Agricoltura

Prezzi delle materie prime alle stelle, la Cia: “Stop a speculazioni a danno degli agricoltori”

La crisi causata dalla pandemia è stata, ed è ancora, un dramma per tutti, ma pensare di poter rifarsi delle perdite subite aumentando in modo esponenziale il costo delle materie prime non è accettabile. Le istituzioni tutte, dalla politica nazionale a quella locale, passando anche dagli Enti preposti, devono vigilare affinchè non si faccia pagare a quella parte del settore primario che si occupa di prodotti non trasformati le conseguenze economiche del Covid”.

Claudio Capecchi ed Enrico Rabazzi, presidente e direttore di Cia Grosseto, lanciano un grido di allarme alle istituzioni e chiedono interventi per far fronte all’impennata di molte materie prime.

“Oggi più che mai è palese la necessità che i produttori abbiano la possibilità di cercare di riprendersi e di programmare le loro future produzioni. Purtroppo questo non è possibile perché nell’ultimo anno – precisano i dirigenti della Confederazione abbiamo registrato il raddoppio di molte materie. A rendere la questione particolarmente odiosa è la politica dei bassi prezzi all’origine: il bene viene pagato al produttore ad un prezzo talmente basso da non garantire una marginalità idonea a ripagare i costi di produzione, lo stesso prodotto viene poi stoccato e, successivamente, rimesso sul mercato ad un prezzo che, a volte, sfiora anche il raddoppio. Una vera speculazione perché conservare un bene non può assolutamente avere costi tali da giustificare aumenti spropositati”.

E’ stato innescato un circuito pericoloso e dannoso – spiegano i dirigenti di Cia Grosseto e a pagare il prezzo più alto di questa crisi sono, ancora una volta, gli agricoltori. Dati ufficiali evidenziano che sono aumentati tutti i costi per la produzione: dai prodotti energetici al prezzo del gasolio e più in generale dei trasporti e, per la zootecnia, tutto quanto concerne l’alimentazione e la cura del bestiame. Si stima che rispetto allo scorso anno l’aumento oscilli tra il 25 e il 40%, cifre non sostenibili per un settore già in affanno. Siamo consapevoli che la pandemia ha avuto ripercussioni pesantissime su tutto il Sistema Italia, ma non è pensabile che la ripartenza venga fatta mettendo in ginocchio quel settore che ha sempre lavorato, anche nei momenti più cupi dell’emergenza sanitaria, per garantire cibo sano ai cittadini”.

Come Cia Grosseto – concludono Capecchi e Rabazzi chiediamo dunque attenzione e auspichiamo interventi di sostegno, soprattutto chiediamo garanzie per prezzi più equi lungo tutta la filiera. Siamo a un punto di non ritorno e la politica dei bassi prezzi all’origine porta solo a colpire gli anelli più debole della catena che sono gli agricoltori e i consumatori“.

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