Pubblicato il: 30 Marzo 2018 alle 19:07

Cinema

CineVisioni: la recensione di Hostiles – Ostili

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Stati Uniti d’America, 1892. Un valoroso Capitano dell’esercito (Christian Bale) viene incaricato di scortare un capo Cheyenne malato di cancro (Wes Studi), e la sua famiglia, fino alla loro terra natìa. Il Capitano è riluttante e convinto a rifiutare l’incarico, perché, dopo un’intera vita passata a combattere i nativi, ha maturato un odio viscerale e cieco verso i suoi vecchi nemici. La nuova politica federale, però, lo obbliga ad obbidire al comando, pena la corte marziale e l’ottenimento della pensione.

Scortato da un piccolo gruppo di militari e fedelissimi, il Capitano parte alla volta del west, con la famiglia di nativi al seguito. Durante il cammino, arrivano alla vecchia fattoria di una famiglia trucidata da una tribù indiana Comache, particolarmente aggressiva e sanguinaria. In una casa rasa al suolo dalle fiamme, trovano una donna (Rosmund Pike) folle di dolore per aver perso tutta la sua famiglia. La donna si unisce al gruppo e il viaggio continua…

Scott Cooper, regista di Hostiles – Ostili, dopo alcune prove da attore si è posizionato dietro la macchina da presa, ottenendo con il suo primo lungometraggio Crazy Heart due Golden Globe ed addirittura due premi Oscar.
Con questo film il regista statunitense si misura con un genere dalla gloriosa tradizione: il western. E per farlo sceglie attori di grande esperienza come Christian Bale (è stato tre volte Batman ed ha collezionato tre candidature all’Oscar) e Rosamund Pike (arrivata al successo nel 2002 come Bond-girl in La morte può attendere).

Cooper punta molto sulle scenografie, che in effetti risultano impressionanti, elemento importantissimo per calare nell’atmosfera western. A ciò accoppia sapientemente una scena iniziale di grande effetto. Il film comincia con i migliori auspici.
A dispetto di questo brillante abbrivio, però, Hostiles – Ostili dimostra presto tutti i suoi limiti. Il primo, più grave, è la completa prevedibilità: ci sono tutti i cliché dei western classici e vi è una totale mancanza di innovazione.
C’è l’incursione degli indiani che uccidono tutta la famiglia dei “bianchi” esclusa la madre, c’è lo scalpo all’uomo bianco, la donna violentata,il soldato nero a cui viene sparato, il saggio capo indiano, persone uccise e poi sepolte, così come persone uccise e lasciate a marcire. Completa il tutto l’indiano appeso ad un albero.

Suona tutto già visto? Ebbene sì, è un enorme deja vu, cui si accoppia il secondo limite del film: la completa mancanza di ritmo. Il film cala inesorabilmente ed i 127 minuti sembrano interminabili. Troppo spesso il regista si compiace dei paesaggi e lascia periodi che paiono infiniti senza un dialogo.

C’è un’intera filmografia da esplorare, se vi piacciono i western. Vedere questo film è essere sì Ostili, ma verso un genere che ha conosciuto fasti ben diversi.

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