Pubblicato il: 6 Giugno 2019 alle 19:15

Cinema

CineVisioni: la recensione di Aladdin

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Aladdin (Mena Massoud) è un amabile ragazzo di strada ansioso di abbandonare la propria vita da furfante poiché convinto di essere destinato a qualcosa di più grande. Dall’altra parte della città di Agrabah, la figlia del Sultano, la Principessa Jasmine (Naomi Scott), coltiva a sua volta i propri sogni. Desidera una vita fuori dalle mura del palazzo e vorrebbe utilizzare il proprio titolo nobiliare per aiutare gli abitanti di Agrabah, ma suo padre è troppo protettivo e la sua dama di compagnia Dalia (Nasim Pedrad) non la perde mai di vista. L’obiettivo del Sultano (Navid Negahban) è trovare un marito adeguato alla figlia, mentre il suo leale e fidato consigliere, il potente stregone Jafar (Marwan Kenzari), è frustrato dall’atteggiamento passivo del Sultano nei confronti del futuro di Agrabah ed escogita un piano per impadronirsi del trono.

Quando Jasmine visita il mercato travestita da popolana, Aladdin viene in suo soccorso e rimane subito colpito dalla sua bellezza e dal suo spirito impetuoso, pur non avendo alcuna idea della sua vera identità. Dopo averla seguita a palazzo, viene coinvolto nel piano malvagio di Jafar ed entra in possesso della magica lampada a olio di cui lo stregone voleva impadronirsi: accidentalmente, Aladdin evoca il Genio (Will Smith) che vive all’interno della lampada. Il Genio esaudisce il desiderio di Aladdin, che vuole diventare una persona degna dell’amore di Jasmine e del rispetto del Sultano: il principe Alì. Mentre Aladdin e il Genio diventano amici, anche Jasmine subisce il fascino del ragazzo. Insieme i due si imbarcheranno in una pericolosa avventura, che metterà alla prova la loro fiducia in se stessi e l’amore che nutrono l’uno per l’altra.

Per questa produzione, la Disney ha scelto di affidare la regia a Guy Ritchie e di affiancare ai semisconosciuti protagonisti, come ricordato, Will Smith nella parte del Genio. Una scelta che forse tradisce un po’ di timore, anche se l’aver scelto degli attori etnicamente coerenti con i personaggi è indubbiamente un plus di questo film.

Immediatamente si percepisce che Aladdin è un prodotto pensato per i più piccoli, per la cura nelle ambientazioni e nel trucco e per il ritmo che immediatamente viene impresso agli eventi, con ampie concessioni all’azione più pura. Non si può assolutamente dire che la soglia d’attenzione dei piccoli spettatori non sia costantemente sollecitata.

Ciononostante, però, ci sono molte pecche in questa produzione. In primis, le occasioni sprecate. Nelle prime scene vediamo le capacità acrobatiche di Aladdin, caratteristica che scomparirà quasi completamente nel corso del film. Inoltre, il cattivo rivela al protagonista che anche lui viene dalla strada: spunto che verrà anch’esso lasciato inesplorato. Si sceglie invece di indugiare sulla sottotrama della storia d’amore del Genio, totalmente insulsa e superflua. I personaggi rimangono in gran parte inespressi e privi di qualsivoglia capacità di creare empatia.

In secondo luogo, la cieca attenzione sulla velocità finisce con il ritorcersi contro Aladdin. Ben presto, infatti, si ha la sensazione di essere saliti su una giostra che gira impazzita senza avere la minima idea della propria meta. Non vi stupite, quindi, se in sala vedrete molti bambini sbadigliare. E questo sarà il segnale di una completa mancanza di coinvolgimento.

Ci sono volte in cui un limone, semplicemente, non si può spremere all’infinito. E questa ennesima versione della favola di La lampada di Aladino risulta davvero ridondante e inutile. Cercate di liberarvi, come farà il Genio, ma se proprio non potete, guardate l’espressione dei piccoli e rimpiangerete le buone, vecchie incarnazioni cinematografiche, così vicine alla favola che avete letto nei libri.

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