Cinema

CineVisioni: la recensione de Il Re Leone

Jon Favreau dirige la nuova avventura Disney Il Re Leone, un viaggio nella savana africana dove è nato un futuro re

In programmazione a Grosseto – Aurelia Antica Multisala e The Space Cinema

Jon Favreau dirige la nuova avventura Disney Il Re Leone, un viaggio nella savana africana dove è nato un futuro re. Simba prova una grande ammirazione per suo padre, Re Mufasa, e prende sul serio il proprio destino reale. Ma non tutti nel regno celebrano l’arrivo del nuovo cucciolo. Scar, il fratello di Mufasa e precedente erede al trono, ha dei piani molto diversi e la drammatica battaglia per la Rupe dei Re, segnata dal tradimento e da tragiche conseguenze, si conclude con l’esilio di Simba. Con l’aiuto di una curiosa coppia di nuovi amici, Simba dovrà imparare a crescere e capire come riprendersi ciò che gli spetta di diritto.

Considerato all’unanimità un capolavoro dell’animazione e adorato da fan in tutto il mondo, il classico Disney del 1994 Il Re Leone vinse premi Oscar per la Miglior canzone originale, “Can You Feel the Love Tonight/L’amore è nell’aria stasera” (Elton John, Tim Rice) e la miglior colonna sonora originale (Hans Zimmer). Nel 1997 lo spettacolo teatrale ispirato al film esordì a Broadway, vincendo sei Tony Awards: 22 anni dopo, rimane uno dei più grandi successi nella storia di Broadway. Recentemente, è arrivato a ben 9000 rappresentazioni.

Favreau ha diretto il film Disney del 2016 Il Libro della Giungla utilizzando la tecnologia per raccontare la storia in modo contemporaneo e immersivo. Il film ha stupito il pubblico vincendo un premio Oscar per i migliori effetti visivi (Robert Legato, Adam Valdez, Andrew R. Jones, Dan Lemmon) e l’esperienza ha fatto scoprire al regista l’esistenza di un nuovo mondo di possibilità. Ma è stato un viaggio in Africa a spingerlo verso Il Re Leone.

Favreau, che ha sempre ammirato lo spirito pionieristico di Walt Disney, ha spinto latecnologia oltre i limiti per portare Il Re Leone sul grande schermo in una veste completamente nuova, impiegando un’evoluzione delle tecnologie di storytelling che unisce le tecniche del cinema live action a immagini fotorealistiche generate al computer. Le ambientazioni sono state progettate all’interno di un motore grafico: tecnologie all’avanguardia applicate alla realtà virtuale permettevano a Favreau di camminare sul set virtuale, esplorare le location e preparare le inquadrature come se si trovasse in Africa accanto a Simba.

Il rovescio della medaglia di questa scelta di iperrealismo è il fatto che si crei una profonda disconnessione tra le emozioni espresse dalla voce degli attori (in Italia, i principali sono Marco Mengoni, Elisa e Luca Ward) e il personaggio animale che interpretano. Lo stile tradizionale d’animazione del film originale consentiva espressioni emotive accentuate che rendevano più facile mettersi in connessione con questi amati personaggi.

Gli animali selvaggi non sono capaci di esprimere amore, tristezza, rabbia e paura attraverso espressioni facciali riconoscibili, almeno non quanto ci riesca un cartone. L’intera carica emozionale della storia ricade, quindi, unicamente sulle spalle delle voci e della sceneggiatura. Ma rimane una cesura forte tra il sentimento che l’attore sta trasmettendo nella sua performance e l’espressione impassibile che un leone ha nella sua natura. Questo fa sì che le corde del cuore siano toccate poco o nulla.

Il tentativo di mettere insieme una bella storia e il fotorealismo, quindi, fallisce completamente. Il risultato è Il Re Leone incontra National Geographic. Ben lontano quindi dalle intenzioni della produzione, riducendo così questo lavoro a un inutile doppione. Talvolta un classico deve, semplicemente, rimanere tale.

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