Pubblicato il: 31 Maggio 2019 alle 19:03

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CineVisioni: la recensione de Il Traditore

Con "Il Traditore", Marco Bellocchio torna alla ricostruzione di un personaggio storico

In programmazione a Grosseto -The Space Cinema

All’inizio degli anni ’80 è guerra tra le storiche famiglie di clan a Palermo e quella nuova dei Corleonesi di Totò Riina per il controllo del traffico di droga. Alla festa della riconciliazione delle famiglia, Tommaso Buscetta sente un pericolo, e decide di emigrare in Brasile per seguire i suoi traffici e allontanarsi dalla voracità violenta dei Corleonesi, che si accaniscono sulla sua famiglia, ossia sui due figli, e il fratello rimasti in Sicilia, lui stesso è braccato in America latina. Ma prima della mafia, è la polizia brasiliana a catturarlo, e per Tommaso l’aspetta l’estradizione in Italia, che equivale alla condanna a morte per mano dei Corleonesi. Il giudice Giovanni Falcone gli offre un’alternativa: collaborare con la giustizia, che per il codice d’onore mafioso equivale e tradire la mafia stessa, e dunque ciò è punibile con la morte e la maledizione sul resto della famiglia di Buscetta.

Tuttavia Tommaso decide di fidarsi di Falcone, e si celebra nel 1986 il maxiprocesso nell’aula-bunker di Palermo, dopo che Buscetta ha deciso di collaborare con lo Stato, primo caso nella storia della mafia italiana, rivelando vari segreti sul meccanismo complesso e oscuro di Cosa Nostra, facendo dei nomi eccellenti anche della politica.

Con Il Traditore, Marco Bellocchio torna alla ricostruzione di un personaggio storico, dopo l’esperienza di Buongiorno, notte del 2003, nel quale narrava la vicenda di Aldo Moro. In questo caso, forse anche vista la paritcolarità del personaggio, il regista concede meno alla licenza poetica e segue in maniera decisamente più pedissequa lo svolgersi degli eventi. Sceglie per la parte del protagonista Pierfrancesco Favino, affiancandogli altri interpreti dall’esperienza consolidata come Luigi Lo Cascio, nella parte di Salvatore “Totuccio” Contorno e Fabrizio Ferracane, veterano di film e serie tv sull’argomento, che intepreta il ruolo del boss Pippo Calò.

Il Buscetta tratteggiato da Bellocchio è un personaggio bifronte: tutt’altro che eroe eppure diverso dagli assassini della mattanza mafiosa, contraddittorio come l’evoluzione di Cosa Nostra, dilaniata dalla lotta tra palermitani e corleonesi, leit motiv dell’intero film, contrapposizione tra una mafia che rivendica i propri “valori” e quella, emergente, che invece antepone profitto e controllo su ciò che si era consolidato, come ad esempio l’intoccabilità di donne e bambini.

Ne scaturisce un lavoro denso e significativo, tale da giustificare la durata di 140 minuti, e capace di tratteggiare i meccanismi mafiosi in modo da renderli intellegibili anche ai più digiuni, Lo stile quasi documentaristico scelto da Bellocchio, infatti, lo rende all’incirca un’opera divulgativa.

Favino, Lo Cascio e gli altri interpreti lavorano d’esperienza e conferiscono ai propri personaggi una personalità forte e credibile, delineando un’umanità varia e controversa, tale da appassionare anche lo spettatore più refrattario.

Il Traditore (appellativo peraltro sempre rifiutato dallo stesso Buscetta) attraversa circa quarant’anni di storia italiana e per questo non esito a definirlo monumentale. La narrazione è fluida e la mano di Bellocchio appare, insolitamente discreta, nei momenti onirici del protagonista, più frequenti quando la lontananza dall’Italia lascia maggiore spazio alla nostalgia.

Vedetevi questo film, che sia per interesse storico, per approfondimento, per curiosità o come semplice antidoto alla dilagante moda delle fiction sulla malavita un tanto al chilo. il vero traditore sarete proprio voi, se non lo fate.

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