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Grifone, il passato e un presente che piace

Quali sono le sensazioni che può dare una mancata iscrizione, cioè la scomparsa di una città dal panorama calcistico? Basta ripensare a ciò che hanno provato i grossetani il 30 giugno del 2015, ma soprattutto cosa hanno provato coloro che, fino all’ultimo, sono rimasti fedeli a Piero Camilli, pensando che “l’impensabile” non sarebbe accaduto.

E’ normale che quella ferita sia ancora fresca e che quei 103 anni di storia della vecchia Us Grosseto chiusi così, come se fosse una piccola realtà di paese, rappresentano un taglio difficile da rimarginare. E’ altrettanto normale che la sfida di domenica contro la Viterbese non possa essere considerata alla stessa stregua delle altre.

Crediamo che, però, al di là del risultato sul campo Grosseto abbia già vinto. Lo ha fatto perché ha dimostrato che questa non è una piazza dove non si può fare calcio, come qualcuno che qui lo aveva fatto per 15 anni – anche con successo -, andava dicendo. Non è vero che la città non segue, basta solamente creare le condizioni giuste per far sì che sia tutta unita e che non si divida, trovando così l’entusiasmo.

Ma, si sa, c’è chi al mondo segue la filosofia del “divide et impera”, come se fossimo ancora ai tempi dell’Impero Romano, con il risultato di ritrovarsi 500 persone nell’ultima stagione tra i professionisti.

La vittoria più grande, però, è che la squadra non è tornata a giocare nei campetti polverosi delle serie minori, ma è in serie D e con certe ambizioni, quanto meno pari a quelle di chi aveva fatto finire il professionismo in città per accasarsi altrove. Insomma se si dovesse ripensare a quel 30 giugno e trasportarlo ad oggi, se non fosse per la categoria inferiore, ci sarebbe quasi da ringraziare chi ha “permesso” tutto questo.

Nel Grosseto del nuovo corso si vive un’aria migliore. La città rema unita, dalla proprietà al mister, dalla squadra ai tifosi, dalla stampa all’amministrazione comunale. Sarà un caso? Sicuramente no! Chi lo andava dicendo in tempi non sospetti era indicato come un gufo o come qualcuno che aveva un interesse personale, oggi anche chi non ci avrebbe mai creduto si stropiccia gli occhi di fronte a quello che si trova davanti ed è giusto così.

Il risultato sono sfide in D con circa duemila persone allo Zecchini contro avversari di cui, spesso, non si conoscono i giocatori, ed il seguito in trasferta fatto di centinaia di persone per quelle “via terra” e di alcune decine “via mare” verso la Sardegna. Il tutto con un’unione ed un divertimento ritrovati come non si registravano da tempo.

Insomma, per tutte queste ragioni la sfida con la Viterbese dovrebbe essere per i grossetani, non certo una come tutte le altre, ma contro una squadra che è accreditata dei favori del pronostico e che va battuta perché è una diretta concorrente per la vittoria finale. E per farlo andrà usata la testa, perché con quattro punti di vantaggio ed una serie di scontri diretti alle porte, anche il pareggio non sarebbe da buttare.

Siamo poi convinti che la sportività di Grosseto, quella vera, quella che ha permesso di applaudire gli avversari della Nuorese quando hanno offerto un’ottima prestazione, o che ha fatto salutare il “vecchio ” Beppe Giglio giunto in Maremma con l’Olbia, o che ha permesso di celebrare i nostri calciatori anche davanti alla sconfitta, verrà fuori.

Perché la città è questa, le scene che facevano trasformare la tribuna centrale nel settore più caldo dello stadio sono solo lontani ricordi, la passione è tornata ad essere padrona allo Zecchini, grazie anche ad una squadra che piace, che diverte e che sta facendo dimenticare gli anni in cui, il nome della vecchia società, è stato associato a vicende negative che inquinano ancora quello della città.

L’Fc Grosseto lo sta riabilitando, perché quando si vince e si è corretti si viene celebrati, come è accaduto a Muravera.

Dunque, chapeau a Max Pincione, alla squadra, al mister ed ai suoi collaboratori. La partita di domenica è importante per la classifica, ma anche se proviamo a dire di no, i tre punti – per tutti noi – questa volta varrebbero sei!

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