Pubblicato il: 20 Agosto 2019 alle 15:08

Salute

Donazione del sangue placentare: come salvare vite mettendo al mondo un figlio

E' indolore, non ha costi e può salvare una vita. Si tratta della donazione del sangue placentare

E’ indolore, non ha costi e può salvare una vita. Si tratta della donazione del sangue placentare, che può essere effettuata in tutti i punti nascita dell’Ausl Toscana sud est, grazie a percorsi certificati e assolutamente sicuri, in sinergia con le apposite Banche del sangue placentare. La Sud Est fa riferimento a quella di Careggi.

La nascita di un figlio è il momento più importante della vita di una coppia. Ma c’è un gesto che può essere fatto solo in quel momento e che può renderlo ancora più ricco di valore: è la donazione del sangue placentare. Il sangue del cordone ombelicale rimane nei vasi sanguigni del cordone e della placenta al termine del parto. In passato esso veniva eliminato insieme alla placenta. Alla fine degli anni ’70, alcuni ricercatori hanno scoperto che è ricco di cellule staminali emopoietiche (cioè progenitrici), simili a quelle presenti nel midollo osseo.

Il prelievo del sangue cordonale è una facile metodica che viene effettuata dall’ostetrica dopo il taglio del cordone ombelicale, raccogliendo il sangue nella parte di cordone collegato alla placenta, mentre il neonato viene accolto dalla sua mamma. La tecnica è assolutamente indolore e priva di rischi; può essere effettuata sia nel parto naturale che nel taglio cesareo, con o senza analgesia peridurale o spinale.

In alcuni presidi dell’Azienda abbiamo iniziato a raccogliere questa fonte preziosa di cellule staminali emopoietiche, presenti solo nel momento della nascita, già a fine anni ’90 – spiega Patrizia Petruccioli, direttore dell’unità operativa professionale Integrazione organizzativa e gestionale risorse ed attività ostetriche e di supporto all’assistenza –. Ed oggi, tutti i punti nascita aziendali della Sud Est sono certificati e abilitati a questa donazione, grazie all’impegno aggiuntivo del personale ostetrico che se ne prende carico. Il trapianto del sangue placentare viene utilizzato come valida alternativa al trapianto di midollo osseo per la cura di malattie gravi come leucemie, linfomi, sindromi mielodisplastiche, mielomi, anemie congenite e acquisite, talassemie, malattie congenite dismetaboliche e del sistema immunitario, e alcune forme di tumori solidi“.

Nei consultori familiari della Sud Est la donazione di sangue placentare viene proposta dalle ostetriche a tutte le donne in gravidanza durante i momenti di incontro (visite, corsi accompagnamento alla nascita, incontri periodici, ambulatorio gravidanza a termine). Le future mamme che aderiscono a questa importante iniziativa vengono informate delle finalità e delle modalità di prelievo all’ambulatorio della gravidanza a termine. L’ostetrica compila un questionario anamnestico insieme alle donne che aderiscono alla donazione, per verificare l’assenza di fattori di rischio.

Fino ad oggi il sangue placentare è stato prevalentemente usato per curare i bambini e gli adulti di basso peso corporeo, dato il numero relativamente limitato di cellule staminali contenute in una donazione. Attualmente però, grazie al trapianto contestuale di due unità di sangue cordonale, viene utilizzato con maggiore frequenza anche per curare pazienti di peso corporeo elevato. Quando non è utilizzabile per il trapianto, il sangue cordonale viene comunque utilizzato per la ricerca.

La raccolta del sangue del cordone ombelicale presenta delle variabili, che possono essere riassunte nelle seguenti tipologie, molto differenti tra loro:

donazione del sangue cordonale allogenica (solidaristica): consiste nel donare il sangue del cordone ombelicale del neonato per chiunque ne abbia bisogno e risulti compatibile. I dati relativi alle donazioni confluiscono in un Registro nazionale che è collegato ai Registri internazionali dei donatori di midollo osseo. In questo modo, qualunque paziente abbia bisogno di un trapianto di cellule staminali emopoietiche può trovare un potenziale donatore compatibile anche dall’altra parte del mondo. Per esempio, una delle sacche di Arezzo è stata trapiantata a Seattle, negli Usa, ad un uomo di 57 anni affetto da mielodisplasia. La conservazione allogenica del sangue cordonale è gratuita, a carico del Sistema sanitario nazionale;

donazione dedicata: consiste nel donare il sangue del cordone ombelicale per uso dedicato a un consanguineo del neonato. La conservazione è gratuita, a carico del Sistema sanitario nazionale;

donazione autologa: consiste nel donare il sangue cordonale per uso riservato esclusivamente al proprio neonato. La legge italiana vieta la conservazione nel territorio nazionale, ma consente di esportare, in una struttura estera e a proprie spese, il sangue di cordone ombelicale e conservarlo ad uso personale. I costi per la conservazione autologa sono a carico del richiedente perché non rientra nei Lea (Livelli essenziali di assistenza).

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