Pubblicato il: 19 Giugno 2019 alle 13:50

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Torna il premio letterario dedicato a Renato Fucini: ecco come partecipare

Pubblicato il bando della nona edizione del premio nazionale biennale in memoria di Renato Fucini, promosso dal Comune di Monterotondo Marittimo

Pubblicato il bando della nona edizione del premio nazionale biennale in memoria di Renato Fucini, promosso dal Comune di Monterotondo Marittimo, luogo natale del grande scrittore.

Torna un appuntamento culturale di grande valore promosso dal Comune di Monterotondo Marittimo nel 2005, che ha visto premiare nel piccolo comune dell’entroterra della Maremma toscana grandi protagonisti del panorama letterario intorno alla memoria di Renato Fucini, scrittore italiano vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900, per valorizzare le due forme letterarie da lui predilette, il racconto e il sonetto.

La collaborazione tra il Dipartimento di Filologia e Critica dell’Università di Siena e la pro loco di Monterotondo ha consentito in questi anni di operare selezioni di alta qualità offrendo al vincitore per la raccolta di racconti un premio di 5000 euro e al sonetto inedito la pubblicazione su un quotidiano nazionale. Hanno vinto le precedenti edizioni del Premio Fucini: Valeria Parrella, Marco Lodoli, Paolo Cognetti, Francesco Gaggi, Elisa Ruotolo, Eugenio Baroncelli e Francesca Scotti, Raffaele La Capria, Monica Pareschi, Lisa Ginzburg.

Dal mese di giugno sono aperte le iscrizioni alla nona edizione del premio nazionale “Renato Fucini” con l’obiettivo di individuare scrittori e poeti di talento nel panorama nazionale.

Il premio è diviso in due sezioni:

sezione I) raccolta di racconti edita, primo premio 5mila euro, scadenza 30 luglio;

sezione II) sonetti inediti, primo premio la pubblicazione su un quotidiano a tiratura nazionale, scadenza 30 luglio.

Tutti i sonetti inviati saranno inoltre pubblicati sul sito del premio “Renato Fucini” e sottoposti a votazione popolare on line. L’autore del sonetto più votato dal pubblico sarà premiato con una selezione di prodotti locali.

L’iscrizione è gratuita per entrambe le sezioni.

A decretare i vincitori sarà una giuria tecnica di qualità composta da nomi importanti del mondo accademico e della critica letteraria italiana presieduta da Natascia Tonelli, del Dipartimento di Filologia e Critica delle letterature antiche e moderne dell’Università di Siena.

La partecipazione alla sezione I, “Raccolta di racconti edita”, è vincolata all’invio di 6 copie del volume di cui si chiede l’ammissione al premio. Alla domanda di partecipazione dovrà essere allegata anche una breve biografia, insieme ai dati e recapiti dell’autore o della casa editrice. Le copie e tutta la documentazione dovrà pervenire entro e non oltre il 30 luglio all’indirizzo “Premio Fucini – Comune di Monterotondo Marittimo – Via Licurgo Bardelloni, 64, 58025 Monterotondo Marittimo – GR”

La partecipazione alla sezione II, “Sonetti inediti”, è vincolata dall’invio di un solo testo che dovrà pervenire entro e non oltre il 30 luglio per posta elettronica all’indirizzo [email protected] oppure per posta ordinaria all’indirizzo “Premio Fucini – Dipartimento di Filologica e Critica dell’Università degli Studi di Siena, palazzo San Niccolò, via Roma 56, 53100 Siena”.

Il sonetto dovrà essere accompagnato da una nota biografica e da una dichiarazione nella quale l’autore, sotto la propria responsabilità, conferma che il testo è autentico, inedito, non iscritto ad altro premio.

I vincitori di entrambe le sezioni saranno invitati a Monterotondo in occasione della cerimonia di premiazione e dovranno garantire la loro presenza.

Per informazioni, è possibile consultare il sito www.premiorenatofucini.it o la pagina Facerbook Premio letterario nazionale Renato Fucini o contattare Arca srl, in via Damiano Chiesa 38 a Grosseto, ai numeri 0564.077031 e 328.7631017 o agli indirizzi e-mail [email protected] e [email protected]

Renato Fucini nacque l’8 aprile 1843 a Monterotondo Marittimo, da David e Giovanna Nardi. A causa della professione del padre, medico della Commissione sanitaria governativa incaricato per la cura delle febbri malariche in Maremma dal governo granducale (ma anche mazziniano e patriota, volontario nella rivoluzione del 1848), fu costretto insieme alla famiglia a continui spostamenti, che gli consentirono di conoscere numerosi luoghi della Toscana: Campiglia Marittima, Livorno, Vinci, Dianella, Empoli.

All’Università di Pisa si dedicò agli studi di agraria e ottenne nel 1863 la licenza di agronomo. Fu aiuto ingegnere a Firenze (allora capitale d’Italia) e più tardi ispettore scolastico, due professioni che gli consentirono di percorrere in lungo e in largo la campagna toscana.

Esordì con “Cento sonetti in vernacolo pisano”, pubblicati nel 1872 con lo pseudonimo-anagramma di Neri Tanfucio. Seguirono “Cinquanta nuovi sonetti” (1881). Si tratta per lo più di brevi dialoghi tra popolani, conditi di battute e modi proverbiali.

Affiora la fresca vena bozzettistica che troverà più compiuta espressione in due popolari raccolte di racconti: “Le veglie di Neri” (1884) e “All’aria aperta” (1887). Qui le macchiette, i personaggi bizzarri, divertenti o patetici, sono ambientati in un paesaggio arioso e essenziale che ricorda quello dei contemporanei pittori macchiaioli, con i quali ebbe rapporti di amicizia. Oltre a queste cose Fucini ha lasciato anche il reportage giornalistico “Napoli a occhio nudo” (1878), e i volumi di ricordi “Acqua passata” e “Foglie al vento”, usciti postumi nel 1921.

Dopo aver ricevuto numerose onorificenze (fu anche Accademico della Crusca) e riconoscimenti da parte della critica contemporanea (Edmondo De Amicis, Benedetto Croce e altri), Fucini morì a Empoli il 25 febbraio 1921.

Fucini è stato per un lungo periodo – dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Sessanta del Novecento – lo scrittore toscano per eccellenza, le cui opere erano presenti in ogni casa della borghesia toscana e italiana a rappresentare l’immagine stereotipa delle campagne maremmane e non solo. I suoi racconti hanno contribuito a fissare una certa immagine della Toscana – quella dei cacciatori e dei contadini arguti, delle feste popolari e della malaria – universalmente accettata e ormai talmente radicata nell’immaginario di tutti gli italiani.

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