Pubblicato il: 6 Giugno 2020 alle 15:16

Politica

Scuola, Fare Grosseto e Per Grosseto: “Stop a classi pollaio, è tempo di riforme giuste”

"Per decenni la politica è stata quella di chiudere le scuole dei piccoli Comuni"

Gli errori del passato diventano evidenti nel presente, ma è importante riuscire a comprenderli per non distruggere il futuro, soprattutto se si parla di scuola.

«Per decenni la politica è stata quella di chiudere le scuole dei piccoli Comuni e di indicare, come numero per la formazione della singola classe, anche 30 studenti. Tagli alla scuola si sono ripetuti in questi ultimi anni con i ministri Gelmini, Giannini e Fieramonti. In questi giorni, seppure il ministro Azzolina abbia dichiarato “Mai più classi pollaio”, nel prossimo anno scolastico molte classi di tutta Italia saranno formate purtroppo da 30 studenti. Gli uffici del ministero in questi giorni stanno comunicando alle segreterie delle scuole secondarie che alcune classi delle prime saranno accorpate perchè non supereranno il numero stabilito di 30 studenti. Spesso queste classi “pollaio” sono state accolte in aule con dimensioni non adeguate e anche in condizioni non sempre di accertata sicurezza. Nella nostra provincia le ultime scuole a chiudere sono state quelle del Pollino e di Alberese, ma al fronte di queste decisioni si sono presentate situazioni paradossali, con strutture con aule vuote e inutilizzate e altre fin troppo colme e costrette a eliminare i laboratori o a dividere le aule per accogliere studenti».

A dichiararlo, in un comunicato, sono Fare Grosseto e Per Grosseto.

«La scuola italiana è rimasta ferma alla riforma Gentile e occorre dire che per quei tempi fu un eccellente riforma. Non altrettanto si può affermare per ciò che è accaduto dopo. L’ultima riforma voluta dal governo Renzi che voleva avvicinare la scuola del mondo del lavoro, seppur avesse buoni presupposti, si è persa nel nulla», precisano da Fare Grosseto e Per Grosseto, che poi propongono un problema di fondo importante per quanto riguarda la preparazione degli studenti e il contatto diretto con il mondo del lavoro: «Le aziende sono aperte ai progetti della, scuola, ma vogliono studenti con competenze ed interessati, su questo aspetto scuola e Governo devono fare i conti».

In ogni caso la pandemia ha fornito un’esperienza importante che non deve andare persa. Anzi, le condizioni straordinarie che il mondo della scuola è stato costretto ad affrontare, possono fornire una nuova opportunità, anche per procedere a riforme adeguate.

«Ci è stato ricordato che su salute e istruzione non si può lavorare in economia e che la competenza e la conoscenza di chi sta nei ruoli chiave della politica è fondamentale per affrontare e gestire i problemi – aggiungono da Fare Grosseto e Per Grosseto -. Si è comunque compreso l’importanza della didattica a distanza, che potrebbe diventare un mezzo per arricchire l’offerta didattica della scuola, se ben modulata ed integrata alle lezioni frontali svolte in classe. Tuttavia, lo smart working la didattica a distanza, come mezzo esclusivo di fare scuola, non possono essere una soluzione prolungabile nel tempo, mentre potrebbe essere molto funzionale per svolgere lezioni di recupero o di approfondimento per piccoli gruppi ed effettuare riunioni di coordinamento e di formazione per i docenti».

In un momento in cui le scuole, facendo riferimento alle linee guida del Governo, stanno approvando nei collegi docenti specificità per la ripresa a settembre delle attività didattiche, è importante guardare con attenzione al futuro prossimo: «Sicuramente tutto andrà bene perché l’Italia ha ottimi dirigenti e docenti che negli anni sono riusciti a gestire classi numerosi, a volte anche nascondendo alcune mancanze, come aule piccole, mancanze di attrezzature e ausili. Tuttavia auspichiamo che qualcosa possa cambiare, la politica del territorio e del Governo dovranno lavorare insieme e mettere al centro di tutto gli studenti e i docenti», concludono da Fare Grosseto e Per Grosseto.

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