Agricoltura

La coltivazione della canapa potrebbe essere un’ancora di salvezza per gli agricoltori italiani?

In epoca coloniale, la canapa era ampiamente coltivata, principalmente come fibra per realizzare le vele delle navi dell’epoca. In effetti, era un prodotto agricolo così importante che nel XVII secolo era illegale non coltivarlo in alcuni insediamenti britannici.  

Tuttavia l’ascesa del cotone e poi dei materiali sintetici, insieme al movimento antidroga, pose fine alla coltivazione commerciale della cannabis, che oggi invece è ritornata in gran voga sia per l’utilizzo delle sue fibre che per uso medico e ricreativo. In riferimento a quanto sin qui premesso, vediamo se la coltivazione della canapa potrebbe essere un’ancora di salvezza per gli agricoltori italiani. 

Perché vale la pena coltivare la cannabis?

A parte gli usi industriali delle fibre di canapa, va sottolineato che dal punto di vista della salute i semi sono stati etichettati come superfood poiché ricchi di acidi grassi omega-3 e omega-6. Di ulteriore interesse per molti è il cannabidiolo presente nei fiori femminili di cannabis.   

La sostanza si rivela infatti un ottimo farmaco non psicotropo che si ritiene abbia effetti terapeutici positivi 

Dai semi si ricava tra l’altro l’olio che può essere utilizzato per lo svapo e per tanto altro ancora (lozioni, creme topiche eccetera) e ciò rende la coltivazione della pianta davvero interessante tanto è vero che molti sono ormai gli organi di stampa e gli economisti che la ritengono ideale per rigenerare il settore agricolo sempre più in crisi.  

Ovviamente, prima di intraprendere questa strada, bisogna consultare una guida per coltivare la cannabis, in modo da non commettere errori comuni ed ottenere un prodotto di altissimo livello. 

Vantaggi reali per gli agricoltori

Oltre ai potenziali vantaggi finanziari, altri motivi convincenti stanno spingendo gli agricoltori a coltivare questo prodotto in quanto ritenuto sostenibile e rigenerativo, che prospera in un’ampia gamma di climi e richiede poca manutenzione; gli agronomi addirittura considerano le piante di cannabis ideali per migliorare la salute del suolo, per limitarne l’erosione e per il fatto che, crescendo in modo così vigoroso e alto, permettono di eliminare le erbacce infestanti.

A margine va altresì aggiunto che la coltivazione della canapa potrebbe offrire agli agricoltori la possibilità di produzioni aggiuntive, come ad esempio di miele, visto che attira api e altri impollinatori. 

Sfide persistenti ed interessanti sulla coltivazione della canapa

Fino a poco tempo fa nei Paesi in cui la coltivazione della canapa era considerata legale, ma solo per usi industriali, gli agricoltori spesso incontravano alcuni ostacoli in termini di lavorazione e vendita della canapa stessa e dei suoi semi.  

Premesso ciò, oggi per produrre l’altissimo e ambito ingrediente alimentare speciale, noto come cuore di canapa, i semi devono essere decorticati, mentre per estrarre l’olio i semi vengono pressati. I gambi invece vengono raccolti per la fibra e devono essere decorticati in modo che i fili esterni più lunghi possano essere separati dal nucleo legnoso interno per consentirne poi usi diversi.  

Da ciò si evince che la completa legalizzazione della cannabis potrebbe risultare un’ancora di salvezza per gli agricoltori, creare tanti nuovi posti di lavoro e incrementare la produzione di oli per lo svapo a base di Cbd e con un basso coefficiente di Thc, ossia il componente psicoattivo della cannabis.

Le prospettive europee della coltivazione di cannabis

Che l’agricoltura potesse sfruttare questa nuova opportunità offerta dalla coltivazione della canapa, lo si evince anche da recenti studi e convegni che hanno interessato la comunità europea.   

Gli agronomi infatti ritengono che la coltivazione della canapa biologica, peraltro già autorizzata in Austria nel 1995, dopo quasi 40 anni di divieto, potrebbe offrire vantaggi per coltivazioni di mais e soia. La canapa infatti è ritenuta in grado garantire una maggiore fertilità del suolo soltanto con la rotazione delle colture, senza contare che riduce ai minimi la lavorazione del terreno stesso scongiurando nel contempo la proliferazione delle erbe infestanti.

 

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