Salute

Sanità, la Cgil: “Nella fase post covid ci saremmo aspettati di più dalla Asl”

Dopo il lockdown e l’ordinanza regionale 49/2020, con la quale il presidente Rossi ha autorizzato le Aziende sanitarie a ‘programmare la ripresa dell’erogazione delle attività sanitarie negli ospedali e sul territorio, in modo progressivo e graduale’, ci saremmo aspettati di più dalla direzione della Asl sud est”.

A dichiararlo, in un comunicato, è Olinto Bartalucci, segretario confederale della CdLt di Grosseto.

“Invece ci siamo trovati davanti ai Piani di dettaglio, ovvero una sommatoria di schede in cui sono trattati in maniera precisa alcuni aspetti relativi al Misericordia riconfermato come hub Covid (ad esempio, il destino delle cure intermedie per il recupero di posti letto, il decongestionamento), lasciando il resto delle strutture sanitarie in una situazione di precarietà non ancora definita – continua la nota -. Sono molte, infatti, le questioni poste dai Piani con i quali l’Azienda sanitaria dovrebbe attuare gli indirizzi della de-escalation. E ci auguriamo di poterle presto discutere con l’Azienda stessa“.

“Tre aspetti, in particolare, meritano immediati chiarimenti – prosegue il comunicato -. Il primo riguarda le due Rsa del ‘Pizzetti’ e di Follonica, la prima pubblica e con il centro diurno per anziani non autosufficienti attualmente chiuso, la seconda gestita da una azienda pubblica. Non possiamo accettare lo scambio tra il necessario potenziamento delle cure intermedie con la quasi totale scomparsa dell’offerta di posti Rsa in strutture pubbliche. Inoltre, si chiuderebbero i due centri diurni ed modulo Alzheimer senza che il piano di dettaglio proponga soluzioni alternative. Crediamo sia pericoloso, inoltre, un accentramento di Rsa sul capoluogo che rischierebbe di mettere in crisi le altre strutture provinciali. Una cosa deve essere chiara: gli anziani non sono pacchi da spostare a seconda delle convenienze, ma persone fragili che un’impostazione organizzativa tecnocratica non può permettersi di calpestare. Il nostro auspicio è che non vengano prese decisioni affrettate senza un confronto con chi rappresenta utenti e personale dipendente“.

“La seconda questione riguarda prelievi e laboratorio analisi – continua la nota -. Posto che debbano essere riattivati tutti punti prelievo distrettuali (questione da capire bene), non è chiaro il ruolo del laboratorio del Misericordia, per il quale è previsto non solo un consolidamento, ma anche un potenziamento. A tale riguardo diventa necessario conoscere tempi e modi delle opere da realizzare. Perché questa posizione ambigua che non chiarisce in via definitiva ruolo e funzione di questa struttura? Infine, la terza questione, più strategica, riguarda il futuro assetto della sanità grossetana e la nostra capacità di poterlo progettare, non solo sulla base degli sconvolgimenti legati alla pandemia, ma considerando anche i bisogni di una società che sta rapidamente invecchiando e che avrà necessità di ospedali moderni, con pronto soccorso efficienti, e di strutture territoriali che sappiano dare risposte rapide su assistenza di base, medicina d’iniziativa, salute mentale (non concentrata solo sul presidio di riferimento provinciale), servizi alla persona“.

“Da queste considerazioni, scaturiscono alcune domande, che al momento non trovano risposte nei Piani presentati dalla Asl e che formuliamo alla direzione aziendale:

  • quale sarà l’assetto definitivo delle strutture sanitarie della provincia di Grosseto?
  • Dove si pensa di trovare gli spazi per le attività che verranno ‘espulse’ dal Misericordia causa Covid?
  • Come si intendono utilizzare gli spazi di Villa Pizzetti? E per realizzarci cosa?
  • Dove troveranno sede le Case della Salute di Grosseto e del territorio, di cui al protocollo d’intesa tra sindacati e Regione Toscana del 10 febbraio scorso?
  • Quale sarà l’assetto definitivo di via Don Minzoni?
  • Le attività amministrative dove verranno concentrate – termina il comunicato -?

In assenza di una risposta a queste domande, è difficile immaginare che questo momento difficile dal punto di vista socio sanitario, possa diventare un’opportunità per una sanità migliore”.

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