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Meno interessi di parte e maggiore unione per la Maremma

Il 2015 si è chiuso con una provincia di Grosseto che rischia di rimanere sempre più periferica all’interno della Toscana.

Da un lato, la scelta di puntare su un’area vasta che non raggruppi solo due province, quella maremmana e quella senese, magari allargata alla Valdicornia, ma invece estesa fino ad Arezzo. Una scelta di non poco conto per una realtà locale che non solo non è più baricentrica in quella che si rivela come una vera e propria regione nella regione (visto che ne occupa quasi la metà della superficie), ma che spinge la provincia di Grosseto ad essere poco competitiva rispetto alle altre.

Non lo è nel numero di imprese, non lo è nel settore dell’industria, non lo è in quello della cultura, non lo è nella sanità, non lo è nel turismo (se non per ovvie ragioni per quello balneare), rischia di non esserlo neppure nell’agricoltura, dove molti dei prodotti enograstronomici di qualità del senese sono ben più affermati a livello mondiale di quelli maremmani (dal formaggio di Pienza, ai vari Brunello e Chianti, per non parlare dei dolci senesi, rappresentano brand che, purtroppo, ancora la Maremma non può annoverare anche nel peso che essi rappresentano sul Pil locale).

Oltre al danno si unisce la beffa, nel senso che, piano piano, il capoluogo maremmano va perdendo anche quegli uffici centrali che, almeno simbolicamente, qualcosa rappresentano. Ecco allora che la Asl va ad Arezzo, il principale ospedale (ma non poteva essere altrimenti) sarà a Siena, la Banca d’Italia lascia il capoluogo maremmano per la gran parte delle sue funzioni, alcune associazioni di categoria e sindacati hanno già effettuato fusioni ponendo la sede centrale lontano da questo territorio.

La beffa finale, se vogliamo, è che anche chi ha effettuato scelte diverse non vedrà premiata la realtà grossetana, visto che la nuova Camera di Commercio avrà sede a Livorno e che, numeri alla mano, ci sono anche grandi possibilità che alla città labronica possa andare anche la presidenza.

Insomma, alla fine con la scomparsa – o ridimensionamento – delle province resteranno in Maremma solo i Comuni, la sede del Consorzio bonifica e quella dell’Acquedotto del Fiora. Per il resto è prevedibile che, se saranno razionalizzati altri uffici, Prefetture, Inps e quant’altro, anche queste possano lasciare il capoluogo maremmano che, non lo dimentichiamo, con la Riforma Monti lo sarebbe stato della nuova provincia di Siena e Grosseto con tutti gli uffici principali che qui sarebbero rimasti.

Insomma, dal sogno al brusco risveglio con un salto indietro di 250 anni da quando, cioè, Pietro Leopoldo, proprio per far risollevare questa terra, ne aveva creato una provincia autonoma liberata dai vincoli di Siena.

C’è un modo per invertire questa tendenza? Forse sì e passa per la politica, quella con la P maiuscola. E’ necessario che ci sia una vera e propria coalizione di interessi della nostra terra, che vada dall’estrema sinistra all’estrema destra passando per il Movimento Cinque Stelle e che metta il bene della comunità al centro, ponendo ai lati gli interessi e le pressioni che possono provenire da altre – e più forti – realtà. In questo un ruolo importante potrebbe – e dovrebbe- averlo un Pd, debole a livello locale perché spaccato, che non sa imporsi – se non con pochi personaggi di valore – a Firenze dove da anni si giocano le battaglie regionali nel partito che da sempre governa la Regione.

Ma anche il nuovo sindaco di Grosseto che verrà eletto in primavera dovrà essere un soggetto forte e capace di far valere gli interessi dell’intera provincia su tutti i tavoli, locali, regionali e nazionali.

Senza uno spirito di squadra e rinunciando alle divisioni ed alle fazioni (come avviene in altri luoghi quando si debbono portare avanti gli interessi locali) si vince, altrimenti la Maremma rischierà di essere sempre più una periferia e continuerà a compiere passi indietro e mai in avanti. Invece è il tempo di invertire questo trend brutto, negativo e penalizzante.

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