Prodotti di qualità o qualità dei prodotti?

Sembrerà un gioco di parole, ma in una fase in cui la crisi economica continua a mordere ed in cui si guarda all’export come volano per la ripresa, anche la provincia di Grosseto fa bene ad interrogarsi su quelle che possono essere le prospettive future.

Dunque è importante analizzare quali sono i prodotti di qualità, ma soprattutto quale è la qualità dei prodotti. Partendo da una certezza: il made in Maremma non può essere immaginato se non all’interno dei più noti, a livello mondiale, made in Tuscany e made in Italy.

Ora che cosa si celi sotto questi brand non sta a noi dirlo, visto che spesso quello che si legge sulle cronache crea quasi disorientamento. Guardando però alla nostra terra è importante capire come i prodotti di qualità siano molti, che si inseriscono in una miriade di altri italiani, dop doc, docg che vengono immessi sul mercato e che creano una concorrenza spietata addirittura tra quelli della stessa regione. Qui la vera sfida è rappresentata dalla qualità del prodotto, cioè da quello che viene poi apprezzato dal consumatore. E’ vero che se per avere un marchio particolare che certifica il prodotto di qualità, vuol dire che questa ci deve essere, lo è altrettanto che quella che si può gustare in concreto fa la differenza.

E qui le eccellenze in Maremma non mancano, dal settore vitivinicolo o olivicolo, alla produzione casearia, per giungere a quella ortofrutticola o dei prodotti da forno. Per non parlare delle carni. Un elenco, questo, che, però, porta ad una nuova concorrenza. Basti pensare all’enorme varietà di vini che l’Italia è in grado di presentare o ai tanti formaggi o ai molti oli. Qui diventa fondamentale creare una rete che assicuri, appunto, la qualità del prodotto.

Il Pecorino Toscano lo ha fatto e sta riscuotendo il suo successo con vari caseifici della nostra provincia. Alcuni consorzi funzionano, tipo il Morellino, il Monteregio o il Montecucco. La rete funziona anche per gli oli che seguono, magari, la scia di alcuni grandi produttori.

Il vero problema della Maremma, però, è la quantità, come spiegavano alcuni esperti di export. Magari ci sono delle grandi eccellenze che si sono ritagliate anche nicchie importanti, ma che non possono competere per quantità con altre realtà nazionali o internazionali. Basti pensare alle produzioni, in termini di quantità, della pianura Padana, ma anche dei grandi vigneti della zona del Chianti. Da noi i produttori sono per lo più piccoli.

Per questo è determinante creare una rete, fatta di imprese ed associazioni, che remino tutte dalla stessa parte e che abbiano come scopo la qualità, ma anche una quantità che permetta ai prodotti maremmani di accedere non solo ai cosiddetti buyers collegati al mondo della ristorazione, ma anche nella grande distribuzione. Perché anche questa, oggi, è alla ricerca della qualità che, però, deve camminare di pari passo con la quantità. E qui si inseriscono i mercati che si aprono, quell’Europa senza dazi che molti criticano, ma che è un cardine della nostra economia e si potrà inserire il famigerato Ttip, cioè il trattato transatlantico che potrebbe aprire ad un mercato americano senza tasse. E’ vero, potrebbe far importare prodotti che da noi oggi non vengono venduti, ma lì ci sarà la sfida della concorrenza, quella stessa che negli Stati Uniti ha fatto riscoprire il biologico al “geneticamente modificato”.

E poi resta sempre il chilometro zero, quando lo è veramente e quando si conosce il produttore. Perché anche qui il marchio non deve servire solo ad alzare il prezzo, ma a garantire la qualità. Magari facendo anche abbassare la spesa per il consumatore che, altrimenti, potrebbe derogare proprio alla qualità.

Perché la crisi è per tutti…e per tutte le tasche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Top