Pubblicato il: 10 Agosto 2019 alle 17:11

Economia

Turismo in calo in Maremma, Lamioni: “E’ il frutto di una politica miope”

"Mi stupisco nel leggere lo stupore espresso da molti alla notizia del calo delle presenze turistiche in Maremma"

Mi stupisco nel leggere lo stupore espresso da molti alla notizia del calo delle presenze turistiche in Maremma. Politiche così lontane a quelle che sono le reali esigenze non potevano che portare a simili risultati“.

E’ questo il primo commento sull’andamento dei flussi turistici di Gianni Lamioni, presidente di Confartigianato Imprese Grosseto.

“Questa è la mia interpretazione dei preoccupanti risultati di questi mesi estivi – spiega Lamioni -. E’ indubbio che le bizzarrie climatiche hanno agito come deterrente, così come sono certo che problematiche ataviche, come la carenza di infrastrutture e i limiti dell’accoglienza, hanno contribuito al segnale negativo. Tuttavia tutto questo non può essere esaustivo per spiegare un fenomeno che, con piccoli andamenti altalenanti, contraddistingue da tempo la provincia di Grosseto. L’inadeguatezza delle nostre infrastrutture esisteva anche anni addietro e non possono dunque essere assunte quale giustificazione e pretesto. Serve uno scatto di orgoglio e maggiore onestà intellettuale, vi è la necessità di capire che tra i problemi vi è quello della promozione, del marketing, dell’immagine della Maremma che noi diamo all’Italia e al mondo. Il nostro problema è che non intendiamo dar seguito ad una moderna strategia promozionale“.

“Avevo investito gran parte delle energie mie, e della Camera di Commercio, quando ero presidente, per dar vita ed impulso al Brand Maremma. Contestualmente ho cercato di innalzare, qualificare e professionalizzare la vasta gamma di servizi a disposizione del turista. Ho sempre sostenuto che la Maremma è una bellissima e preziosa collana, ogni segmento economico, ma anche territoriale rappresenta una delle sue perle. Il valore di ogni collana nasce appunto dal sottile filo che collega le singole componenti rendendola così unica – continua Lamioni -. Ho applicato questo principio in ogni mio impegno; sono un convinto assertore che ‘vendere’ solo una porzione delle nostre eccellenze territoriali non può che portare a risultati deludenti e poco vantaggiosi. Leggendo i commenti di chi ha il compito di lavorare per la nostra terra prendo atto, con rammarico, di quanto poco la mia global strategy promotional vision sia stata compresa e di quanto tempo è stato perso a causa di una politica poco lungimirante e a volte arrogante. Anche se non posso provarne gioia, i dati mi danno ragione ed evidenziano che sarebbe stato opportuno, anziché lavorare contro e smantellare, credere e investire nel progetto di marketing legato al Brand Maremma”.

“Credo sia nel ricordo di molti il duro scontro avvenuto tra la Camera di Commercio di Grosseto da me guidata e il Governatore Rossi in occasione di una sua visita – prosegue Lamioni -. In quella precisa occasione proprio il presidente regionale affermò che in Toscana l’unico brand che aveva ragione di esistere era il Brand Toscana e questo in considerazione delle dimensioni territoriali. In altre parole tutta la Toscana doveva sottostare a Firenze in barba alle unicità, alle vocazioni e alle necessità locali. A nulla servirono le mie spiegazioni, a nulla servì ricordare che la Maremma, per sua specificità, necessitava di un suo brand che raccogliesse la sua storia, cultura, tradizioni e il suo patrimonio paesaggistico. E’ stato deciso, a nostro scapito, che la Maremma avrebbe dovuto sottostare alle esigenze dei più forti magari facendo anche da traino per loro“.

“La politica regionale ha sbagliato a dare vita a ben 28 Atp (Ambito turistico ottimale), dividendo la provincia di Grosseto in 3 aree: area sud, area nord e Amiata – sottolinea Lamioni -. L’incongruenza è sotto gli occhi di tutti: il Brand Maremma, il nostro brand, è stato ostacolato perché poteva e doveva esistere solo quello toscano, appunto; ora abbiamo ben 28 distinti ambiti turistici di destinazione; una proposta frutto della miopia di chi ha le leve del comando e che dimostra non conoscenza e poca competenza. Sarà l’ennesimo freno per questa terra perché inevitabilmente darà forza e visibilità ad aree più mature e strutturate, ed emarginando i piccolo territori, bellissimi e ricchi di storia, che sono in sofferenza. Io continuo a sostenere che la nostra terra è un bellissimo e prezioso puzzle: se manca anche un solo tassello il quadro perde valore“.

“Promuovere un brand significa puntare su delle specificità presenti in un territorio con l’obiettivo di ricadute positive per tutti: cittadini, ma anche imprese turistiche, agroalimentare e artigiane. Il brand e un “‘plus-value’ per ogni realtà economica perché garantisce opportunità e area-reputation. Come presidente dell’Ente camerale stavo mettendo a sistema un disciplinare al quale tutte le imprese del territorio, desiderose di fregiarsi del Brand Maremma, avrebbero dovuto aderire e rispettare. Queste regole avrebbero presentato il nostro territorio come ‘unitario’ pur nelle peculiarità delle singole aree e dei singoli settori. Il disciplinare avrebbe anche regolamentato i comportamenti di accoglienza turistica: per fare qualche esempio ogni luogo di ristorazione doveva avere una lista dei vini maremmani; le strutture turistiche dovevano promuovere e garantire prodotti tipici locali; il personale impiegato sarebbe stato formato per avere delle nozioni di base di storia e cultura territoriale e doveva avere la padronanza di almeno due lingua straniere – spiega Lamioni -. Il brand avrebbe assicurato un rapporto stabile tra il sistema museale e quello ricettivo; si sarebbe valorizzato strutture con cavalli e centri ippici proprio perché il cavallo è uno dei simboli di questa terra; e ancora visite guidate con personale appositamente formato e, più in generale, l’offerta di servizi prioritari che ogni turista cerca al momento di scegliere la destinazione“.

“Amo questa terra e proprio per questo ne vedo anche i limiti e temo per i troppi treni passati. Per quanto mi riguarda, mi impegno e cerco di portare opportunità e valore aggiunto al territorio, recentemente l’ho fatto portando l’Università multimediale Mercatorum e con la realizzazione del prossimo Eat ad ottobre. Facciamo, con dinamismo e forza e smettiamola di fare i tavoli, che in Maremma ne abbiamo fatti più che all’Ikea, metodo per dare l’impressione di fare non facendo nulla di utile. Prendo atto che la frammentazione, che pur ha dimostrato la sua debolezza, è ancora il cavallo di battaglia di molti. Credo che quanto riportato dai giornali e dai centri di studio relativamente all’andamento della stagione sia appunto la cronaca di un declino annunciato. Tutto questo mi rammarica e mi addolora perché significa chiudere le porte alle opportunità e allo sviluppo, relegare la Maremma ad un piccolo angolo della Toscana priva di identità e specificità – termina Lamioni -. Da parte mia continuerò a lavorare per portar avanti la mia idea di unitarietà; lo faccio perché è un segno di rispetto per la provincia di Grosseto e un atto dovuto per tutte le imprese, turistiche, agroalimentari e artigiane che si sforzano e lavorano nel, e per, il nostro territorio. Soprattutto credo questo percorso sia la nostra ultima occasione“.

Alcuni dati

Dopo 5 anni di risultati positivi l’Italia registra una battuta d’arresto e una flessione dello 0.9%, la provincia di Grosseto si ferma ad un -0.5 %. Per avere una visione più chiara sull’andamento territoriale e sui movimenti turisti negli esercizi ricettivi, la nostra provincia nel 2018 ha avuto 1.208. 528 arrivi (il 23 % erano stranieri) ; le presenze totali sono state 5.798.614; la permanenza media è stata di 4,8 giorni, (1,9 erano italiani e 0,4 gli stranieri ). Per il 2019 le proiezioni sono dunque a ribasso.

I dati relativi a questi primi mesi evidenziano che nessun comune della provincia di Grosseto è presente nella lista dei 50 più visitati, così come non figura tra le 39 province con dinamica delle presenze turistiche superiore alla media nazionale.

Per quanto riguarda l’artigianato interessato dalla domanda turistica, alla fine del primo trimestre 2019 le imprese artigiane operanti in attività economica a vocazione turistica a livello nazionale erano pari al 16,0% dell’artigianato totale. Il comparto più rilevante è quella della produzione di abbigliamento e calzature (21,8%), seguito da altre attività manifatturiere e dei servizi (19,9), l’ agroalimentare (18,9%), i trasporti (15,9%), ristoranti e pizzerie 15,3% e bar (somministrazione), pasticcerie 7,4%. Infine, troviamo attività ricreative, culturali, intrattenimento ( 0,6% ), tipografie, guide dell’editoria (0,04% ) strutture ricettive (0,03% ). A livello regionale le più alte incidenze dell’artigianato sono riferite alla Sicilia e alla Campania, terza la Toscana, che si ferma ad un 20,2%. A livello provinciale l’artigianato a vocazione turistica evidenzia una crescita in 13 province, dove al quarto posta figura Grosseto con un +0,9%.

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