Pubblicato il: 22 Maggio 2019 alle 11:59

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Trenta furti in abitazione nel giro di dieci mesi: fermate due persone

Questa mattina, i militari del Comando provinciale dei Carabinieri di Grosseto hanno eseguito una misura cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Grosseto, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un albanese di 47 anni e di un macedone di 44 anni, ritenuti responsabili di vari furti in abitazione (circa trenta episodi), aggravati dalla violenza sulle cose.

I due indiziati,  pregiudicati per reati contro il patrimonio, sono da tempo residenti in provincia di Grosseto.

Le indagini, avviate ad aprile del 2018 dal Nucleo investigativo dei Carabinieri e coordinate dalla Procura della Repubblica, sono scattate dopo una serie di furti effettuati in abitazione e presso annessi agricoli a Grosseto e provincia e sono consistite in attività di intercettazione (telefoniche e ambientali) e in attività investigative di tipo tradizionale.

I militari dell’Arma, al termine dell’indagine sui furti commessi sul territorio, si sono ben presto resi conto che tali furti presentavano analogie nel modus operandi. In particolare, è stata rilevata una ricorrenza nel tipo di obiettivo prescelto dai malviventi, impegnati a razziare le campagne con quotidiane scorribande notturne: si trattava generalmente di case isolate, e/o abitate da anziani, situate in zone rurali dell’interno della provincia, oppure di seconde case utilizzate per le vacanze, anche da personaggi noti, oppure presso annessi agricoli. Per questo motivo, i militari hanno dedotto che, verosimilmente, i furti erano riconducibili ad un’unica matrice.

Di assoluto rilievo investigativo è apparsa poi la tipologia della refurtiva, non limitata al denaro, ai preziosi e agli orologi di pregio, ma estesa anche ad attrezzi agricoli (decespugliatori, motoseghe, tagliasiepi, aspiratori), a smartphone, a tablet e a computer portatili, nonché ad elettrodomestici (televisioni, lavatrici), attrezzi da lavoro edile (trapani, saldatrici, flessibili, levigatrici), e perfino a olio d’oliva, bevande, alcolici (liquori, vino e birra), ecc. In un caso, era stata addirittura rubata una pistola, legalmente detenuta dal proprietario presso la propria abitazione di vacanza.

Il valore complessivo della refurtiva, parte della quale è stata recuperata e restituita ai legittimi proprietari, ammonta a decine di migliaia di euro.

E’ stata accertata la natura professionale e organizzata dei furti, contraddistinti da preventivi sopralluoghi sugli obiettivi prescelti, da efficaci tecniche di intrusione nelle abitazioni mediante forzatura di porte o finestre; dalla neutralizzazione delle difese passive (recinzioni; lucchetti; catene); da sistemi ingegnosi per eludere altri tipi di difese, quale l’utilizzo di croccantini per ottenere l’allontanamento dei cani posti a guardia della proprietà e per evitare che tali animali potessero segnalare la loro presenza; dall’occultamento della refurtiva più voluminosa e pesante in zone boschive, dove la merce veniva nascosta nella vegetazione, con l’intento di recuperarla in un secondo momento.

Infine è tuttora oggetto di indagine il contatto degli indagati con un’efficace rete di ricettatori attivi a Grosseto, costituita da italiani e stranieri, in grado di assorbire e reimmettere sul mercato tutto il materiale rubato. In alcuni casi i furti erano stati addirittura perpetrati su commissione, al fine di soddisfare una precisa richiesta ed esigenza, secondo modalità che garantivano l’immediata monetizzazione della refurtiva.

I furti accertati sono stati commessi a Grosseto e in provincia (Massa Marittima; Roccastrada; Orbetello; Gavorrano; Scansano; Castiglione della Pescaia; Alberese) in un arco temporale compreso tra i mesi di aprile 2018 e febbraio 2019.

Sono state eseguite tre perquisizioni domiciliari.

Per l’uomo macedone, è stato emesso l’obbligo di dimora nel comune di Grosseto, mentre per il complice albanese è stata disposta la custodia cautelare in carcere.

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