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Rubarono auto, le smantellarono e rivendettero i pezzi: condannata banda criminale

Ieri, al Tribunale di Grosseto, si è concluso il processo, celebrato con rito abbreviato, nei confronti di cinque dei sette imputati per cui la Procura di Grosseto aveva richiesto il rinvio a giudizio in relazione al reato di associazione per delinquere e ai reati-fine, commessi nel 2015, di furto aggravato, riciclaggio, reimpiego di beni di provenienza illecita, truffa ai danni dell’assicurazione, simulazione di reato, soppressione di targhe e documenti, violazione di sigilli.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica, è stata svolta dalla Squadra di polizia giudiziaria della sezione di Polizia stradale di Grosseto.

L’attività investigativa, che ha tratto spunto da un controllo amministrativo effettuato dagli agenti della Polizia Stradale di Grosseto nella sede della ditta di autodemolizioni “F & M”, situata in località “Merlina”, nel territorio del Comune di Gavorrano, ha sin da subito evidenziato delle anomalie nella vendita al dettaglio di pezzi di ricambio. Si trattava sempre di pezzi di ricambio di auto di recente costruzione, difficilmente reperibili sul mercato dell’usato.

L’attenzione degli investigatori si è focalizzata, all’inizio, sui responsabili della ditta: una donna di 29 anni, nata a Milano, e un uomo di 25 anni, anch’egli nato a Milano.

Le successive attività di intercettazione, peraltro, hanno permesso di accertare che le due persone, di fatto, non erano altro che prestanomi dei rispettivi genitori, due uomini di 53 e 50 anni,  i veri artefici e capi dell’associazione per delinquere, finalizzata al riciclaggio di auto di recente costruzione.

L’attività investigativa ha permesso di accertare, inoltre, che i sette indagati a capo del sodalizio criminale, si erano avvalsi anche di altre quattro persone (tutte pluripregiudicate), che avevano il compito di reperire, nelle campagne milanesi, le auto richieste dai gestori dell’autodemolizione .

I mezzi, rubati con sofisticate attrezzature elettroniche prima che il proprietario potesse accorgersi del furto, venivano condotte in provincia di Grosseto e nascoste sulla strada per non creare sospetto.

Successivamente, le auto, materialmente condotte dagli stessi capi dell’organizzazione, venivano portate presso l’autodemolizione per essere smontate in tutte le parti meccaniche e di carrozzeria. I numeri identificativi del telaio venivano accuratamente “molati” per impedire che si risalisse all’autovettura da cui erano stati smontati.

Durante l’attività investigativa sono stati monitorati tutti i passaggi delle auto rubate, poi smontate presso l’autodemolizione “F & M”, rilevandone in particolare anche i passaggi autostradali. Le vetture rubate e smontate nel breve periodo delle indagini, durate due mesi, sono state ben nove.

La complessa attività investigativa, a suo tempo, aveva permesso alla Procura di Grosseto, al termine delle indagini, di “chiudere il cerchio” intorno all’organizzazione criminale e di richiedere al Gip, che aveva accolto la richiesta, misure cautelari personali nei confronti di sette persone: sei uomini di 53, 50, 50, 51 46 e 48 anni (per cui è stata chiesta la misura della custodia cautelare in carcere) e una donna di 29 anni (per cui sono stati chiesti gli arresti domiciliari).

Tutte le persone, tranne l’uomo di 53 anni e la donna di 29 anni, originari di Milano, hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato. Il giudice ha accolto in “toto” le richieste di condanna del Pubblico Ministero nei confronti di cinque imputati, e ha inflitto, dopo aver riconosciuto il vincolo associativo, pene dai 3 anni e 6 mesi ai 7 anni di reclusione, riconoscendo le attenuanti generiche solo ad uno degli imputati che, in sede di interrogatorio di garanzia, aveva ammesso le proprie responsabilità

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