Salute

Sanità, il Comitato di partecipazione: “Sbagliato far pagare i pasti ai caregiver dei pazienti in ospedale”

Stupore ed amarezza. Sono queste, in estrema sintesi, le sensazioni provate dai componenti del Comitato di partecipazione della Società della Salute Amiata grossetana, Colline Metallifere e Grossetana, organismo istituito in ottemperanza alla legge regionale 40 del 2005, che hanno appreso solamente attraverso la stampa dell’esistenza di una nota dirigenziale indirizzata ai direttori dei presidi sanitari ricadenti all’interno dell’area di competenza dell’Azienda Usl Toscana sud est.

“Una nota che, con incomprensibile miopia e freddezza, cancella la gratuità dei pasti di quei familiari che quotidianamente assistono in ospedale i propri bambini e, all’interno degli hospice specializzati nella terapia del dolore, quei congiunti ormai terminali affidati alle cure palliative e compassionevoli – si legge in un comunicato del Comitato di partecipazione. La direttiva aziendale, eticamente discutibile ed al contempo inaccettabile per la precisa volontà di renderla silenziosamente operativa, colpisce coloro che sono più fragili, sia economicamente che psicologicamente. Ed è a loro, incredibilmente, che ancora una volta viene fatto pagare il prezzo sociale più alto ad opera, tra l’altro, di un’istituzione pubblica come quella sanitaria, vincolata ai servizi di interesse generale (Sig) garantiti dall’Unione Europea, nonché ai principi articolati nella Carta costituzionale della Repubblica italiana che tutelano ‘la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività'”.

“Il Comitato di partecipazione della Società della Salute Amiata grossetana, Colline Metallifere e Grossetana ritiene indifendibile il comportamento assunto dall’Azienda sanitaria, in palese contrasto con l’indirizzo della Regione Toscana stabilito con la legge 75 sulla partecipazione – prosegue la nota -. Attraverso questa lettera si intende quindi rendere noto, in primo luogo proprio agli amministratori regionali eletti dai cittadini toscani, il danno potenziale ad essi arrecato. Peraltro spiace rammentare ai vertici dell’Azienda sanitaria che i cosiddetti ‘caregiver’ rendono un servizio non solo ai propri familiari, ma persino all’Azienda stessa ed alla collettività; la certificazione del saldo dei pasti, che può raggiungere anche cifre consistenti in caso di lungodegenze come avviene sovente in pediatria, viene inoltre considerato dalla nota aziendale ‘condizione imprescindibile per consentire la dimissione del paziente’. Una pratica in contrasto con la legge e persino con il buon senso, come nel caso dei congiunti deceduti in hospice”.

“Sono questi gesti, compiuti nel silenzio e in assenza di qualsiasi confronto, che inducono i cittadini toscani a pensare che la loro sanità, un tempo valutata tra le migliori d’Italia, non sia più una sanità accogliente e realmente accessibile a tutti. Il Comitato di partecipazione, nato per favorire l’intervento e la collaborazione delle associazioni di tutela, promozione sociale e volontariato dei cittadini nella programmazione delle politiche per la salute, continuerà dunque a vigilare – termina il comunicatosollecitando il tempestivo ripensamento dell’Azienda Usl Toscana sud est in relazione a quanto deliberato“.

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