Pubblicato il: 15 Maggio 2015 alle 16:53

AttualitàCosta d'argento

“A cena con il brigante”: Tiburzi torna in Maremma

A cena con il brigante” è l’ultima invenzione di Leandro Peroni, sindaco di Cellere, in provincia di Viterbo, realizzata in stretta collaborazione con il Museo del brigantaggio. Un’idea scaturita da un ricordo lontano, quando la vita di Domenico Tiburzi era al centro dei lunghi racconti tra il giovane Leandro e Alfio Gavoli, sotto gli occhi del sindaco di Capalbio, Giovanni Damiani.

Erano incontri mai banali – ricorda Peroni, che mettevano al centro la vita e la leggenda del nostro concittadino, il Robin Hood della Maremma, nato a Cellere e poi diventato il ‘padrone’ dei territori toscani, dove toglieva ai ricchi e ai prepotenti per aiutare le famiglie contadine, spesso schiacciate e sopraffatte. Da allora è nata la mia passione per Tiburzi, la ricerca del nostro passato tanto importante, che ho messo al centro dei miei due mandati amministrativi. E’ stato un brigante, non lo nascondo, ma l’interesse sempre alto sul Museo dimostra quanto sia gradito e con questa iniziativa proviamo a rispolverare il ricordo di tanti episodi che lo hanno reso così amato e rispettato dalla sua gente, specie la più povera e indifesa”.

Mattatore assoluto dell’iniziativa è Pietro Benedetti, che tra un momento recitato, una ballata o una straordinaria poesia a braccio è pronto a dare vita a personaggi, amici o nemici, lo deciderà il pubblico, che lo hanno conosciuto e possono raccontarlo senza possibile smentita. I racconti sono minuziosamente verificati e pianificati con il supporto di Marco d’Aureli, direttore del Museo del brigantaggio di Cellere.

Il numero zero ha preso il via in una bellissima serata maremmana, a Capalbio, terra che ha ben ha conosciuto Tiburzi, grazie all’ospitalità di Luigia, che ha aperto il suo locale, ll mattatoio, per far sbocciare le prime entusiasmanti performance di Benedetti, diventato in una sola sera Fioramanti, nell’accorata difesa dell’amicizia verso il brigante e per cancellare l’onta del tradimento, poi una serie di affascinanti composizioni a braccio per catalizzare l’attenzione dei commensali, fino all’arrivo del Garibaldino, Pietro Rossi, l’unico viterbese tra i Mille, rimasto in terra toscana mentre l’eroe dei due mondi andava verso Sud e magari, un pizzico di sogno non fa mai male, contatto diretto con Tiburzi, allora appartenente alla staffetta della Lega di Castro che voleva lottare per la Repubblica.

Un momento di storia vissuta a tavola, degustando prodotti tipici maremmani, gli stessi che molto probabilmente venivano gustati in quella metà dell’Ottocento che vedeva Domenico Tiburzi padrone incontrastato della Maremma. La storia si ferma, il tempo si congela e nel ventunesimo secolo si sogna un periodo passato, complici gusto, profumi e sapori di una terra fertile e generosa.

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