Pubblicato il: 14 Marzo 2019 alle 19:39

Cinema

CineVisioni: la recensione di Captain Marvel

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Ad Hala, capitale dell’impero Kree, Vers fa parte della Starforce, una potente squadra di nobili guerrieri capitanati dal suo mentore e comandante Yon-Rogg. Vers non ricorda nulla del suo passato, ma come gli rammenta la Suprema Intelligenza, leader dei Kree, loro l’hanno dotata di incredibili poteri e per questo deve servire il suo popolo.

Durante una missione della Starforce, alla quale partecipano anche Korath e Minn-Erva, vengono attaccati da degli Skrull, alieni mutaforma in perenne guerra coi Kree, che rapiscono Vers. Quest’ultima viene sottoposta da Talos a un interrogatorio mentale, nel tentativo di localizzare un motore a velocità della luce nascosto su un pianeta, di vitale importanza per gli Skrull. Oltre a questo viene rivelato parte del passato di Vers, la quale si sveglia e, dopo una battaglia, precipita nel pianeta dove è presente il motore che cercano gli Skrull: la Terra, nel 1995.

Il film è diretto da Anna Boden e Ryan Fleck, coppia collaudata, che firmano anche la sceneggiatura. Captain Marvel è frutto di una lunga gestazione, basti pensare che il primo annuncio di questo lavoro risale al 2013. Si tratta del ventunesimo film del Marvel Cinematic Universe, il primo con protagonista femminile.

Per il ruolo di protagonista è stata scelta Brie Larson, premio Oscar 2016 alla sua prima nomination. La affianca Samuel L. Jackson nel ruolo di Nick Fury, che, dal momento che il film è ambientato negli anni 1990, non ha ancora perso l’occhio e quindi non indossa la caratteristica benda nera.

La Marvel ha motivato la scelta della Larson come protagonista perché ritenuta in grado di bilanciare gli enormi poteri del personaggio con la sua umanità e le sue imperfezioni, con cui è facile identificarsi. E del resto l’attrice si è allenata in vista del ruolo per nove mesi, praticando judo, pugilato e lotta.

Ma nonostante gli sforzi, proprio la scelta della Larson è la prima cosa che non convince. Un conto è interpretare una madre prigioniera, come in Room, e guadagnarsi un Oscar, altro è risultare credibile come protagonista di un film d’azione. Missione fallita: la sua interpretazione è goffa, piatta, inespressiva. Giganteggia accanto a lei Samuel L. Jackson, che ci regala un’altra magnifica performance e riesce a metterla così in ombra da desiderare più spazio per il suo personaggio. Solo la patetica presenza di Jude Law, anch’egli catapultato in un mondo che non gli appartiene affatto, evita la completa disfatta dell’attrice statunitense.

Captain Marvel, poi, ha un difetto esiziale per ogni film d’azione: è tremendamente noioso. I primi due terzi del film sono lenti, macchinosi quando non direttamente penosi, complici buchi di trama e completa mancanza di profondità.
Da segnalare un piccolissimo recupero nei minuti finali, ma a un livello che può solo rasentare la sufficienza e non compensa minimamente lo strazio precedente.

Tutto ciò per circa due ore, interminabili, nelle quali si rischia seriamente di addormentarsi, il che non è necessariamente un male in questo caso. Marvel, come saprete, significa “meraviglia”. Mai titolo di film contenne una parola così ingannevole.

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