Pubblicato il: 25 Aprile 2019 alle 19:36

Cinema

CineVisioni: la recensione di After

In programmazione a Grosseto – The Space Cinema

Tessa (Josephine Langford), studentessa e figlia modello, con all’attivo una relazione di lunga data con un fidanzato dolce e affidabile. Al primo anno di college, sembra avere un futuro già scritto, ma le coordinate del suo mondo così sicuro e protetto cambiano radicalmente quando incontra il misterioso Hardin Scott (Hero Fiennes-Tiffin), un ragazzo arrogante e ribelle e allo stesso tempo magnetico, che le fa mettere in dubbio tutto ciò che pensava di sapere di se stessa e quello che vuole realmente dalla vita.

Tutto qui? Tutto qui. Il film, diretto dalla quasi esordiente Jenny Gage, si sviluppa intorno alla serie After, scritta da Anna Todd e nata come una fanfiction dedicata agli One Direction pubblicata sul sito web per la condivisione di storie Wattpad. Si tratta spesso di lavori dalla trama decisamente esile, destinati a un pubblico di stomaci forti e fondamentalmente interessati solo all’argomento, al di là dello svolgimento in prosa. After non fa affatto eccezione.

I ruoli principali, come detto, sono interpretati da Josephine Langford, anch’essa semiesordiente, e da Hero Fiennes-Tiffin, conosciuto per aver interpretato Tom Riddle, ovvero il giovane Voldemort in Harry Potter e il principe mezzosangue, ma ancor di più per essere il nipote di Ralph Fiennes, che interpretava in quel film proprio il ruolo di Voldemort.

After è un film superficiale, senza alcun guizzo. Non c’è una vera analisi dei personaggi, né una crescita degli stessi. Gli eventi si susseguono a suon di cliché e battute a effetto, comprese continue citazioni a memoria di romanzi classici che non fanno altro che rendere i personaggi ancor più artificiali e per nulla credibili.

Il racconto è piatto, prevedibile sino al punto che si possono descrivere le scene seguenti senza neanche averle viste, noioso per lunghi tratti. Incredibile la scarsa qualità dell’interpretazione da parte degli attori, che sono apatici e inespressivi. E poi melassa, melassa ovunque. Roba da diabete pesante.

L’unica cosa che poteva salvare After era il personaggio di Hardin, che sebbene iper-stereotipato comunque rappresenta (o vorrebbe farlo) il classico bello e maledetto, che funziona sempre. Ma in questo film ben presto Hardin diventa insopportabilmente contraddittorio, anch’egli melenso, quasi impaziente di uniformarsi all’anonimato che lo circonda.

Non si immagina neanche un motivo per il quale si debba vedere un film del genere, se non si è fan più che accaniti dei romanzi della Todd. Altrimenti non basterà un metro di pelo sullo stomaco per non fuggire inorriditi dalla sala. Se disgraziatamente doveste rimanere nella sala per tutti i 100 minuti circa della pellicola, Dopo vi servirà un chilo di bicarbonato per digerirla.

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