Economia

Turismo, la Cisl: “Necessario Patto del lavoro per creare occupazione”

"I dati Irpet fotografano una situazione peggiore di quella che abbiamo percepito"

Per uscire dalla crisi del turismo, evidenziata nei giorni scorsi anche dal rapporto Irpet, secondo la Cisl Toscana, servono investimenti importanti che favoriscano l’occupazione, sviluppino le infrastrutture, incentivino la formazione.

“Per tornare entro il 2023-2024 ai flussi turistici cui eravamo abituati – dichiarano Ciro Recce, segretario generale della Cisl Toscana, e Alessandro Gualtieri, segretario generale di Fisascat Cisl Toscana – dobbiamo creare una buona occupazione, con politiche attive che servano ad intercettare risorse e creare collaborazione anche con il sistema scolastico, per non disperdere l’investimento fatto con i giovani e coinvolgendo anche gli enti bilaterali, che potrebbero essere protagonisti di questo rapporto tra scuola e lavoro. È necessario, inoltre, avviare progetti che favoriscano l’occupabilità delle categorie più fragile nel mondo lavoro come donne, giovani e disoccupati di lunga durata. Auspichiamo che si apra tra la Regione e le parti sociali di settore un tavolo, per arrivare alla stipula di un Patto del lavoro del turismo, che comprenda strumenti di incentivazione alla buona occupazione, azioni formative concrete per rafforzare e sviluppare competenze professionali del settore e azioni e incentivi che vadano a favorire una migliore organizzazione del lavoro e, di conseguenza, rafforzare gli strumenti di conciliazione vita-lavoro“.

A stimolare queste proposte i recenti dati rappresentanti dal rapporto Irpet sul turismo, che analizza le gravi difficoltà del settore e presenta dati “…che vanno oltre le percezioni già negative che avevamo“, ricordano Recce e Gualtieri.

“Il consumo turistico – sottolinea la Cisl – è passato da 10,2 a 4,4 miliardi (- 57%), che da solo ha comportato il 50% della perdita totale del sistema economico regionale. Si è registrato in Toscana un -54,3% in termine di presenza, con una media leggermente più alta di quella italiana, che è stata – 53,3%. Firenze e le città d’arte hanno sofferto maggiormente, con un -72,8%. Se si analizza la situazione contrattuale, si evidenza un -44,5% di avviamenti di contratti di lavoro in Toscana, che sono quasi 100mila, a cui si deve sommare il -27,3% del commercio, a cui si aggiunge la questione del lavoro a tempo indeterminato, ormai congelato, sottoutilizzato, inutilizzato o rimasto a disposizione dell’azienda. Una situazione che ha messo in difficoltà migliaia di lavoratori che, nel migliore dei casi, si sono trovati ad avere un reddito fortemente diminuito“.

La crisi pandemica ha colpito, in maniera maggiore, le città d’arte “… dove i periodi contrattuali sono a tempo indeterminato o con una stagionalità più ampia rispetto agli altri del settore turistico – aggiungono Recce e Gualtieri, mentre meno impattante è stato il calo delle presenza sulla costa, nel settore extra alberghiero e nelle strutture non ufficiali, come case e appartamenti privati, dove generalmente si impiegano meno dipendenti occupati“.

Ecco perché secondo la Cisl Toscana “… pur apprezzando il lavoro encomiabile e utilissimo di Irpet e condividendo l’auspicio di tornare in un paio di anni ai numeri pre-Covid, questo risultato potrà essere raggiunto solo con investimenti e progettualità davvero condivise“.

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