CineVisioni: la recensione di Macchine Mortali

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Dopo una guerra che ha devastato il mondo in sessanta minuti, ridefinendone addirittura la geografia, Londra è diventata una città predatrice, in movimento su enormi cingoli e armata di arpioni, che ha lasciato l’Inghilterra in cerca di prede europee.

Qui vive Tom, che ha trovato diversi reperti di tecnologie militari del passato e le ha nascoste, ma non resiste a mostrarle alla bella Katherine, ignaro che anche Bevis assiste al suo segreto. Il tutto mentre Londra cattura una cittadina più piccola, dove vive Hester Shaw, che intende vendicarsi per la morte di sua madre di uno dei potenti della metropoli, Thaddeus Valentine.

Il fallimento del suo attentato fa esiliare lei e Tom, costringendoli a sopravvivere tra varie città, finché non incontrano Anna Fang e il suo velivolo: il Jenny Haniver.

Macchine Mortali è basato sul primo di una serie di romanzi scritti da Philip Reeve, uscito nel 2001 proprio con questo titolo. L’intera saga è composta al momento da sette volumi, di cui tre prequel. La regia è affidata a Christian Rivers, allievo di Peter Jackson, che qui lo accompagna come co-produttore e co-sceneggiatore ed ha anche diretto qualche scena di seconda unità.

Gli interpreti principali sono Hera Hilmar (era Vanessa Moschella in Da Vinci’s Demons) e Robert Sheehan (Nathan Young di Misfits), affiancati dal collaudato  Hugo Weaving  (l’Agente Smith di Matrix).

Macchine Mortali è una sorta di Mad Max per preadolescenti, corredato di un mega budget da 100 milioni di dollari. Il fatto è che questo approccio ha prodotto un film privo di spessore, con una sceneggiatura che non consente la costruzione di personaggi decenti e rende la vita impossibile agli attori, che pure ce la mettono tutta.

Il lavoro sui protagonisti è così scadente che l’unico personaggio che funziona è un non umano. A un certo punto, infatti, Shaw è braccato da un robot zombie chiamato Shrike, interpretato in maniera convincente da Stephen Lang. Ed è raro vedere un cattivo in computer graphics così impressionante. Qualcuno però sostiene che il personaggio di Shrike sia direttamente, forse troppo, mutuato da Nick Valentine del videogioco Fallout 4. Di sicuro un film maggiormente concentrato su questo personaggio sarebbe diventato molto più interessante.

Ciò che rimane, alla fine, di Macchine Mortali, è un abuso di effetti di computer grafica ed un’estetica complessiva più adatta ad un videogioco che a un lungometraggio cinematografico. Il tutto per coprire una sceneggiatura dai limiti già analizzati, cui va aggiunta una notevole prevedibilità.

Doveva essere un kolossal, questo Macchine Mortali. In realtà di mortale c’è solo la sensazione di stordimento che vi accompagnerà per gran parte dei suoi 128 interminabili minuti.

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