Pubblicato il: 27 Giugno 2019 alle 20:09

Cinema

CineVisioni: la recensione di Arrivederci Professore

Arrivederci Professore è diretto da Wayne Roberts, regista e sceneggiatore al suo secondo film

In programmazione a Grosseto  – The Space Cinema

Il cinquantenne Richard, professore di letteratura inglese in un college, scopre di avere un cancro ai polmoni in stato avanzato, con sei mesi o poco più ancora da vivere.

Deciso a rifiutare le cure e a comunicare solo all’amico e collega Peter le sue condizioni, prima di morire Richard modifica drasticamente la sua vita: caccia dalle sue lezioni chiunque non sia interessato e spinge gli allievi rimasti a liberare la loro voce; scandalizza studenti e colleghi con atteggiamenti ribelli; beve fino a stordirsi; sperimenta nuove avventure sessuali; cerca di essere il più franco possibile con la moglie Veronica (che lo tradisce con il rettore del college) e di amare incondizionatamente la figlia Olivia. Per Richard sarà un lungo, liberatorio, terapeutico congedo dalla vita.

Arrivederci Professore è diretto da Wayne Roberts, regista e sceneggiatore al suo secondo film dopo il trascurabile Katie Says Goodbye. Altra storia per il cast, che comprende Johnny Depp nella parte del  protagonista e Rosemarie DeWitt in quella della moglie. Attori esperti, capaci di dare spessore alla produzione.

Il film è una sorta di ibrido tra L’attimo fuggente American Beauty. Mutua dal primo la figura del professore “ribelle”, capace di dare lezioni di vita ai giovani allievi e diventarne di fatto la guida spirituale, dal secondo quella del cinquantenne (o giù di lì) che squarcia all’improvviso il velo di ipocrisia che ha coperto sino a quel momento la propria vita.

La metamorfosi di Richard è senz’altro divertente e corrobora una narrazione altrimenti impacciata: il protagonista sembra spesso vagare senza un vero e proprio percorso, sebbene ciò sia mascherato in parte con la difficoltà di comunicare la sua condizione di salute. Bene si muovono anche i personaggi che ruotano intorno, non molto ben definiti e talvolta troppo caratterizzati, come nel caso del rettore, ma salvati da una prova d’attore complessivamente buona, con l’eccezione, ahimé, proprio di Ron Livingston, interprete di grande esperienza ma imbrigliato in un personaggio troppo castrante.

Quello che prevale, però, è la sensazione di assistere ad una smaccata operazione commerciale, che unisce due formule vincenti del passato per accarezzare il pelo del pubblico. Il risultato però è sempre un po’ troppo sopra le righe, il che rende questo tentativo poco credibile e non riesce in ciò che i due riferimenti erano forti, ovvero creare una vera empatia con i personaggi. Tutto gira bene dal punto di vista del ritmo, ma appare totalmente artificioso. Da segnalare un finale particolarmente patetico che fa sognare più un addio che un Arrivederci.

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