Pubblicato il: 22 Agosto 2019 alle 11:16

Attualità

1500 chili di frutta biologica: gli stabilimenti balneari in campo contro lo spreco alimentare

Questo fine settimana a Marina di Grosseto è all’insegna dell’ecocompatibilità equa e solidale

Questo fine settimana a Marina di Grosseto è all’insegna dell’ecocompatibilità equa e solidale.

Infatti, dopo l’ottimo riscontro avuto con dei test presso alcuni stabilimenti balneari, Franco De Panfilis, titolare della OrganicSur, pioniere nell’import del biologico fairtrade in Italia da oltre 25 anni, ha proposto alla Pro Loco di Marina un’iniziativa più in grande.

Varie attività commerciali, come bar, gelaterie e stabilimenti balneari, riceveranno in omaggio 1500 chili di frutta bio da promuovere per la vendita in spiaggia da parte dei bagnetti stessi, che avranno un impegno extra spremendo arance e preparando frullati per i loro clienti.

La transizione verso un modello di agricoltura più rispettoso dell’ambiente e la salute è uno dei cardini delle politiche per evitare lo spreco.

Arance, pompelmi, banane per piacevoli e freschi spuntini, spremute e frullati con un tocco esotico: zenzero e curcuma. Tutti rigorosamente bio e prodotti in progetti con certificazione del commercio equo solidale in Paesi in via di sviluppo, accomunati dal fatto di avere piccoli inestetismi sulla buccia. Ma che possono facilmente trasformarsi in un sano spuntino direttamente sulle spiagge di Marina di Grosseto, già insignita con la Bandiera Verde.

Al pronto soccorso pediatrico, al piano di sicurezza in mare, ai servizi offerti ai bambini dalle strutture ricettive e negli stabilimenti balneari, oltre alla qualità delle acque e ai fondali bassi, mancava un tocco salutare. Quello di abbandonare l’uso e abuso delle bevande insuliniche piene di chimica e zuccheri aggiunti e al loro posto riscoprire sani spuntini a base di frutta per trascorrere la vacanza in salute per le famiglie e i loro bambini. Magari portandosi a casa come dono qualche nuova e sana abitudine.

Lo spreco di cibo è uno dei problemi più gravi. Eppure, proprio nei programmi televisivi dove si millanta cultura alimentare, di frequente vengono scagliati piatti colmi di cibo contro un muro o dentro una pattumiera.

Quello attuale è un sistema con perdite su ogni fronte. In Europa si arrivano a gettare 88 milioni di tonnellate di alimenti all’anno; l’Italia fa la sua parte, con 5 milioni (circa 179 chili pro capite). Dati che si scontrano con una realtà che non può sopportare tali sprechi: secondo i dati di Eurostat, 55 milioni di cittadini europei non possono permettersi un pasto di mediocre qualità neanche ogni due giorni. Una cattiva alimentazione, naturalmente, causa disfunzioni dell’organismo, le cui cure vanno a gravare sul sistema sanitario, che, almeno quello italiano, ne farebbe volentieri a meno.

Le istituzioni si stanno, fortunatamente, muovendo per migliorare la situazione: l’Unione Europea si è impegnata ad adottare una serie di misure per ridurre lo spreco alimentare del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Sul fronte italiano è stata approvata e poi estesa a tante altre filiere la «legge Gadda», che ha il fine di ridurre il cibo buttato lungo le catene della produzione e della distribuzione, favorendo le donazioni. Questo esempio virtuoso cerca proprio d’incoraggiare un atteggiamento di rispetto della vita e della natura attraverso il cibo.

I minori sono i primi a fare le spese del nostro sistema: circa il 21% dei bambini è sovrappeso, quasi il 10% soffre di obesità e il 25% non assume sufficienti quantità di frutta e verdura. La direzione intrapresa dalle istituzioni è quella corretta, ma ancora molto deve essere fatto all’interno delle stesse famiglie e delle scuole.

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