Cinema

CineVisioni: la recensione di Serenity – L’isola dell’inganno

Il regista e sceneggiatore Steven Knight ha avuto l'idea di Serenity circa tre anni fa, mentre si trovava a bordo di un peschereccio

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Baker Dill (Matthew McConaughey) è il capitano di una barca da pesca ritiratosi su una piccola isola al largo della Florida per sfuggire al suo passato. Solitario e facilmente irritabile, Baker trascorre le sue giornate alle prese con i turisti e con Constance (Diane Lane), una donna più grande di lui con cui si frequenta.

Ma la sua pacifica esistenza è destinata a volgere al termine quando la sua sensuale ex moglie, Karen (Anne Hathaway), si presenta da lui con un’agghiacciante richiesta d’aiuto: uccidere il suo nuovo e violento marito (Jason Clarke) prima che possa fare del male a lei e al figlio. In cambio di 10 milioni di dollari, Karen propone a Baker di portare l’uomo sulla sua barca e gettarlo in pasto agli squali una volta per tutte. Diviso tra il presente e un passato mai dimenticato, il capitano Dill si troverà presto a dover fare i conti con segreti, intrighi e ingegnose macchinazioni, che porteranno a galla alcune incredibili verità…

Il regista e sceneggiatore Steven Knight ha avuto l’idea di Serenity circa tre anni fa, mentre si trovava a bordo di un peschereccio, notando come i pescatori siano abbastanza ossessionati dal loro lavoro, e sviluppando l’idea di un uomo con il pensiero fisso di catturare un pesce particolare, cominciando a studiare più a fondo quel tipo e la sua storia, chi fosse e perché si trovasse lì.

Ad un primo sguardo Serenity può sembrare solamente la storia di un pescatore ossessionato dalla cattura di un pesce, ma Knight in realtà vorrebbe che il pubblico andasse oltre, e che la gente possa vedere il film non solo come un thriller convenzionale ma anche come qualcos’altro, essendo stato incuriosito, per diversi motivi, dalle brave persone che fanno cose brutte per una buona ragione, come succede in questo film.

Inoltre viene affrontato il concetto di scelta e di libero arbitrio, perché è difficile capire se ce li abbiamo davvero. Una volta fatta una scelta, sembra chiedersi il regista, quello che hai deciso sarebbe accaduto comunque o è davvero dipeso da te? Il personaggio è messo in una situazione in cui all’inizio è convinto di fare delle scelte, ma poi un po’ alla volta comincia a chiedersi se quello che ha deciso di fare in fondo non gli sia stato imposto.

Pur non essendo un noir o un thriller tradizionale, Serenity rende certamente omaggio ai classici del cinema e della letteratura di genere, con riferimenti voluti a Ernest Hemingway e a Graham Green, così come ad alcuni classici del cinema degli anni ’40 e ’50.

Il casting per Serenity ha avuto inizio circa sei mesi prima dell’avvio delle riprese e il ruolo principale da coprire era, ovviamente, quello di Baker Dill. Per Knight, Matthew McConaughey ha sempre rappresentato l’unica opzione possibile. Una volta avuto McConaughey, i produttori si sono poi dedicati alla ricerca degli attori per completare il cast. Anne Hathaway ha amato molto la sceneggiatura e il fatto che avesse già lavorato con McConaughey è stato d’aiuto.

In effetti la coppia d’attori principali lavora in perfetta sinergia in questo lavoro e l’intesa tra i due è forse il punto più forte del film. Per il resto, la trama veramente esile e scontata non rende semplice il coinvolgimento da parte  dello spettatore. Quello che dovrebbe essere insieme il colpo di scena e il principale plot twist, che ovviamente non vi sveleremo, non riesce a mordere, rendendo questo lavoro semplicemente la brutta copia di The Truman Show,  di cui emergono persino evidenti citazioni.

Un ritmo tutt’altro che serrato, la durata di 106 minuti che sembrano interminabili e una ambientazione su un’isola fuori dal mondo non sfruttata dal punto di vista scenografico, fanno sprofondare Serenity  in un’assoluta mediocrità dalla quale non riesce mai a risollevarsi. Peccato perché, come detto, McConaughey e la Hathaway insieme funzionano molto bene e un contorno d’eccezione, in primis Diane Lane, meritava miglior fortuna.

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