Politica

Verso le politiche, Fratelli d’Italia: “Volontariato allo stremo, ma la Regione snobba il settore”

"E' grazie a questi uomini e donne delle associazioni che si regge gran parte del sistema sanitario"

“La riforma della sanità toscana, voluta dall’allora prima assessore e poi governatore della Toscana Enrico Rossi e oggi candidato di Pd e sinistra nel collegio uninominale Grosseto-Siena alla Camera, purtroppo è ancora vigente e i danni che ha causato e che sta causando anche alle tantissime associazioni di volontariato tutt’ora sono sotto gli occhi tutti”.

A dichiararlo sono Fabrizio Rossi, candidato all’Uninominale per il centrodestra nel collegio Grosseto-Siena, e Francesco Michelotti, candidato alla Camera per Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale Grosseto-Siena-Arezzo-Livorno.

“Con l’ausilio delle associazioni di volontariato, ultimamente ‘usate’ e ‘sfruttate’ sempre più in modo più massiccio – commentano Rossi e Michelotti -, le Asl riescono a garantire i servizi di supporto non solo ai sanitari del 118, ma anche ai vari reparti ospedalieri, che utilizzano quest’ultime per il trasporto di pazienti in dimissione o per le consulenze e visite mediche. Ma c’è di più, l’allora presidente Enrico Rossi andò a perorare questa scelta, in deroga alle leggi europee, arrivando sino a Bruxelles. Il problema è che un sistema sanitario come quello toscano non può delegare in toto alle varie associazioni di volontariato questo prezioso servizio. Proprio perché in quanto volontario, lo stesso risente, specialmente nei weekend, nei giorni di festività, e nel periodo delle ferie estive, nei quali giustamente i volontari si dedicano anche alle proprie famiglie, il servizio da parte del volontariato è meno presente”.

“Il problema evidentemente non è il volontariato – tuonano gli esponenti del centrodestra, che in questi anni di Covid, assieme a tutti gli operatori della sanità (medici, infermieri, oss, i famosi eroi oggi dimenticati), non solo ha dato il cuore, ma anche l’anima, e senza il quale tutto il sistema sarebbe franato, tra l’altro facendo bene, e soprattutto gratuitamente, quello che tanti altri facevano male, pur essendo pagati. Ma chi ha preteso dal volontariato l’impossibile, dando in cambio poco più che una mancetta: se pensiamo che attualmente Regione e Asl sfruttano questi servizi con tariffe che non andavano bene neanche 10 anni fa, figuriamoci adesso con i costi del carburante alle stelle, tanto per fare un esempio. Ma qualcuno potrebbe domandarsi: ma cosa c’entra questo con la gestione sanitaria? Bene, è semplice e lo spieghiamo immediatamente. Se durante il turno notturno o in quello festivo non ci sono ambulanze per via di mancanza di personale, i pazienti, anche se dimessi, rimangono in carico ai vari reparti ospedalieri oppure al pronto soccorso. Questo determina che i letti rimangono occupati da ‘pazienti dimessi’ ed il pronto soccorso non può ricoverare un paziente con urgenza, in quanto il posto letto è occupato e quest’ultimo rimane su una scomoda barella. Infatti, molto spesso assistiamo alla situazione che nei vari pronto soccorso delle nostre provincie vengono occupate barelle che alla fine finiscono e non possono essere usate per malati che magari rimangono sulle sedie in attesa di avere una barella, con scene tipiche da ‘Terzo mondo'”.

“La permanenza di questi pazienti in ospedale – proseguono Rossi e Michelotti -, che se vengono dimessi con ambulanza sta a significare che non sono autosufficienti, determina per di più un utilizzo di personale sanitario dedicato per garantire i bisogni di queste persone dimesse, del tipo mangiare, bere, bisogni fisiologici e quant’altro, distogliendo così dalla cura dei pazienti acuti il personale in servizio”.

“Detto questo, appare chiaro a chiunque che, per i già disastrati pronto soccorso delle nostre provincie e della Toscana, questi sono carichi di lavoro aggiuntivi che compromettono la sicurezza e la qualità delle prestazioni. Quindi appare chiaro che anche le stesse associazioni di volontariato siano esse vittime di un sistema sanitario diventato per loro insostenibile, in quanto costrette ad offrire prestazioni sempre più professionalizzanti, in cambio di remunerazioni che non coprono quasi più neanche le spese per il carburante. Non sarà certamente Enrico Rossi, il padre dello sfascio della sanità toscana e attuale candidato del Pd e della sinistra toscana alla Camera nel collegio di Siena/Grosseto, a risollevare le sorti di queste malefatte. Adesso più che mai servono un cambio di passo, una destra e un centrodestra di Governo che sono pronti con persone dinamiche, ma soprattutto preparate e capaci. Adesso è il momento dei fatti e non quello delle promesse, fatte da sempre da Pd e sinistra toscana”, concludono Fabrizio Rossi e Francesco Michelotti.

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