Economia

Emergenza Coronavirus, la Cgil: “Estendere a lavoratori del sociale indennità Covid-19 della sanità”

La Funzione pubblica Cgil solleva il tema dei servizi alla persona ai tempi del Covid-19,

La Funzione pubblica Cgil solleva il tema dei servizi alla persona ai tempi del Covid-19, sia nei suoi risvolti operativi sia nei confronti delle persone assistite ed anche per le lavoratrici/i.

«In questi ultimi due mesi – sottolinea Salvatore Gallotta, segretario della Funzione pubblica della Cgil – abbiamo provato sulla nostra pelle le difficoltà e la novità delle sfide alle quali la pandemia di Coronavirus ci ha messo di fronte, per garantire l’erogazione di prestazioni socio assistenziali fondamentali. Sia mantenendo la sicurezza delle persone prese in carico, come minori, anziani, persone con disabilità e più in generale soggetti fragili, sia quella di chi agisce in veste di operatore. Basta vedere, ad esempio, l’impegno occorso in molte Rsa.

Come Cgil proponiamo alla Regione Toscana, alle Aziende sanitarie e alle Società della salute di operare alcune scelte rispetto all’organizzazione dei servizi sanitari.

La Fp Cgil, insieme alle altre organizzazioni sindacali, ha infatti richiesto ed ottenuto l’avvio di un sistema d’incentivazione a beneficio dei lavoratori dei servizi pubblici e privati esposti al rischio di contagio da Coronavirus.

Rischio che, evidentemente, corrono anche coloro che prestano servizio nei centri diurni per disabili, nei servizi domiciliari, oppure in un asilo. Ragione per cui le stazioni appaltanti dei servizi dovrebbero porsi il problema di integrare le convenzioni con risorse economiche adeguate, per non scaricare il problema sulle spalle dei gestori e dei lavoratori.

In considerazione dell’accordo (dei giorni scorsi) in cui si sancisce una ‘indennità di rischio Covid-19’, già concluso con la Regione Toscana per il personale sanitario pubblico esposto al Coronavirus (nell’espletamento delle proprie funzioni), stiamo lavorando affinché anche un secondo accordo venga consolidato per riconoscere l’indennità ai tanti lavoratori del Terzo settore (cooperative, fondazioni ed altre).

C’è poi il problema annoso – aggiunge Gallottadi come si strutturano le gare per l’affidamento dei servizi, che nella stragrande maggioranza dei casi continuano a essere impostate sul criterio del massimo ribasso e non su quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Penalizzando in questo modo il servizio agli utenti e ovviamente le condizioni dei lavoratori. Tale modalità mette sullo stesso livello l’acquisto di materiali (carta, strumenti ecc.) con l’acquisizione di servizi alla persona. Su questo punto bisogna una volta per tutte cambiare orientamento e arrivare a una prassi condivisa fra le stazioni appaltanti. In questo ambito, inoltre, è opportuno più che mai utilizzare tutte le opportunità concesse dalla normativa per ricorrere alla co-progettazione dei servizi alla persona ad elevata valenza sociale insieme al Terzo settore. Evitando così l’incentivazione di pratiche di vero e proprio dumping sociale, favorite da una concorrenza esasperata sui costi.

Infine – sottolinea il segretario, dopo l’ultimo Dpcm che chiama in causa le Regioni, alla Regione Toscana chiediamo di mettere prima possibile i gestori di centri diurni, servizi semi residenziali, educativi e quant’altro, di poter riprendere le attività. Anche perché soprattutto le famiglie delle persone con disabilità sono allo stremo, e non ce la fanno più a sostenere da sole l’intero carico assistenziale. In questo ambito, oltre alla definizione degli standard operativi (sanificazioni, distanziamenti, Dpi e quant’altro), bisogna fare un ragionamento sulla corrispondente probabile “rarefazione” dell’utenza, che per i gestori dei servizi comporterà automaticamente un incremento dei costi. Di cui la parte pubblica dovrà necessariamente farsi carico.

Inoltre – conclude Gallottachiediamo alla sanità pubblica di ripristinare in maniera ampia prestazioni all’utenza come visite specialistiche, controlli strumentali ed ogni attività per il controllo e la prevenzione delle malattie, visto che tali prestazioni sanitarie sono ormai sospese da 50 giorni circa. La riattivazione di cui sopra, deve certamente avvenire con il massimo della sicurezza dotando il personale degli idonei Dispositivi di prevenzione individuali (Dpi) e definendo percorsi e operatività specifica correlati, alla situazione attuale anche nella tutela dell’utenza».

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