Pubblicato il: 1 Giugno 2020 alle 17:06

Economia

Ecobonus e Sisma bonus: per Cna la misura è utile, ma non rilancerà come sperato l’economia 

"Le piccole imprese potrebbero non essere in grado di anticipare le spese" 

Credito di imposta fino al 110 per cento per interventi di riqualificazione energetica, riduzione del rischio sismico, installazione di impianti fotovoltaici e di colonnine di ricarica per i veicoli elettrici. Lo prevede il cosiddetto decreto “Rilancio”, che detta anche le regole per poter accedere al beneficio.

“Una misura – commenta Anna Rita Bramerini, direttore di Cna Grossetopensata per incentivare gli interventi di questo tipo e rilanciare alcuni comparti economici messi a dura prova dall’emergenza coronavirus. Purtroppo, però, questo intervento che va a favore dei consumatori e delle imprese del settore, non è altrettanto efficace per le imprese artigiane, soprattutto per quelle piccole. Così come è impostata, infatti, se non interverranno le banche con prodotti retail, la misura rischia di andare a favore delle grandi aziende”.

Sì, perché il credito di imposta sarà di fatto, nella maggior parte dei casi, uno sconto in fattura, che non corrisponderà quindi a un’immissione di liquidità per le imprese che eseguono il lavoro, in un momento in cui avere disponibilità di denaro sarebbe molto importante; il cliente, infatti, potrà cedere il credito fiscale anche a banche ed intermediari, ma sicuramente la scelta più semplice sarà cederlo alle ditte stesse. Il credito, poi, potrà essere recuperato in cinque rate.

“La nostra associazione – commenta Mauro Sellari, vice presidente di Cna Grosseto e coordinatore nazionale dei serramentisti di Cnada tempo si batte contro questa modalità di erogazione dei contributi, che in qualche modo altera il mercato: le piccole imprese, infatti, potrebbero non essere in grado di eseguire i lavori, anticipare le spese per i materiali e recuperare poi, in diversi anni, la somma investita come credito di imposta, ma il legislatore non ha accolto le nostre istanze. Plaudiamo all’idea, ma in un momento come quello che stiamo vivendo, in cui per l’emergenza Covid, molte imprese sono di fatto ferme da marzo, sarebbe stato importante avere immissione di liquidità”. Proprio per questo, a tutti i livelli, Cna è al lavoro per trovare nelle banche degli alleati: “In modo – aggiunge Sellari – che gli istituti di credito possano aiutare le imprese creando prodotti specifici per facilitare la cessione del credito”. Accordi di questo tipo, poi, comportano comunque costi per l’impresa o per il cliente finale e quindi si rischia che il recupero di imposta effettivo non sia del 110 per cento ma corrisponda ad una percentuale minore.

Altro elemento di criticità sono i tempi in cui sarà attiva la misura: “Si può fare ricorso a questo strumento – aggiunge Anna Rita Bramerinidal primo luglio fino al 31 dicembre dell’anno. Questo significa che, in attesa dei decreti attuativi, se non arriveranno risposte da parte delle banche, i lavoro partiranno tra alcuni mesi”. Senza contare che gli interventi, per rientrare tra quelli previsti in questa misura, devono avere caratteristiche ben precise.

“I tempi lunghi di attuazione della misura stanno determinando un blocco delle commesse, visto che molti dei clienti potenzialmente interessati che avevano già intenzione di procedere a lavori di ristrutturazione si sono fermati in attesa di capire come effettivamente la misura funzionerà e questo sta comportando ulteriore mancanza di liquidità alle imprese già colpite dal lockdown. La nostra associazione – conclude Bramerini – sta lavorando a una misura specifica per facilitare il ricorso agli incentivi, mettendo a disposizione consulenze specifiche per gli artigiani”.

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