Pubblicato il: 2 Agosto 2015 alle 12:35

Agricoltura

Tortello maremmano, Coldiretti: “Tutelare l’autenticità di questa specialità”

Il tortello maremmano con ricotta e spinaci rappresenta la tradizione della cucina contadina locale, un primo piatto tipico, diffuso in tutta la provincia di Grosseto e conosciuto in Italia e all’estero. Intorno a questa specialità culinaria si sta aprendo un grande dibattito.

La Coldiretti, che da sempre tutela il Made in Italy, sostiene totalmente l’iniziativa promossa da Roberto Delli, pastaio di Maremma, di far diventare Dop il tortello maremmano per tutelare la sua autenticità ed evitare che la produzione venga fatta fuori dal territorio maremmano – commenta Andrea Renna, direttore di Coldiretti Grosseto -. Il tortello maremmano, quello con il contorno a zig-zag e il ripieno di ricotta e spinaci, è il piatto-traino nelle sagre e nei ristoranti del nostro territorio, forse il più amato dai buongustai che approcciano la Maremma. Farlo diventare Dop significherebbe riconoscere la certa provenienza e la qualità del prodotto ed iniziare un percorso di valorizzazione efficace dei prodotti, con l’obiettivo finale di aprire a nuove opportunità di lavoro e riconoscere una grande ricchezza al nostro territorio”.

Il tortello maremmano, infatti, è un prodotto agroalimentare tradizionale italiano, un cosiddetto Pat. È un prodotto incluso in un apposito elenco, predisposto dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, con la collaborazione delle Regioni.

Tra tutte le Regioni ,quella che detiene il maggior numero di prodotti agroalimentari è proprio la Toscana. L’Italia, fin dall’ingresso nell’Unione Europea, ha deciso di puntare nettamente su settori di nicchia, valorizzando i prodotti tradizionali, magari lavorati secondo antiche ricette.

Purtroppo lo stesso Ministero ammette oggi che tali prodotti di nicchia, di produzioni limitate in termini quantitativi e relativi ad aree territoriali molto ristrette, non giustificano una Dop o una Igp e incontrano molte riserve in sede di Unione Europea. In pratica, l’Ue è contraria a queste produzioni e vieta la registrazione di marchi collettivi che contengano un nome geografico. Il timore è infatti che si confondano con i prodotti Dop e Igp. Il Ministero ha pertanto rinunciato a un ruolo attivo, delegando alcuni compiti alle Regioni e conservando a sé solamente un ruolo di controllo, oltre alla tenuta ufficiale di un elenco per categorie.

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