CineVisioni: la recensione di Wonder Park

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

June, una felice bambina di 10 anni piena di fantasia e immaginazione che trascorre le sue giornate con la mamma, sogna di costruire un parco divertimenti. Il mondo della ragazzina viene stravolto dall’improvvisa malattia della madre, che deve allontanarsi per seguire delle cure. Da quel momento June perde la sua capacità di meravigliarsi e di fantasticare.

Un giorno però, nel bosco, scopre un luogo magico. Sepolto sotto l’edera, trova un veicolo delle montagne russe che la conduce in un incredibile parco divertimenti, chiamato Wonderland. Questo parco è proprio come quello che June stava costruendo con la madre ed è anche popolato da animali fantastici. Il parco, però, non si trova in ottime condizioni. June decide di sistemarlo insieme agli animali, riportandolo alla sua meravigliosa bellezza. Riuscirà la bambina a superare le sue paure, riconquistando la fiducia nel futuro e nella sua immaginazione?

Wonder Park è una produzione Paramount Pictures e Nickelodeon (il che la dice lunga sul target di questa pellicola, diretta da Dylan Brown anche se, poiché il regista è stato licenziato prima della fine della produzione, il suo nome non risulta nei titoli del film. Tra gli sceneggiatori troviamo Robert Gordon, che ha collaborato a film come Men in Black II Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi.

Come spesso accade con i film d’animazione, l’accento viene posto sulle celebrità che prestano la loro voce per doppiare i protagonisti. Wonder Park può annoverare Jennifer Garner, Matthew Broderick e Mila Kunis. Nella versione italiana l’unica voce famosa è quella di Francesco Facchinetti.

Wonder Park, come già accennato, è un cartone destinato ai più piccoli e come tale va interpretato. L’operazione è semplice: mettere insieme due cose che i bambini adorano, i parchi divertimenti e degli animali parlanti e tentare di farne un successo commerciale. In aggiunta, il tutto viene racchiuso in una cornice che ricorda molto da vicino il capolavoro della Pixar Inside Out.

I due livelli che si intrecciano, quello della fantasia di June e la realtà che essa genera nel parco Wonderland, popolato come detto di animali parlanti, sono sfruttati piuttosto male. Il tentativo è quello, come appunto in Inside Out, di accennare un approfondimento psicologico, ma viene completamente sprecata l’opportunità di sviluppare pregi e limiti della fantasia della bambina trasposti nel parco, preferendo la scorciatoia visuale di un’animazione frenetica. E quindi tanto rumore, personaggi dal movimento isterico, che finiscono catapultati qua e là a velocità stratosferica.

Anche il personaggio di June non vive una sorte migliore: sebbene lo sviluppo non sia del tutto da buttare, l’accento troppo marcato sulla passione per il costruire rende alcuni tratti del film davvero noiosi. Ed è un peccato, perchè la ragazzina quasi ingegneristica e con una passione per la matematica sfida gli stereotipi ed è qualcosa che ci piacerebbe vedere più spesso.

Wonder Park, alla fine, è solo un lungometraggio di intrattenimento e potrebbe risultare divertente per i più piccoli, anche grazie ad una durata ridotta (circa 80 minuti). Ma la meraviglia che poteva esserci approfondendo le tematiche proposte e poi lasciate a se stesse, risulta totalmente assente.

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