CineVisioni: la recensione di Dogman

In programmazione a Grosseto – Aurelia Antica Multisala

Periferia di Roma. Marcello è un uomo piccolo e mite che vive nella periferia della città; possiede un locale di tolettatura per cani e divide le sue giornate tra il modesto lavoro, l’amore per la figlia Alida e un pacifico rapporto con i suoi vicini. Per arrotondare spaccia cocaina: questo lo porta a instaurare una torbida amicizia con Simone, un delinquente locale che con piccoli crimini e atti di violenza terrorizza gli abitanti del posto, senza che nessuno abbia il coraggio di intervenire; Marcello dal canto suo gli procura la droga, lo aiuta in alcune rapine e subisce passivamente i suoi soprusi, accontentandosi della minima percentuale che Simone gli rende.

Un giorno Simone scopre che il negozio di Marcello comunica direttamente con quello di un orafo con una parete in cartongesso e gli propone di svaligiarlo abbattendo il muro che separa i locali, ma facendo un lavoro pulito. Marcello rifiuta poiché non vuole rovinare il rapporto con gli abitanti del quartiere, ma alla fine deve cedere alla prepotenza di Simone che lo minaccia…

Dogman è il nono film del regista Matteo Garrone ed è stato presentato al festival di Cannes, ricevendo gli applausi del pubblico e l’apprezzamento della critica. Il lungometraggio è liberamente ispirato alla vera storia de “il canaro della Magliana”, il cui vero nome era Piero De Negri, che nel 1988 uccise l’ex pugile suo amico e persecutore Giancarlo Ricci. Non è la prima volta che Garrone prende spunto da fatti di cronaca nera, basti pensare a L’Imbalsamatore.

Per realizzare Dogman a Garrone sono serviti 12 anni: è del 2006, infatti, il primo sopralluogo per le riprese. Il regista sceglie Ugo Chiti e Massimo Gaudioso per affiancarlo nella sceneggiatura e Marcello Fonte ed Edoardo Pesce (ottima la prova per entrambi) rispettivamente per i ruoli di Marcello e Simone.

Un solido staff tecnico garantisce che scenografie, ambientazioni e fotografia girino al meglio.

Ne nasce un film denso, tutto orientato all’analisi del rapporto vittima-carnefice ma che finisce ben presto per sconfinare nella descrizione efficace di quei non-luoghi che sono le nostre periferie urbane, in cui la toilette per cani è circondata da sale slot e compro oro. Il tutto senza cedere alla tentazione del truculento, che pure avrebbe garantito un certo effetto sensazionale, ma conservando una crudezza di fondo che rende il racconto credibile ed efficace. E’ forse proprio questa crudezza a giustificare il divieto ai minori di 14 anni.

In un mondo che spesso ci consegna sceneggiatori cani, attori cani e registi cani, il canaro di Garrone, Dogman, vi riconcilierà con il mondo animale, probabilmente anche in virtù del desolante panorama dell’umanità rappresentata.

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