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Geotermia, il coordinamento: “Serve ‘Green Deal’ per incentivare il settore”

Ad ormai più di 3 anni dall’eliminazione degli incentivi alla geotermia stiamo constatando come, dopo i primi segnali positivi di dialogo tra Governo, istituzioni ed imprese si sia creato un pericoloso stallo nel percorso per riportare la geotermia (e non solo) ad essere riconosciuta come fonte energetica da promuovere e incentivare. È vero che siamo ancora alle prese con una pandemia di rilevanza mondiale, che non avrà certo fine in tempi brevi, ma proprio per questo ci sentiamo di dire che serve un deciso cambio di passo”.

A dichiararlo, in un comunicato, è il coordinamento GeotermiaSì.

“Mai come oggi è possibile constatare come un’economia territoriale il più possibile diversificata possa essere la chiave per poter superare periodi difficili come questo in cui settori come, ad esempio, il turismo sono stati colpiti duramente con gravi ripercussioni nelle comunità e conseguenti gravi perdite di posti di lavoro e portando la disoccupazione a livelli allarmanti – continua la nota -. Per andare verso una maggiore diversificazione della loro economia riteniamo che i territori geotermici possano avere una grande opportunità; l’Unione Europea sta stanziando ingenti fondi per far si che i vari Paesi possano accelerare il loro sviluppo su progetti innovativi sia dal punto di vista delle infrastrutture che su quelli per la produzione di energia da fonti rinnovabili: si tratta del ‘Green Deal’. Quest’ultimo consentirebbe al nostro Paese di intraprendere un percorso virtuoso al fine di poter incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili e investire in metodologie innovative di risparmio energetico così da rendere l’Italia un esempio di ecologia e sostenibilità vista la grande ricchezza di fonti energetiche naturali che abbiamo presenti nei nostri territori. La geotermia tra tutte è quella che ha il potenziale meno sviluppato, ma non per questo deve essere accantonata, anzi”.

“È da sottolineare infatti come in tutto il mondo negli ultimi anni si sia assistito ad un suo notevole incremento, non solo per la produzione di energia elettrica, ma anche di quella termica; pensiamo che l’Italia, che è stata la culla della geotermia a livello mondiale utilizzandola per la prima volta più di 200 anni fa, si trova adesso al 7° posto ed entro il 2021 potrebbe anche essere sorpassata dal Kenya, che ha deciso di puntare molto su questo tipo di energia – sottolinea il comunicato -. Se nel 2019 nel bilancio globale mondiale si è raggiunto un aumento di produzione di 759 MW spingendo così la capacità installata a 15.406MW, sapete quanto ha contribuito in questi termini l’Italia? Ben 0 (zero!) MW, un risultato di fatto negativo se si pensa che in Europa e più precisamente nella vicina Germania vengono ormai costruiti impianti di piccola taglia, cioè 5 MW, (di solito cicli binari a completa reiniezione), addirittura nei pressi dei centri abitati, così che in questo modo, oltre alla produzione di energia elettrica, anche il calore in esubero del ciclo di funzionamento viene messo a disposizione per riscaldare le abitazioni della zona. Un vero modello di sostenibilità al quale l’Italia per prima ha fatto da apripista al mondo intero ed al quale invece oggi dovremmo guardare e prendere spunto, anziché demonizzarlo come invece sta accadendo da diversi anni a questa parte”.

“È il momento di attuare scelte coraggiose guidate dalla scienza e non da supposizioni o prese di posizione meramente politiche o ideologiche – prosegue GeotermiaSì -. Ogni anno che passa senza che il decreto FER2 venga approvato equivale a milioni di euro di investimenti persi e centinaia di posti di lavoro che vanno in fumo. Mai come ad oggi servono soluzioni innovative per poter consentire il recupero dell’occupazione per i nostri giovani ed i nostri imprenditori che ormai sempre più numerosi decidono di andarsene in Paesi dove il loro valore viene riconosciuto, dove vi sono maggiori possibilità di investire e una burocrazia più snella e meno oppressiva. La Regione Toscana deve prendere una posizione ferma e decisa su questo argomento e dire come intende attuare il suo ‘Green Deal’. Una domanda che sorge spontanea visti i vari progetti per produrre energia da fonti rinnovabili ad oggi bloccata in tutto il territorio regionale. L’amministrazione regionale sta tergiversando ormai da troppo tempo su scelte delicate come queste, nonostante nella recente campagna elettorale le forze politiche che attualmente amministrano la nostra regione si siano spese a favore della promozione della geotermia (e non solo) come asset strategico con l’impegno dichiarato a far si che la Toscana possa arrivare agli obiettivi ‘carbon free’ nel 2050. Se così è, allora ci venga spiegato in che modo si vuol recuperare il ‘gap’ attualmente esistente per arrivare a tale obiettivo, essendo il 2024 la data di scadenza delle concessioni e non essendo ad oggi stata ancora definiti i criteri per il loro rinnovo, facendo cadere in un vero e proprio limbo le aziende che lavorano in questo settore e che intendono investirci. Basti pensare come in Toscana la geotermia pesi per oltre il 70% come produzione da fonte rinnovabile e come la provincia di Siena sia stata classificata come la prima area vasta ‘carbon neutral’ in Europa nel 2011, 4 anni prima del previsto e ben 14 anni prima di quanto previsto per altre città più green, (il 2025), proprio grazie al suo utilizzo”.

“Va anche sottolineato come, grazie all’utilizzo dell’energia geotermica nei comuni sede di impianto, siano attualmente ben oltre 10.000 le utenze allacciate al teleriscaldamento, le quali non utilizzano alcun tipo di combustibile per il riscaldamento domestico e decine le attività legate alla filiera agro-alimentare (come serre, caseifici, birrifici ecc..), che danno esempio di sostenibilità e innovazione. Altro punto sul quale la Regione Toscana dovrebbe finalmente togliere ogni dubbio, anche per dissipare il pregiudizio che si è venuto a creare in parte dell’opinione pubblica, ormai spaventata dai proclami catastrofistici e dalle fake news di improvvisati ecologisti, dovrebbe essere quello, da noi richiesto già dal 2019, di pubblicare finalmente i risultati dello studio ‘InVetta’ relativo alla indagine sanitaria compiuta sulla popolazione del Monte Amiata, un grande lavoro di ricerca e analisi effettuato da Ars Toscana e che ha visto il contributo estremamente qualificato di molte persone. Auspichiamo in proposito che in tempi brevi si possa finalmente avere accesso ai risultati dello studio, anche perché questo imbarazzante ritardo sta sempre più fomentando le teorie complottiste e quindi anche aumentando di fatto la sfiducia nelle istituzioni in materia di sviluppo dell’energia geotermica. Chiediamo quindi al Governo italiano, al Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, a tutti i componenti della Giunta regionale ed alle istituzioni dei territori geotermici di lavorare in modo celere e fattivo affinché si riprenda il percorso ad oggi interrotto per l’approvazione del FER2 ed implementare norme certe e snelle per poter sbloccare un comparto che potrebbe dare un grande contributo alla ripresa non solo della Toscana – termina la nota –, ma di tutto il Paese“.

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