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“La nostra Raffaella”: l’Argentario protagonista del documentario sulla Carrà

Il film andrà in onda su Rai Uno sabato 25 maggio

di Redazione
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Porto Santo Stefano (Grosseto). Andrà in onda sabato 25 maggio, alle 21.30, su Rai Uno “La nostra Raffaella”, il documentario scritto e diretto da Emanuela Imparato con la collaborazione artistica e consulenza musicale di Rosanna Sferrazza, prodotto da Rai Doc e Giannandrea Pecorelli per Aurora Film con la collaborazione di Rai Teche.

Nel documentario c’è anche un po’ di Argentario, con i luoghi e le persone care a Raffaella Carrà, in particolare Cala Piccola, con la sua casa ed il suo mare. Le riprese sono state effettuate nei mesi scorsi a Porto Santo Stefano e al cimitero, nella cappella dove è installata una lapide in memoria dell’artista. E poi c’è “la Raffaella” raccontata nei ricordi dei suoi amici e del sindaco Arturo Cerulli.

Il documentario

Raffaella Carrà è un vero e proprio diamante della Rai – Radio televisione italiana che, per prima negli anni Cinquanta, regalò agli italiani un immaginario collettivo nel quale specchiarsi e riconoscersi. Due storie, quella dell’artista emiliana e quella della Rai, che si sono sovrapposte per decenni, influenzandosi reciprocamente, divenendo un unico pentagramma nella sinfonia generale di un Paese che, dalla fine degli anni Sessanta in poi, reclamava una nuova narrazione.

Raffaella si è fatta interprete di un’Italia che voleva cambiare: nel modo di ballare, nel modo di vestire, nel modo di amare e di pensare. Un’Italia che, a guardar bene, le somigliava profondamente: semplice e talentuosa, fedele ai valori “di una volta” e tuttavia prepotentemente affacciata sulla modernità.

Energia, rigore, empatia sono state le qualità che Raffaella ha sempre messo nel suo lavoro, ma anche nei rapporti con i suoi collaboratori e con tutti quei personaggi, dello spettacolo e della cultura, che oggi possono raccontare con orgoglio e affetto di aver lavorato al suo fianco o di averla incontrata. Proprio attraverso le loro voci (Bruno Vespa, Enzo Paolo Turchi, Irene Ghergo, Maria Grazia Cucinotta, Noemi e molti altri), viene fuori un ritratto sincero, attento, prezioso della “nostra Raffaella” che, dal canto suo, attraverso le tante interviste rilasciate in cinquant’anni di carriera e conservate nelle preziose teche della Rai (da Biagi a Fazio, da Costanzo a Mollica, da Minoli a Vespa), si racconta in una sorta di virtuale self-portrait: riemergono e rivivono così le sue idee e i suoi progetti, i suoi ricordi e i suoi sogni.

Anche i luoghi “parlano” di lei: il Ccntro di produzione televisiva di Via Teulada, l’auditorium del Foro Italico, il Teatro delle Vittorie. E’ qui che ancora oggi, come per magia, riecheggiano l’inconfondibile risata di Raffaella e le note delle sue famosissime canzoni, divenute veri e propri inni pop di un intero Paese, bandiere di “fiesta” e di libertà su cui continuano a ballare le generazioni di ieri ma anche i giovanissimi di oggi, travolti da un’energia senza tempo.

Note di regia

“Era il 1970 e avevo cinque anni. Una sera, tornando da casa di mia zia che abitava a Monte Mario, passai con i miei genitori in via Teulada, a Roma. Rimasi incantata di fronte alla ciclopica antenna della Rai che toccava il cielo: era forse una navicella spaziale atterrata nella notte? Da quali mondi arrivavano i suoi abitanti? La ragazza bellissima, con l’ombelico scoperto, che ogni sabato sera cantava e ballava nel televisore del mio salotto, era una di loro?

Per raccontare la Carrà, sono ripartita da quell’immagine luminosa scolpita nella mia memoria di bambina. Ho immaginato che Raffaella tornasse, oggi, dal suo pianeta lontano per raccontarci la sua vita, qui, sulla terra: i sogni, le delusioni, le sfide, le vittorie. Sotto al suo caschetto biondo, che sembrava sempre uguale e che invece era sempre diverso, Raffaella non si è mai fermata, ha sempre continuato a reinventarsi (ballerina, cantante, conduttrice, autrice, coreografa) e a scommettere su nuovi progetti.

Ho ascoltato per mesi la sua voce inconfondibile nelle tantissime interviste che ho raccolto in quella miniera d’oro che sono le teche della Rai: ho scrutato i suoi primissimi piani e ho visto nei suoi occhi la passione e la determinazione che l’hanno resa una star, vicina eppure irraggiungibile, romantica, ma anche donna autonoma e coraggiosa, ragazza di provincia e allo stesso tempo icona pop internazionale. Ho cantato con allegria le sue canzoni che hanno dato anima e corpo ai suoi grandi successi televisivi: da ‘Canzonissima’ a ‘Milleluci’, da ‘Pronto Raffaella’ a ‘Carramba”0 Alla fine, ho capito che il segreto del successo planetario di Raffaella, è stato quello di essere rimasta sempre fedele a sé stessa e al suo pubblico, mettendo lo spettacolo, come ogni vero artista, al di sopra di ogni cosa. Ha ragione Enzo Paolo Turchi quando dice che Raffaella non è morta, è in tournée”.

Emanuela Imparato

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