CineVisioni: la recensione di Hereditary – Le radici del male

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Famiglia apparentemente normale, i Graham reagiscono alla morte di Ellen, matriarca che ha da sempre nascosto terrificanti segreti sulla loro stirpe, ognuno in maniera moto diversa. Annie, figlia della defunta, decide di partecipare a una terapia di gruppo, dove emergono i difficili rapporti con la madre, di cui non ha mai capito a pieno le intenzioni.

Artista che lavora a casa, Annie si sta preparando a un’imminente mostra delle sue opere ed è solita sublimare le sue preoccupazioni nelle sue creazioni, case di bambole in miniatura. Suo marito Steve, invece, è un uomo premuroso ma spesso assente a causa del suo lavoro di psicoterapeuta.

I due hanno anche due figli: Peter, un liceale che alle lezioni preferisce il divertimento con gli amici, e Charlie, che frequenta un corso di sostegno ed è solita passare il tempo nella casa sull’albero. Introversa, incredibilmente discreta e affetta da fobie sociali, è colei che è più disturbata dagli altri. Man mano che apprendono la verità, tutti i Graham si sentono sempre più come pedine in balia di invisibili forze oscure. Dopo aver fatto amicizia con Joan, una casalinga alle prese con un lutto, Annie viene poi da lei convinta a partecipare a una seduta spiritica, ignara della piega che prenderanno gli eventi.

Hereditary rappresenta l’esordio cinematografico del regista statunitense Ari Aster, che del film è anche sceneggiatore.Per questo debutto, Aster si affida all’esperienza di Toni Collette (vista in Emma, Il Sesto Senso, The Hours e molti altri) ed al carisma di Gabriel Byrne.

Il film non brilla per originalità, risultando un thriller-horror del tutto convenzionale. Dove però Hereditary marca un grandissimo punto a suo favore è nella sofisticatezza della realizzazione. Tutto appare curato, preciso, coinvolgente, a partire dalle ambientazioni, accompagnate da una fotografia impeccabile, A tratti la pellicola diventa addirittura sontuosa.

L’avvio è buono anche dal punto di vista del ritmo, che un po’ si perde durante i 127 minuti del lungometraggio. Una sforbiciatina avrebbe aiutato, ma ormai è di moda abbondare con i minutaggi….Aiutano comunque dei piccoli twist  e qualche colpo di scena qua e là. C’è spazio, all’interno di Hereditary, per una vasta gamma di emozioni: dal terrore alla tristezza, dalla perdita di speranza allo choc. A dimostrazione che un buon horror sa essere anche profondo senza rinunciare al suo compito principale.

Hereditary non piacerà a tutti, gli appassionati di splatter o degli horror veloci e commerciali storceranno la bocca. Ma anche se non privo di difetti, questo è un film scritto, diretto e confezionato con una cura che merita di essere sottolineata. Speriamo che possano essere caratteristiche “ereditarie” anche per altri lavori.

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