Cattivi odori, il comitato: “I gruppi consiliari interroghino il sindaco”

In virtù delle numerose segnalazioni di cattivi odori e disagi rilevati in diverse zone della città e in alcune frazioni che insistono nel tempo aumentando di numero, come documentato dai social network, dagli articoli dei quotidiani fin dal 2015, un esempio risalente a più di un anno fa, e dal sito dell’Arpat, insieme alle preoccupazioni sui possibili rischi per la salute espressi da alcuni cittadini, anche in considerazione di chi avrebbe accusato nausea, disturbi respiratori e dermatologici, non ci rassicura la nota del sindaco pubblicata nelle scorse ore, ‘Le questioni sui cattivi odori in località San Martino in via di risoluzione’, con cui il primo cittadino sottolinea, a seguito di sopralluoghi dell’Unità di igiene pubblica della locale azienda Usl, che non sussiste nessun tipo di rischio per la salute pubblica, attribuendo alla sansa contenuta in un silos scoperto i cattivi odori avvertiti in maggior misura nelle aree di Cottolengo, via Liri e piazza Volturno“.

A dichiararlo, in una lettera aperta indirizzata ai consiglieri comunali, è il comitato Grosseto Area Pulita.

“Le segnalazioni a cui ci riferiamo riguardano non solo la frazione di San Martino e le suddette vie, ma anche la zona dell’ospedale, via Emilia, viale Mascagni, il centro della città, i quartieri Pace, Barbanella e Gorarella, l’abitato del Casalone e di Principina Terra, la località Cernaia, etc, (un esempio) – continua la lettera. Nei giorni scorsi il dipartimento provinciale di Grosseto dell’Arpat ha chiarito che la maggior parte delle maleodoranze percepite in città e nelle frazioni è dovuta alle attività delle centrali biogas attorno a Grosseto, e in particolare allo stoccaggio delle biomasse destinate agli impianti, alle caratteristiche di tali biomasse e allo spandimento del prodotto della fermentazione nei campi, il così detto digestato, quest’ultimo che, come sottolineato dall’Arpat, costituisce una fase critica se non eseguita correttamente”.

“Nel documento del Settore gestione del territorio – Servizio vincoli e territorio aperto del Comune di Grosseto e nella prima nota del sindaco sulla questione dei miasmi, si legge che il sindaco ha costituito un gruppo di lavoro che coinvolge varie professionalità del Comune di Grosseto, della Regione Toscana, dell’Asl e dell’Arpat, finalizzato alla valutazione della sostenibilità ambientale degli otto impianti biogas presenti sul territorio comunale. Per questo tre settimane fa il comitato Grosseto Aria Pulita ha pubblicamente chiesto al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna che illustri i dati raccolti da tale gruppo di lavoro, richiesta che è stata pubblicamente rinnovata una settimana fa – prosegue la lettera -. Infatti, a nostro avviso, non si tratta solo di cattivi odori, ma di stabilire la qualità e sostenibilità sanitaria delle complessive emissioni, in relazione a tutti i rifiuti autorizzati allo smaltimento e agli impianti prescritti dalle autorità responsabili delle autorizzazioni, al fine di garantire il necessario abbattimento degli scarichi e dei gas prodotti dalle fermentazioni degli stoccaggi e dalle successive combustioni“.

“Non avendo ricevuto risposta alcuna in merito ai quattro quesiti posti, ci rivolgiamo a Voi tutti consiglieri comunali affinché, anche in virtù delle attività e dei dati raccolti dal giugno 2017 ad oggi dal gruppo di lavoro di cui sopra, presentiate formale interrogazione consiliare a risposta scritta al sindaco, finalizzata a ricevere una risposta chiara e puntuale sui seguenti punti – continua il comitato -:

1) le quantità complessive annue dei sottoprodotti provenienti da fuori comune e indirizzati agli otto impianti biogas presenti sul territorio comunale di Grosseto, suddivise per le diverse qualità, attestate dalle analisi chimiche che dovrebbero accompagnare tali conferimenti;

2) quali siano le industrie fornitrici dei suddetti sottoprodotti, suddivise tra quelle rientranti nella così detta ‘filiera corta’, cioè collocate nel raggio di 70 chilometri dall’azienda agricola, sede dell’impianto biogas che le utilizza, e quelle collocate al di fuori di tale raggio;

3) le quantità complessive annue del così detto ‘digestato’, cioè del materiale residuo dello sfruttamento energetico condotto negli otto impianti biogas del Comune di Grosseto, che verrebbe distribuito e smaltito sui terreni agricoli e la superficie complessiva di tali terreni;

4) il numero degli eventuali controlli effettuati dalla Polizia Municipale a carico dei trasferimenti dei sottoprodotti di cui sopra, distinguendo tra quelli effettuati presso le aziende agricole sede degli otto impianti e quelli effettuati presso i terreni agricoli in cui il ‘digestato’ verrebbe smaltito”.

“Nell’auspicio che vogliate aiutare i cittadini a fare chiarezza sulle attività a cui sarebbero correlati i cattivi odori che interessano l’intera città di Grosseto e alcune sue frazioni – termina la lettera, porgiamo i nostri cordiali saluti”.

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