Attualità

Femminicidio: la nostra inchiesta sui perchè di un fenomeno in crescita

Ad oggi, in Italia sono state uccise 128 donne. Di queste, due negli ultimi due mesi nella provincia di Grosseto, entrambe per mano di un uomo.

Le motivazioni che posso spingere un uomo a compiere un tale gesto possono essere svariate, ma nessuna giustificabile e accettabile.

Abbiamo provato ad indagare su questa tipologia crescente di omicidi, attraverso il punto di vista di 4 esperti. Oggi diamo la parola a Sabrina Gaglianone, presidente del centro antioviolenza Olympia de Gouges e don Roberto Nelli, parroco della parrocchia Maria Santissima Addolorata, nel quartiere di Gorarella, a Grosseto. Nei prossimi giorni sarà la volta di un avvocato, che ci illustrerà il fenomeno dal punto di vista legislativo, ed uno psicoterapeuta.

Mi è stato chiesto di spiegare perchè, a mio parere, anche nella nostra provincia siano avvenuti casi cruenti di femminicidio. A parte il fatto che, purtroppo, questo non riguarda soltanto la cronaca, ma anche la storia di questo territorio: mi riferisco alla donna uccisa alcuni anni fa in una piazza di Orbetello dall’ex convivente, dal quale cercava disperatamente di fuggire, e alla giovane donna i cui resti carbonizzati furono ritrovati in una macchia di Punta Ala – afferma Sabrina Gaglianone . Ma la prima risposta che mi viene in mente, in modo forse provocatorio, è ‘Perchè qui no? Perchè non dovrebbe riguardare anche noi e la nostra comunità?’ Più volte è stata evidenziata la totale trasversalità del fenomeno: sociale, culturale, anagrafica, geografica, eccetera. Nessuna donna, a qualsiasi razza, lingua e religione appartenga, può sentirsi completamente al sicuro rispetto ad un uomo che non accetta un rapporto finito o un rifiuto, o ad un familiare che utilizza la violenza quotidianamente come modalità di relazione con l’altra, sia essa moglie, compagna, figlia o sorella.

Il rapporto tra i sessi non è mai stato alla pari, quindi perchè meravigliarsi? La violenza contro le donne abita qui come da qualsiasi altra parte. Ma due considerazioni mi sento di azzardarle – prosegue la presidente di Olympia de Gouges -. La prima è che dobbiamo ribaltare ottica e linguaggio: quella che abbiamo davanti non è una ‘questione femminile’, ma piuttosto una ‘questione maschile’, che produce violenza, ingiustizie, iniquità e dobbiamo ragionarne anche insieme agli uomini, partendo innanzitutto da una loro assunzione di responsabilità”

“La seconda considerazione nasce dal dato che, nel nostro Paese -spiega Sabrina Gaglianone -, il femminicidio (e non questa volta genericamente la violenza domestica, ma la forma più estrema di violenza) sia molto più diffuso nelle regioni ricche dove la donna lavora, è più emancipata e più in grado di fare scelte autonome riguardo alla propria vita e che molte delle donne che vengono uccise dai partner avevano precedentemente sporto denuncia nei loro confronti. La non accettazione di questa donna nuova, non più succube, ma capace di reagire, di reclamare diritti esaspera a tal punto da non lasciare spazio ad altre soluzioni che non l’omicidio. Su tutto questo occorre aprire una riflessione molto profonda”.

Di parere diverso è Don Roberto: “Le uccisioni di tante donne in Italia per mano degli uomini non possono lasciarci indifferenti. C’è chi ha parlato di colpo di ‘coda del patriarcalismo’, chi lega il fenomeno alla crisi economica o ad altro ancora – spiega il parroco -.Per noi cristiani vale la pena fare sempre memoria degli atti compiuti da Gesù e della loro perenne modernità. Così come essi ci vengono illuminati anche dalla recente predicazione di papa Francesco. Per Gesù ‘non c’è più né uomo né donna’ perché entrambi sono considerati nella dignità di persone. Nell’ambiente palestinese la donna non beneficiava di alcun elementare diritto, era oggetto di proprietà del padre prima e del marito poi.

Contravvenendo alle leggi giudaiche, Gesù invece si ferma a parlare anche pubblicamente con loro ed esse lo ascoltano e lo seguono nella predicazione. E proprio la presenza di donne nel gruppo itinerante di Gesù costituisce uno scandalo assoluto per l’ambiente palestinese del tempo. L’apice sarà raggiunto quando, all’alba della Pasqua, Gesù le esalta costituendo alcune di loro prime testimoni e inviandole a dare l’annuncio della sua risurrezione”.

“Ma il rispetto reale di questa dignità, che interpella tutti, non rimane lettera morta se gli uomini si lasciano realmente trasformare dalla luce e dalla vita nuova che viene da Cristo e dal suo Vangelo – continua don Roberto -. Purtroppo oggi, quando l’uomo perde il suo rapporto con Dio e accentra su di sé tutta la sua attenzione, perde anche il rispetto per ogni persona, uomo o donna che sia. Cosa fare, allora? Ricostruire l’uomo, così come Dio lo ha voluto, riportarlo cioè alla sua primitiva dignità di ‘immagine e somiglianza’ con Lui, un uomo capace di rimettere al centro il comandamento dell’amore: questa è la sola strada che ognuno di noi deve riprendere a percorrere”.

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