Pubblicato il: 7 Gennaio 2014 alle 16:51

Attualità

Attacchi alle greggi: i sindaci e le istituzioni chiedono misure urgenti al Governo e alla Regione

Marras-Rossi-GalliUn documento firmato dai sindaci della provincia di Grosseto e dagli enti locali, ma soprattutto un accorato appello alle istituzioni regionali e nazionali, strutturato in sette proposte, per fronteggiare la crescente emergenza rappresentata dai danni causati dai predatori agli allevamenti di ovini in Maremma.

E’ quanto sottoscritto stamani a Palazzo Aldobrandeschi, in una riunione in cui era presente una buona rappresentanza dei primi cittadini del territorio e che è stata presieduta dal presidente della Provincia Leonardo Marras e dall’assessore provinciale allo sviluppo rurale Enzo Rossi.

Si tratta dell’ennesima iniziativa messa in campo dalla Provincia in un periodo particolarmente drammatico, nel corso del quale gli attacchi alle greggi da parte dei predatori, ibridi o lupi poco importa, si succedono ormai con cadenza quotidiana.

Il documento rappresenta un nuovo tentativo per trovare il giusto equilibrio tra le esigenze degli allevatori, messi in ginocchio ed esasperati dalle continue aggressioni alle loro greggi, e la vita dei lupi, animali in via di estinzione.

Condanniamo fermamente le ultime uccisioni di lupi avvenute in provincia – dichiara Leonardo Marras, in quanto ogni attacco nei confronti di un animale è sempre un atto ingiustificabile. E’ comunque palese che le aggressioni alle greggi abbiamo causato un’esasperazione crescente fra gli allevatori con un sempre maggiore rischio della tenuta sociale sul nostro territorio”.

“Quello che non accettiamo – sottolinea Marrasè trasmettere l’idea di essere una provincia in cui si verifica una mattanza di lupi. A questo proposito, mi preme ricordare che la Maremma è il territorio nazionale in cui sono state messe in campo più iniziative per la salvaguardia del lupo, azioni che hanno raggiunto risultati ragguardevoli e di cui la nostra provincia è stata capofila in Italia. Adesso, dobbiamo intensificare questa politica, ma anche i Comuni devono dare il loro contributo, partecipando in maniera attiva al piano di cattura dei randagi”.

Negli anni scorsi, abbiamo individuato alcune criticità sui cui agire per risolvere il problema – spiega Enzo Rossi, ma il punto cruciale attorno al quale ruota tutta la questione è rappresentato dal piano nazionale di protezione del lupo. Si tratta di un documento redatto 12 anni fa e sul quale poi non è stata più applicata nessuna revisione. Nel frattempo, il lupo si è insediato e sono mutate le condizioni ambientali”.

Il piano doveva essere rivisto dopo cinque anni, ma ciò non è avvenuto e, quindi, non sono stati forniti alle istituzioni locali gli strumenti per controllare il lupo – continua l’assessore -. Adesso, con questo documento chiediamo al Governo di rivedere il piano e di proteggere quelle zone che si basano sull’economia ovi-caprina”.

Non chiediamo di uccidere gli ibridi o i lupi – conclude Rossi, ma di mettere sotto controllo la loro proliferazione. Ciò che vogliamo è che il Governo ci dia gli strumenti per catturarli e rinchiuderli non in gabbie, ma in recinti adatti e che rispettino i loro standard di vita. A questo proposito, abbiamo pensato di installare queste recinzioni al Crasm di Semproniano”.

Ecco, in sintesi, le proposte contenute del documento ed indirizzate al Parlamento e al Governo:

  • una nuova formulazione del “Piano d’azione nazionale per la conservazione del lupo” che individui, anche sull’esperienza di altri Paesi europei, le aree particolarmente vocate alla pastorizia, come quella grossetana, da mantenere libere o con una ridottissima presenza di predatori e, di conseguenza, la tipologia delle azioni consentite per il mantenimento di queste condizioni;
  • l’emanazione di una normativa che classifichi gli incroci del cane con il lupo come soggetti non rientranti nella protezione prevista dalla direttiva “Habitat”, ne autorizzi la cattura ed il successivo trattamento istituisca un fondo per il loro mantenimento in cattività;
  • la revisione della legge 281/91 (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo), così da favorire la prevenzione all’abbandono, l’adozione da parte dei cittadini ed ogni altra azione utile a ridurre questo fenomeno;
  • la destinazione con la nuova Pac, o con risorse dirette, così come consentito allo Stato, di aiuti diretti per risolvere situazioni di particolare disagio e difficoltà delle imprese zootecniche.

Inoltre, il documento chiede alla Regione Toscana di provvedere:

  • a ripristinare, come già avvenuto in tutte le altre regioni italiane, il sistema del pagamento diretto agli allevatori del danno sofferto a seguito della predazione, compreso l’indennizzo per il mancato reddito (aborti, perdita di latte, ecc.), in alternativa alla modalità dell’assicurazione (meno del 4% dei pastori hanno sottoscritto la polizza assicurativa ed in molti casi non si sono riassicurati perché il rimborso copre appena un quinto del danno sofferto);
  • ad emanare una procedura semplificata per la denuncia del danno con la possibilità di smaltire le carcasse degli animali predati mediante l’interramento sul posto (cosiddetto “cimitero aziendale”;
  • a prevedere nel Programma di sviluppo rurale adeguati finanziamenti a “contributo integrale” per la dotazione di recinzioni, dissuasori, cani da guardiania per gli allevatori più esposti al rischio della predazione.

Infine, considerata la gravità della situazione che si è determinata, le istituzioni locali della provincia si impegnano da subito:

  • ad intensificare, anche nelle ore notturne, l’azione della Polizia provinciale per il contrasto al bracconaggio;
  • ad incrementare le catture dei cani vaganti nei territori rurali mediante l’uso delle gabbie auto catturanti;
  • ad adottare e ad applicare concretamente le azioni e le misure previste nel “Piano strategico per la riduzione del randagismo canino”.
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