Giorno del ricordo, il centrodestra: “Il Comune dimentica le vittime delle foibe”

“‘Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato ad insinuare, di una ritorsione contro i torti del Fascismo’. Sono queste le parole dette ieri dal Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella riferendosi allo sterminio di italiani, avvenuto durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, per mano dei comunisti di Tito. E queste parole, pronunciate dalla massima carica istituzionale d’Italia, corrispondono sostanzialmente ai concetti storici da sempre espressi in questo territorio dal centrodestra gavorranese“.

A dichiararlo, in un comunicato è Andrea Maule, capogruppo della lista Gaetano Di Curzio sindaco nel consiglio comunale di Gavorrano.

“‘Perché tra le vittime italiane – prosegue il Presidente – di un odio comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti. Solo dopo la caduta del muro di Berlino – prosegue il Presidente – una coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione’ – continua la nota –. Oltre 10.000 italiani gettati dentro le foibe, profondi pozzi naturali presenti sul terreno carsico. Oltre 350.000 italiani costretti ad un esodo di massa dalle terre giuliane, istriane e dalmate. Ed a Gavorrano tutto tace. L’amministrazione del sindaco Biondi ed il variegato associazionismo territoriale dormono beatamente il sonno degli smemorati, ove l’ignavia è forse il peccato minore e l’annebbiamento culturale un atteggiamento che spesso appaga”.

“E’ il 10 febbraio 2019, solennità civile nazionale italiana. E nonostante esista la Legge n. 92 del 30 marzo 2004, che celebra il ricordo e la memoria delle vittime italiane ad opera del comunismo di Tito, non ci risultano iniziative messe in campo a tal fine – sottolinea Maule –Le istituzioni pubbliche gavorranesi, così facendo, dimostrano ancora una volta come la loro memoria storica proceda essenzialmente a senso unico; favorendo nella comunità amministrata, più o meno consapevolmente, una lettura non completa o distorta di certi momenti storici”.

“Oltre agli orrori del nazismo, occorre raccontare, specie ai giovani scolari, l’obbrobrio sanguinante e la violenza storica del comunismo, incluso il genocidio degli italiani operato in terra istriana, così come la Legge italiana citata sopra prevede e ricorda. L’unica storia che temiamo è quella non raccontata, o raccontata male – termina il comunicato -. Anche la vicenda delle annunciate ‘foibe maremmane’ (vedi il pozzo sprofondatoio di Roccastrada ed altro) merita rispettosa attenzione ed approfondita analisi storica. Sarà questo un percorso che d’ora in avanti non dimenticheremo, nell’esclusivo interesse della conoscenza della verità, specie per le future generazioni, affinché i giorni della memoria affrontino equamente qualunque memoria“.

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