Economia

Cerboni, Cgil e Uil: “Dalla sentenza emergono comportamenti inopportuni, faremo appello”

“Al fine di una corretta e doverosa informazione, portiamo a conoscenza che la sentenza del Tribunale ordinario di Grosseto-Sezione Lavoro, emessa ieri, in merito all’opposizione della Cgil Fp Grosseto e Uil Fpl Grosseto al decreto 1687/19 del Giudice del Lavoro, improntato per condotta antisindacale nei confronti dell’assessore al bilancio, finanze e tributi, con delega al personale, del Comune di Grosseto, sebbene non accolga l’opposizione, rileva comunque l’inopportunità di alcuni comportamenti dell’assessore Cerboni, quali ‘….la scelta nel corso della riunione del 25 giugno 2019 di riprendere e registrare gli interventi non solo dell’assessore, ma anche di coloro che prendevano la parola per intervenire nel dibattito – come riferito dai testi (…), è stata del tutto inopportuna, e comprensibilmente i sindacati l’hanno percepita come sospetta e ambigua. (..) Se anche il medesimo avesse allestito tale ripresa solo per rivedere sé stesso, avrebbe allora dovuto aver cura di spegnere o far spegnere l’apparecchio al termine del proprio intervento o, comunque, di avvisare i presenti della registrazione e della loro facoltà di farla cessare, qualora intendessero intervenire……’“.

A dichiararlo, in un comunicato, sono la Funzione pubblica della Cgil e la Funzione pubblica della Uil.

“Tanto è vero che, relativamente a quanto evidenziato in merito all’inopportunità di taluni contegni, vengono compensate le spese di lite, perché sussistono ‘gravi motivi’, in merito ai quali il Comune di Grosseto dovrà spendere alcune migliaia di euro, che andranno reperiti dalla fiscalità generale, a scapito dei contribuenti grossetani. In sostanza, quanto riportato nella sentenza ‘de qua’, induce la Uil Fpl Toscana Sud Est e la Cgil Fp Grosseto, ad esperire tutte le verifiche, con l’avvocata Giuliana Romualdi, l’avvocata Paola Pippi e con l’avvocatura nazionale di Cgil Fp e Uil Fpl – termina la nota -, allo scopo di valutare l’opportunità di proporre ricorso in appello rispetto alla sentenza di cui trattasi, di cui ce ne riserviamo la facoltà”.

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