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Chiusa un’era il nuovo Grifone può ripartire

Non bisogna scomodare Jacques de Lapalisse per dire che una vittoria sul campo a Viterbo avrebbe gratificato tutti e di più. La sfida di domenica scorsa, però, ha finalmente fatto voltare pagina al Grosseto e gli ha permesso di far iniziare una nuova era.

Salvo i pochi grossetani legati a Piero Camilli – i rapporti personali sono personali e non vanno giudicati – che lo hanno affiancato in tribuna con il sorriso alla sconfitta biancorossa – questo però per chi si dichiara tifoso del Grifone non è giustificabile -, ormai l’era dell’imprenditore di Grotte di Castro si è conclusa. Anche chi lo ha difeso fino alla settimana scorsa adesso ha deciso di cambiare pagina. Giusto.

Essere delusi è normale, così come lo è stato non voler accettare quello che, da molti, sportivamente parlando, è stato visto come un tradimento da parte di chi si dichiarava “stanco del calcio” per poi essere ben in sella – seppur non formalmente – alla sua nuova squadra.

Semmai quello che ha stupito di più è stato che anziché pensare al suo novo amore, cioè la Viterbese, l’attuale proprietario gialloblù in sala stampa abbia praticamente quasi solo parlato del Grosseto e di Grosseto. Come se quel cordone ombelicale che lo porta dritto in Maremma abbia più difficoltà lui a tagliarlo che non i tifosi grossetani che, dalla curva, non gli hanno certo rivolto cori di ringraziamento.

Ma uno che ha indossato in serie le sciarpe di Castrense, Grosseto, Pisa e, adesso, Viterbese (seppur targata Castrense), non sarà certo per questo che si abbatterà. Anche perché ogni scelta, come sempre avviene nella vita, è ponderata. Lo è stata per lui quella di lasciare Grotte per Grosseto, lo è stata investire nel Pisa, lo è stata trasferire la nuova Castrense a Viterbo, così come la scelta di non iscrivere il Grifone e fare ciò che, in Maremma, neppure gli Anzidei erano riusciti a fare, cioè porre fine a 103 anni di storia calcistica (perché formalmente la società esiste sempre) della gloriosa Unione Sportiva.

Tutto questo sarebbe bastato per non portarsi dietro mesi di rimpianti. Tutto questo sarebbe bastato per capire che nessuno lo ha mandato via da Grosseto, tanto meno il Comune, che diventa sempre il suo bersaglio preferito, anche se ormai come sono andate veramente le cose lo sanno tutti.

E’ stato lui a lasciare la Maremma per una scelta tutta sua. E poco serve ricordare che lui per il Grifone ha pianto. I tifosi maremmani lo hanno fatto con lui per le vittorie e le sconfitte, ma lo hanno fatto da soli dopo quella drammatica giornata del 30 giungo 2015. Lo hanno fatto per causa sua. Chiusa qui la parentesi Camilli e chiusa soprattutto una storia che – è inutile negarlo, è stata d’amore tra la città e il suo vecchio patron, ma anche di grandi soddisfazioni culminata nel peggiore dei modi- lo ha visto sicuramente essere il più grande presidente dell’Us Grosseto, ma anche colui che quella storia l’ha azzerata, adesso non resta che guardare avanti.

E qui la fortuna che la città ha avuto è stata quella di avere chi, su Grosseto ha creduto ed investito. Gli oltre 300mila euro per iscrivere la squadra alla D non sono chiacchiere sono fatti. Così come lo sono i voli transoceanici di Max Pincione per dividersi tra le sue attività, ma anche quelle di Janet Mazzullo – che nelle ultime settimane si è fatta più volte la tratta Los Angeles-Grosseto -, o di Ehmad Aldogaither. Rotto il cordone ombelicale con il passato, è adesso necessario sostenere al massimo l’attuale società il cui sogno è ancora quello di poter accedere alla Lega Pro al termine di questa stagione. Perché dietro il business che è alla base del progetto Fc Grosseto, inizia ad esserci anche la passione per uno sport ed una piazza che stanno prendendo sempre di più Max Pincione ed i suoi soci. A testimoniarlo le foto che spesso vengono fatte ed i filmati che vengono utilizzati per trovare investitori all’estero, dove si sia arrivati partendo da zero.

I risultati sono fondamentali, ma il calore della gente, per loro, è un biglietto da visita che va anche oltre quello che si ottiene sul campo. Una città che li sostiene, che si avvicina a loro, può essere un valido aiuto per far sì che il loro progetto sul Grosseto non solo vada avanti, ma diventi sempre più ambizioso. Magari affiancati anche da sponsor locali che, fino ad oggi, sono rimasti lontani dal Grifone arabo-americano.

Insomma, se domenica è stata, per molti, definitivamente archiviata la storia passata, oggi, per tutti, va aperta una nuova era. Che è fatta di calore e di coinvolgimento della città. Perché erano anni che da Grosseto non si muoveva così tanta gente per il Grifone. E’ accaduto perché la nuova società ha avuto il grande merito di tornare a far sentire il Grosseto la squadra dei grossetani.

Se il Grifone non vincerà il campionato sarà per molte ragioni, anche per gli errori di una nuova società che si è avvicinata al calcio da pochi mesi. Ma i suoi dirigenti impareranno alla svelta. Stanno già capendo come funziona il pallone in Italia e che le relazioni con la Lega sono importanti. Non è facile far capire ad un americano che questa non è di proprietà delle società e che, dunque, lavora per loro. In Italia questa ha un ruolo diverso e molto di quello che si ottiene avviene con relazioni personali. Questo, alla Fc Grosseto è mancato, perché – giustamente- con i tempi ristretti dell’estate scorsa doveva correre per fare l’iscrizione, costruire la squadra, organizzare da capo una società ripartendo dalle macerie del passato, tornando anche a coinvolgere una città che si era allontanata dalla sua squadra.

Adesso è tempo di costruire questi rapporti e di cambiare passo. Per farlo Max Pincione ed i suoi soci avranno bisogno del sostegno e del calore di tutti. Città, tifosi, stampa e politici. Tutti sembrano pronti a giocare la propria parte per far sì che lo spettacolo dei grossetani a Viterbo possa davvero essere un nuovo punto di partenza.

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