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Apnee notturne: maremmano sviluppa un nuovo algoritmo per monitorare la sindrome

La sindrome delle apnee del sonno è un disturbo molto comune

L’ingegnere biomedico Gabriele Papini, originario di Ribolla, ha di recente pubblicato la sua ricerca su un nuovo metodo per monitorare la sindrome delle apnee notturne. Tutto comodamente nella propria camera da letto senza dover ricorrere a cliniche specializzate o ad apparecchiature ingombranti.

La sindrome delle apnee del sonno (in inglese Obstructive Sleep Apnea, Osa) è un disturbo molto comune, che affligge più del 10% della popolazione mondiale e consiste in ostruzioni – parziali o complete – delle vie respiratorie. Le apnee impediscono di avere un sonno profondo e, a lungo termine, aumentano la probabilità che nel paziente si manifestino altri disturbi, fra cui quelli cardiocircolatori.

È prassi diagnosticare l’Osa tramite un test chiamato Polisomnografia (Psg), che obbliga il paziente a sottoporsi a un’intera notte di misurazione con decine di sensori in una clinica specializzata. I dati estratti vengono successivamente analizzati da tecnici e medici del sonno per fornire una diagnosi. Tuttavia, dormire con tutti questi sensori in un ambiente nuovo può risultare poco rappresentativo del sonno nelle normali condizioni domestiche, in quanto non confortevole per il paziente. In aggiunta, questo esame è costoso per il sistema sanitario e una la misurazione non supera la durata di una sola notte.

Gabriele, che svolge il suo dottorato all’Università tecnica di Eindhoven (TU/e), ha condotto una ricerca che ha come obiettivo l’elaborazione di un nuovo metodo di diagnosi che non presenti gli aspetti negativi della Psg. Sotto la guida del professore e somnologo Sebastiaan Overeem e in collaborazione con i ricercatori di Philips Research e del Centro del sonno Kempenhaeghe, Gabriele ha presentato un metodo che consiste nel misurare specifiche variazioni del battito cardiaco – per esempio attraverso l’elettrocardiografia –, che indicano la presenza di apnee notturne. Il numero delle apnee è quindi calcolato autonomamente tramite un algoritmo.

L’algoritmo è stato testato con successo su oltre 250 pazienti affetti non solo da Osa, ma anche da altre complesse combinazioni di vari disturbi del sonno.

Gabriele spiega: «Oltre a mostrare le potenzialità del nostro metodo, ritengo che questa ricerca sia importante per mostrare che tecniche meno invasive possono essere usate anche in situazioni complesse, quando il sonno non è solo disturbato dal fenomeno che vogliamo investigare (n.d.r. le apnee del sonno). In futuro, questo tipo di metologia permetterà di monitorare Osa con sensori da “indossare”, simili a quelli presenti nei nostri smart watches o fitness trackers. Pur non sostituendo la completezza della diagnostica classica, ci aspettiamo che questi nuovi metodi di indagine abbiamo un triplice effetto positivo: rendere la diagnosi meno spiacevole per i pazienti, ridurranno i costi del sistema sanitario e permetteranno di monitorare Osa per periodi di tempo più lunghi, arricchendo sia il quadro clinico che la ricerca riguardante i disturbi del sonno».

Le prossime ricerche di Gabriele e dei suoi colleghi si concentreranno nel migliorare i risultati dell’algoritmo sviluppato, tradurre questa tecnologia per nuovi tipi di sensori e validare il proprio metodo per il monitoraggio di lunghi periodi di tempo.

L’articolo che descrive la ricerca e’ stato pubblicato il 26 novembre su Scientific Report, una rivista del gruppo Nature, con il titolo: “Estimation of apnea-hypopnea index in a heterogeneous sleep-disordered population using optimised cardiovascular features” (link: https://www.nature.com/articles/s41598-019-53403-y).

La ricerca è stata finanziata tramite il progetto Osa+, una borsa di ricerca dei Consigli olandese e belga per la ricerca (Nwo e Vlaio), ed è parte dell’e/Mtic, una collaborazione fra le TU/e, il Centro del sonno Kempenhaeghe, i centri ospedalieri di Eidhoven (Maxima e Catharina) e Philips.

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