Legge di stabilità, Cisl: “Penalizzato il lavoro domestico”

Con la legge di stabilità per il 2015 sono state introdotte importanti novità per quanto riguarda il mercato del lavoro, favorendo di fatto i contratti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato, il cosiddetto contratto a tutele crescenti.

Infatti, la legge di stabilità prevede l’esonero dei contributi dovuti all’Inps per tutti i contratti a tempo indeterminato, purché stipulati entro la fine dell’anno, per un massimo di 36 mesi. Un grande aiuto alle imprese ed ai lavoratori, che le due federazioni della Cisl di Grosseto giudicano però come un’occasione mancata.

Secondo il sindacato, il comma 118 della legge, che prevede tale esonero contributivo, esclude espressamente il lavoro domestico, privando le famiglie di quell’aiuto che tanto poteva essere fondamentale in un periodo recessivo come quello che stiamo vivendo. Una norma iniqua, che facendo distinzione tra tipologie di datori di lavoro, penalizza ancora una volta la fascia più debole del tessuto produttivo italiano.

Il costo complessivo dei contributi versati per un’assistente familiare – fa sapere Walter Meconcelli della Fnp-Cisl – può arrivare a 238,5 euro mensili. Da sempre ci battiamo per migliorare le condizioni di vita di famiglie e pensionati e sono fermamente convinto che una norma varata in questo contesto economico-sociale non possa permettersi di escludere espressamente l’assistenza alle famiglie. Non possiamo dimenticare che le pensioni degli italiani sono diventate, negli anni della crisi economica e della disoccupazione galoppante, il principale ammortizzatore sociale delle famiglie aiutando ben più di una generazione. Sarebbe stato doveroso ricordarlo nella legge di stabilità”.

Un costo alto quello della contribuzione Inps per colf e badanti dunque, che, sommato alla retribuzione da corrispondere, va ad erodere risparmi e pensioni della famiglia media italiana che ricorre all’aiuto di una persona esterna nei momenti di maggiore difficoltà.

Oltre alla questione dell’aiuto alla famiglia in difficoltà – rincara Alessandro Gualtieri della Fisascat-Cisl – c’è da non sottovalutare l’effetto che questa norma avrebbe potuto avere sul lavoro nero che troppo spesso emerge anche nel settore dell’assistenza alla persona. Infatti, un’agevolazione di tre anni sui contributi avrebbe sicuramente avviato un processo virtuoso di regolarizzazione di tutti quei rapporti di lavoro invisibili ed avrebbe certamente aiutato a sanare situazioni di assunzioni part-time che nascondono rapporti a tempo pieno”.

In conclusione, le due federazioni della Cisl di Grosseto sono critiche nei confronti di questa norma contenuta nella legge di stabilità e auspicano che il Governo decida di sanare questa differenziazione che penalizza concretamente i lavoratori del settore e le famiglie in difficoltà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Top