CineVisioni: la recensione di Stanlio & Ollio

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Nel 1937, durante la produzione del film I fanciulli del West, la coppia comica Laurel e Hardy è all’apice del successo. Tuttavia, i rapporti tra Laurel e Hal Roach, produttore dei titoli più famosi, sono molto tesi e a un punto di rottura.

Giunto al termine del contratto, Stan ne negozierà uno nuovo con la 20th Century Fox per sé e Oliver; questi, tuttavia, ancora legato da un contratto individuale vincolante con Roach, deciderà a malincuore di onorarlo, girando un film (Zenobia) senza il suo compagno storico e non si presenterà all’appuntamento per la firma del nuovo contratto.

Trascorrono 16 anni, la coppia è invecchiata e in cattiva salute; sono entrambi reduci da problemi di alcolismo. Stan è diabetico, Oliver è ingrassato visibilmente e ha problemi di ipertensione. Bisognosi di denaro e in attesa di iniziare le riprese di un film comico basato sulla storia di Robin Hood (per il quale Stan lavora alacremente alla sceneggiatura), accettano di ripiego una tournée teatrale nel Regno Unito e in Irlanda.

Prodotto dalla inglese Fable Pictures, Stanlio & Ollio è stato affidato alla regia di Jon S. Baird, che si è fatto conoscere con il suo lungometraggio Filth nel 2013. Nei ruoli di Stan Laurel e Oliver Hardy troviamo rispettivamente Steve Coogan e John C. Reilly.

Stanlio & Ollio non è un film agiografico su una coppia di successo. Anzi, parte dal periodo in cui la fama del duo è già massima e ci conduce in un tunnel. Il successo, si sa, è una brutta bestia da gestire, sia dal punto di vista professionale, dovendo negoziare contratti con studi di produzione affamati di soldi, che da quello personale, nel quale è complicato aver a che fare con relazioni falsate dalla notorietà e pressione psicologica incessante e crescente.

Stan e Oliver sono innanzitutto due uomini, alle prese con il bisogno di rilancio e anche la necessità di raggranellare un po’ di soldi per il loro sostentamento. E’ questa condizione di disarmo umano e professionale che li condurrà verso un inizio tournée fatto di alberghi scalcinati e teatri di terz’ordine con molte sedie vuote. Servirà tutto il loro amore per lo spettacolo per risollevarne le sorti.

Stanlio & Ollio ha nella parte tecnica il suo punto debole. Non eccelle infatti né per la sceneggiatura (tratta dal libro Laurel & Hardy – The British Tours di A.J. Marriot) né per la regia, del tutto anonima. Il resto è mediocrità, appena sufficiente. Dove però il lungometraggio trova la propria luce è nell’interpretazione degli attori: Coogan e Reilly sono assolutamente straordinari: aiutati da un bel lavoro di costumisti e truccatori, sono degli Stan Laurel e Oliver Hardy assolutamente credibili e profondamente umani. In alcuni passaggi ci si dimentica persino che non siano gli originali.

Il viale del tramonto è costellato di tanti momenti bui, compresa l’età che avanza, ma anche di qualche luce: la più brillante sarà la straordinaria amicizia, collante fondamentale e alla fine indissolubile di Stanlio & Ollio. Se riuscirete ad approcciare a questo lavoro mettendo la voglia di ridere in secondo piano rispetto alla vicenda umana, sebbene vi sia qua e là qualche concessione al comico, troverete in questo film un sorprendente racconto che conduce con scioltezza e buona profondità per tutti i circa 100 minuti.

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