iscrizioni e 39.136 cessazioni, per un saldo positivo di sole 44 unità, numero che in buona parte spiega la quasi assoluta parità tra il livello delle sedi d’impresa tra l’anno d’inizio e quello di fine periodo. È fondamentale porre l’accento sul fatto che sia il numero d’iscrizioni sia quello di cessazioni abbia subito una tendenza al ribasso, tanto che il 2018 si caratterizza come minimo assoluto per entrambe le serie storiche. Si può affermare che in questo periodo è diminuita la propensione all’imprenditorialità così com’è “tonificata” la capacità delle imprese, almeno per alcune, di restare sul mercato.

Guidato dai servizi di alloggio e ristorazione, solo il terziario (commercio più servizi) ha incrementato le sue fila, raggiungendo i 105,2 punti a Grosseto, fatto 100 il 2009. Gli altri settori hanno subito perdite più o meno gravi: la più evidente è quella delle costruzioni (Grosseto 84,9), senza dimenticare il calo dell’industria in Maremma (92,2 punti).

Le società di capitale sono ovunque l’unica classe di natura giuridica a crescere di numero dall’inizio del millennio, manifestando un più o meno lento ma univoco processo di sostituzione a scapito delle altre classi, soprattutto delle imprese individuali, ossia la tipologia che ancora oggi rappresenta la maggioranza assoluta dello stock imprenditoriale esistente, in particolare a livello locale.

Fenomeni specifici come la scarsa propensione all’imprenditorialità, in particolare l’insufficiente ricambio fra generazioni d’imprenditori o, più generici come il progressivo aumento delle non forze lavoro a scapito della parte produttiva e lavoratrice, risentono, in una certa misura, della struttura demografica dei residenti. È ben noto come le popolazioni della provincia di Grosseto siano fra le più anziane in Toscana, una regione che è fra le più “vegliarde” in Italia, a sua volta uno dei Paesi con l’età media tra le più avanzate al mondo. In tale contesto, il saldo naturale della popolazione non può essere che negativo con tendenza a peggiorare ulteriormente negli anni a venire, anche se i bassissimi tassi di natalità o i non sufficienti tassi migratori attuali dovessero inaspettatamente cominciare a risalire.

Le dinamiche demografiche manifestano i loro effetti in maniera estremamente lenta quanto inesorabile: politiche o azioni indirizzate ad attenuarle o addirittura a modificarle sono di complessa attuazione ed i loro risultati, se misurabili, si manifestano anni dopo la loro messa in atto.

Questa, in estrema sintesi, la narrazione che anima il rapporto; è lo scenario in cui sono immerse le province di Grosseto e Livorno: due realtà territoriali che anelano ad essere funzionalmente inserite in più vasti contesti, in forza di alcune specificità di cui sono dotate e che storicamente hanno rappresentato punti di forza per il sistema imprenditoriale locale.

Merita ricordare che, come ogni anno, il rapporto realizzato dal Centro Studi non ha la pretesa di fornire un quadro esaustivo delle molteplici dinamiche socio economiche e delle conseguenti interazioni che hanno interessato le nostre comunità. Vuole essere solo uno strumento utile per comprendere la realtà in modo possibilmente puntuale ed approfondito, al fine di consentire il governo dei processi in corso cercando di anticipare quelli futuri. In parole povere, con il rapporto s’intende rendere disponibili ad istituzioni, imprese ed a tutti i soggetti che a diverso titolo operano in campo politico, economico e sociale, informazioni utili a definire sinergiche strategie di ampio respiro.

Tra numeri, indicatori, tabelle e grafici traspare in modo evidente come a seguito della grande crisi le comunità livornesi e maremmane sono state investite, così come tutto il Paese, da un profondo processo di trasformazione; ne vivono tutte le contraddizioni, senza aver beneficiato, se non in contenuta parte, delle ricadute positive dello sviluppo sociale ed economico che si è registrato nella seconda metà del XX secolo.

Va sottolineato che, nonostante la raggiunta comune consapevolezza della necessità di quagliare nella realizzazione di importanti opere in grado di attivare virtuose ed interessanti opportunità, si rileva  il permanere di alcuni gravi limiti, soprattutto infrastrutturali, che impediscono ai nostri territori di dispiegare tutte le potenzialità esistenti. E’ evidente che ciò, unito al rinnovarsi d’incertezze decisionali e ritardi operativi, investe duramente i diversi livelli del sistema economico e non solo di quello.

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