Il centro recupero tartarughe marine sarà potenziato. Olivastra liberata in mare

Benvenute tartarughe marine: Il Centro recupero tartarughe marine di Talamone sarà ancora più attrezzato ad accogliere gli esemplari in difficoltà e ad occuparsi della loro salute e del reinserimento in mare; i nidi sulle spiagge della zona saranno controllati e protetti; i pescatori locali parteciperanno al recupero delle tartarughe accidentalmente ferite e i balneari garantiranno il rispetto dell’ambiente per tutelare e favorire le nidificazioni sulle spiagge.

Ottime notizie quindi per le tartarughe che approderanno su questi lidi. Grazie alla collaborazione siglata con Legambiente, il Centro recupero tartarughe marine di Talamone (Tartanet), gestito dal Parco regionale della Maremma, potenzierà le sue attività a salvaguardia delle tartarughe marine: il recupero e la cura degli esemplari catturati accidentalmente durante le attività di pesca professionale oppure feriti o spiaggiati, il monitoraggio dei nidi sulle spiagge comprese nell’area del Parco durante il periodo estivo, le attività di informazione e sensibilizzazione delle amministrazioni locali, dei pescatori, dei turisti e degli imprenditori balneari.

Le attività e le potenzialità del Centro sono state presentate oggi a Talamone, nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di Lucia Venturi, presidente del Parco regionale della Maremma, Sergio Ventrella, della Regione Toscana, del senatore e assessore del Comune di Orbetello Roberto Berardi, Stefano Raimondi, coordinatore delle aree protette di Legambiente, Stefano Di Marco, responsabile della campagna Tartalove Legambiente, Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente, Teofilo Traina, Comandante dell’Ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano, Alessandro Cardinali, Comandante della Capitaneria di Talamone.

Ogni anno – ha dichiarato Stefano Di Marco, della direzione nazionale di Legambiente – decine di migliaia di tartarughe marine muoiono per cause antropiche e in particolare per l’ingestione di plastica. Si pensi che circa l’80% degli esemplari ricoverati nei nostri Centri di recupero ha ingerito grandi quantità di plastiche. A questo si aggiunge la difficoltà di trovare spiagge adatte alla nidificazione visto il livello di antropizzazione delle nostre coste e l’inquinamento acustico e luminoso che disturba le femmine durante il periodo di deposizione delle uova. Per questo motivo Legambiente ha rafforzato il proprio impegno a favore delle tartarughe marine con azioni integrate che prevedono il potenziamento dei propri centri di recupero, la sensibilizzazione e il coinvolgimento dei pescatori, il monitoraggio delle spiagge per l’individuazione e il controllo dei nidi. L’iniziativa intrapresa con il Parco della Maremma va proprio in questo senso e siamo sicuri che consentirà di tutelare maggiormente questi animali a rischio di estinzione“.

Nel corso dell’incontro sono state illustrate le novità collegate alla collaborazione con Legambiente, dall’inserimento del Centro nel progetto europeo TartaLife per la riduzione della mortalità delle tartarughe marine durante le attività di pesca professionale, fino al suo coinvolgimento nella campagna di adozione simbolica delle tartarughe salvate Tartalove, grazie alla quale è stato possibile risistemare il sistema di filtrazione di una vasca per il ricovero delle tartarughe.

Sono moltissimi i pericoli che minacciano la vita delle tartarughe nei nostri mari, a partire dall’emergenza plastiche: i rifiuti plastici in mare infatti possono frammentarsi, ma non spariscono mai completamente. Le tartarughe rimangono intrappolate nelle fibre più resistenti oppure ingeriscono i frammenti con conseguenze terribili, dal blocco dell’apparato gastrointestinale all’impossibilità di immergersi o di nutrirsi normalmente. Ogni anno sono oltre 130mila le tartarughe marine della specie tartaruga Caretta caretta che nel Mediterraneo rimangono vittime di catture accidentali da parte dei pescatori professionisti. Circa 70.000 abboccano agli ami utilizzati per la pesca al pesce spada, oltre 40.000 restano intrappolate nelle reti a strascico e circa 23.000 in quelle da posta per un totale di 133.000 catture con oltre 40.000 casi di decesso. Numeri impressionanti e peraltro decisamente sottostimati: se infatti consideriamo in questo calcolo tutti i pescherecci comunitari e le migliaia di piccole imbarcazioni da pesca che operano nei paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo, si arriva più verosimilmente a una stima di 200mila catture e proporzionalmente a circa 70 mila decessi.

Per assicurare un’adeguata accoglienza alle tartarughe marine, il Parco regionale della Maremma nell’ambito della rete dell’Osservatorio toscano per la biodiversità e Legambiente non hanno pensato solo al potenziamento del Centro: anche i lidi e le attività imprenditoriali della costa, infatti, stanno collaborando per un ambiente più salubre e sicuro per questi amici provenienti dal mare. Così oggi, numerosi vessilli di TartaLove per il lido “amico delle tartarughe marine” sono stati assegnati alle strutture virtuose che hanno scelto di impegnarsi a tutela della biodiversità.

Le tartarughe marine – ha dichiarato Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente – rappresentano un elemento di enorme importanza nella battaglia per la tutela della biodiversità. Per questo motivo, presidi come il Centro recupero tartarughe marine di Talamone gestito dal Parco Regionale della Maremma devono essere sempre più potenziati e ciò deve passare anche attraverso percorsi di informazione e sensibilizzazione delle amministrazioni, di operatori, turisti e cittadini. Senza alcun dubbio importantissima è la collaborazione da parte degli operatori del turismo a cui sono state consegnati i vessilli TartaLove sia questa mattina che in occasione della Comunità delle Vele svoltasi a Capalbio qualche settimana fa. Le azioni dirette degli operatori, oltre a permettere alle tartarughe di contare su un approdo sicuro, rappresentano un elemento importante in favore di una sempre più massiccia sensibilizzazione di turisti e cittadini. A loro va dunque il ringraziamento più sentito da parte di Legambiente“.

Ma non è tutto, durante l’incontro Sergio Ventrella, della Regione Toscana, ha illustrato anche le attività per migliorare il Punto informativo di Talamone della rete Otb, grazie ai contributi del progetto Ecostrim, finanziato nell’ambito del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020.

Per concludere veramente in bellezza, l’incontro odierno si è chiuso con un lieto evento: la liberazione della tartaruga marina T. Olivastra, ricoverata nel centro Tartanet dallo scorso ottobre, dopo essere stata recuperata in pessime condizioni, ferita e avvolta in una matassa di filo da pesca in nylon. Dagli scogli del Bagno delle donne, le esperte del centro hanno calato il box della tartaruga in mare per poi gradualmente spingerla ad uscire e prendere il mare aperto, con grande soddisfazione di tutte le persone che stanno lavorando con il centro Tartanet per il recupero delle tartarughe marine in difficoltà.

Le collaborazioni che abbiamo presentato oggi – ha dichiarato la presidente del Parco regionale della Maremma Lucia Venturi sono importanti per dare nuovo slancio al Centro di recupero delle tartarughe marine e al Punto informativo dell’Osservatorio toscano per la biodiversità che il Parco gestisce a Talamone. Per operare al meglio nella salvaguardia di questa specie ed in generale per l’intero habitat marino è infatti fondamentale far crescere la sensibilità dei cittadini e degli operatori che lavorano in mare e sulle coste. Il nostro è un lavoro continuo che non conosce sosta e siamo felici quando possiamo rimettere in mare, come è accaduto oggi, tartarughe recuperate in cattive condizioni che vengono curate al Centro Tartanet“.

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