Pubblicato il: 4 Luglio 2019 alle 18:57

Cinema

CineVisioni: la recensione di Toy Story 4

Woody e Buzz sono alle prese, in questo quarto capitolo, con un viaggio in compagnia di vecchi amici

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Woody e Buzz sono alle prese, in questo quarto capitolo, con un viaggio in compagnia di vecchi amici, inaspettati ritorni e nuovi arrivi come Forky, una forchetta trasformata in un riluttante giocattolo. Woody ha sempre saputo quale fosse il suo posto nel mondo e la sua priorità è sempre stata prendersi cura del suo bambino, che si trattasse di Andy o di Bonnie.

Quando Forky, il nuovo progetto scolastico di Bonnie trasformato in un giocattolo, si autodefinisce “spazzatura” e non giocattolo, Woody decide di mostrargli gli aspetti positivi di questa nuova vita. Ma quando Bonnie porta con sé tutta la banda di giocattoli in un viaggio con la sua famiglia, Woody fa un’inaspettata deviazione, che lo porta a ritrovare la sua amica scomparsa da tempo, Bo Peep.

Dopo aver trascorso anni per conto proprio, lo spirito avventuroso di Bo e la vita “on the road” hanno rovinato la sua porcellana.
Woody e Bo scopriranno che le loro rispettive vite come giocattoli sono ormai agli antipodi, ma presto si renderanno conto che questo è l’ultimo dei loro problemi.

Per Toy Story 4, Lasseter si riserva il ruolo di co-autore ma lascia la regia a Josh Cooley, al suo primo lungometraggio dietro la macchina da presa. Come sempre, solido il cast di doppiatori, che comprende Tom Hanks, Tim Allen, John Cusack e molti altri.

Parlare di Toy Story 4 come di un sequel sarebbe sbagliato, visto che Toy Story 3 era il capitolo conclusivo di un percorso pensato come trilogia. Si tratta piuttosto di un’appendice, più riflessiva e capace di chiudere alcune questioni, princiapalmente “intime” che erano rimaste appese nell’episodio conclusivo.

La caratteristica di tutti i Toy Story è quella di una narrazione “familiare”, che comprende situazioni intense dal punto di vista sentimentale mescolate con un po’ di humour e il grande tema delle difficoltà della crescita.
Toy Story 4, se possibile, è ancora più denso, riuscendo ad affrontare temi complessi, talvolta sfiorando il senso stesso della vita. I giocattoli escono dalla loro dimensione di “proprietà di qualcuno” e si pongono interrogativi intensi, fino a trarne conclusioni dal forte impatto filosofico.

Questa bellezza intrinseca, unita con la capacità di coinvolgimento, fa dimenticare qualche debolezza in regia e trae indubbio vantaggio da una fotografia di altissimo livello. Una nota sui doppiatori italiani: Angelo Maggi prende il posto – ahimé, inevitabilmente – di Fabrizio Frizzi e usa tutta la sua esperienza per farlo benissimo e anche Luca Laurenti riesce a donare a Forky la verve comica che è indispensabile a quel personaggio.

Si sa, i sequel sono sempre operazioni commerciali, di dubbia qualità, spesso così stiracchiati da risultare inutili e dannosi. Se c’è una saga che può rappresentare una gradevolissima eccezione a questa regola è proprio quella di Toy Story. E il quarto capitolo ne è l’ulteriore conferma: degna conclusione (stavolta davvero) di un brillante percorso.

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