Lavoratori degli appalti, la Cgil: “No ai tagli del Governo, settore in ginocchio”

«In questi ultimi anni – sottolinea Massimiliano Gatti, della segreteria provinciale di Filcams Cgil – i lavoratori degli appalti di pulizie, mense e vigilanza hanno pagato caro le conseguenze delle spending review, vedendosi ridurre il monte ore lavorativo, con conseguente contrazione del reddito annuale percepito.

Ad ogni cambio di appalto, infatti, anche se non sono soggetti all’offerta al massimo ribasso essendo servizi ad alta intensità di manodopera, gli addetti del settore scontano il fatto che l’azienda aggiudicatrice vince il più delle volte grazie a un’offerta che garantisce lo stesso capitolato, ma con importo d’asta assai inferiore a quella precedente.

Fortunatamente, grazie a una contrattazione anticipata, ai lavoratori riusciamo a garantire nei passaggi d’appalto le medesime condizioni contrattuali (numero ore, livello, luogo di lavoro) rispetto a quelle precedenti. Ciò nonostante, va tenuto presente che i suddetti lavoratori scontano spesso fenomeni di deregolamentazione. Con le imprese esecutrici che non applicano i contratti nazionali di riferimento bensì i cosiddetti “contratti pirata”, che abbassano la paga oraria minima e rendono chimere diritti come la quattordicesima.

Per questo lo sforzo comune dev’essere spingere le aziende all’individuazione e all’applicazione dei contratti leader, ovvero quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, per evitare l’abuso del dumping contrattuale.

Purtroppo stiamo pagando ancora l’assenza di una regola valida erga omnes sulla misura della rappresentatività nel mondo del lavoro, che si rende ogni giorno sempre più indispensabile.

Non servono quindi altri tagli lineari come negli anni precedenti. Piuttosto ci sono da recuperare settantatre miliardi di evasione fiscale, come riportato nel Def (documento di economia e finanza). Altro che spending review per non aumentare l’Iva! Le risorse vanno recuperate nel sommerso, non colpendo chi lavora regolarmente. È ogni giorno più urgente introdurre un tributo di equità contro le diseguaglianze e fare investimenti che genereranno posti di lavoro stabili. Le soluzioni ci sono – conclude Gattied è chiaro che non devono pagare sempre gli stessi».

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