Pubblicato il: 11 Luglio 2019 alle 19:23

Cinema

CineVisioni: la recensione di Domino

In un mondo devastato da terrore e sospetti, Christian, un poliziotto di Copenaghen, cerca giustizia per l'omicidio del suo collega

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

In un mondo devastato da terrore e sospetti, Christian, un poliziotto di Copenaghen, cerca giustizia per l’omicidio del suo collega per mano di Imran, un soldato dell’ISIS. A caccia del killer, Christian e una collega poliziotta finiscono travolti in un frenetico inseguimento in cui è coinvolto anche un agente doppiogiochista della CIA, che usa Imran come pedina per incastrare altri membri dell’ISIS. Presto il protagonista si ritroverà in una corsa contro il tempo, non solo per avere la sua vendetta ma anche per salvare la propria vita.

A dirigere Domino è Brian De Palma regista di fama mondiale, che ha lavorato con scrittori che vanno da Paul Schrader a John Farris a Oliver Stone, tra molti altri. Tra i tanti successi conseguiti, nel 1963 ha diretto Oggi sposi, dando a un ventenne Robert De Niro il suo primo ruolo cinematografico. L’horror psicologico Carrie – Lo sguardo di satana, interpretato da Sissy Spacek e basato sul romanzo di Stephen King, fu il suo primo grande successo commerciale nel 1976.
Ad oggi, De Palma ha diretto più di 30 film, tra cui The Untouchables – Gli intoccabili (1987) con Robert De Niro, Kevin Costner e Sean Connery; Mission: Impossible (1996) con Tom Cruise; e Scarface (1983) con Al Pacino.

L’idea di fondo di Domino è un thriller su come degli incidenti, apparentemente non correlati, fossero interconnessi tra loro, attraverso una sorta di effetto domino. Ad esempio, un omicidio a Copenaghen può essere collegato a un attacco terroristico in una piccola città spagnola. Vengono esaminati  i concetti primordiali di vendetta e di colpa.

I terroristi, in quanto istigatori di violenza, sono per natura gli antagonisti. Ma in Domino i protagonisti sono imperfetti e quindi i confini tra il bene e il male, giusto e sbagliato, non sono delineati.

La scelta della Scandinavia come ambientazione per alcune parti del film è legata alla nazionalità dello sceneggiatore, Petter Skavlan (norvegese). Copenaghen è la città più internazionale e fotogenica tra le città scandinave e anche il produttore del film, Michael Schønnemann, è danese.

Il problema del film, purtroppo, sta proprio nella sceneggiatura. I personaggi sono privi di qualsivoglia spessore e gli eventi assolutamente prevedibili fanno sì che aleggi in sala una diffusa sensazione di noia. Solo negli ultimi 10 minuti o giù di lì, quasi risvegliandosi, De Palma mette in scena un finale scoppiettante, capace di far uscire lo spettatore con un mezzo sorriso. Rimangono però irrisolte molte questioni delle sottotrame, a ulteriore conferma che lo sviluppo dei personaggi è stato decisamente trascurato.

E’ stato lo stesso De Palma, una volta completate le riprese, a prendere le distanze da Domino, rimarcando di non averlo scritto lui, che ci sono stati problemi di budget e che comunque si è trattato di una regia difficile. Si tratta di un lavoro sottotono e veramente limitato, che probabilmente non avrebbe neanche avuto un percorso distributivo decente se non avesse potuto fregiarsi di un regista così prestigioso.

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