Codice degli appalti, le associazioni: “Imprese grossetane penalizzate, il Comune snobba le nostre proposte”

Maggiore attenzione per le imprese del territorio e la possibilità di tutelarle attraverso meccanismi che rispettino comunque il Codice degli appalti. Sono queste le richieste che le associazioni di categoria Cna, Ance e Confartigianato hanno presentato al Comune di Grosseto.

Da mesi – spiegano i presidenti delle tre organizzazioni di tutela e rappresentanza delle piccole e medie imprese,  Riccardo Breda (Cna), Rossano Massai (Ance) e Gianni Lamioni (Confartigianato) – chiediamo segnali concreti da parte dell’amministrazione comunale. Abbiamo avviato un confronto all’inizio dell’anno, spiegato ed illustrato ciò che contestiamo, fatto presente della situazione venutasi a creare e le conseguenze negative di ricaduta sul territorio. Ma le nostre richieste sono, ad oggi, nella sostanza, completamente inascoltate“.

Queste, in sintesi le motivazioni alla base delle osservazioni presentate dalle associazioni di categoria: “Il tessuto imprenditoriale del nostro territorio – spiegano i tre presidenti, così come in gran parte delle regioni italiane, è caratterizzato da strutture di dimensioni medie, piccole e micro che non hanno, di per sé, la forza di assumere impegni di lavoro al di fuori di un certo ambito territoriale. Il Codice degli appalti prevede, per lavori fino a un milione di euro, di poter emanare bandi invitando un numero ristretto di imprese, le cosiddette gare ‘negoziate’, ed è proprio ad esse che le imprese locali possono aspirare. I bandi entro il milione di euro, inoltre, sono la stragrande maggioranza per le stazioni appaltanti delle dimensione del Comune di Grosseto“.

Il Comune, ormai da anni, ha attuato procedure che prevedono la pubblicazione di una manifestazione di interesse on line, dove in genere arrivano numerose richieste, anche centinaia, e in seguito, per la scelta del numero ristretto da far partecipare, un sorteggio casuale, sistema non vietato, ma previsto solo come metodo residuale effettuato tramite un sistema regionale Start – continuano le associazioni. Ne consegue, quindi, che solo la ‘Dea bendata’ può permettere alle imprese locali di partecipare al bando e le conseguenze di questa metodologia sono state molte pesanti per il territorio. Lo dimostra anche l’affidamento dei lavori previsti dal cosiddetto Bando ‘Periferie’, che a fronte di oltre 10 lotti di lavori, ha visto solo un numero molto esiguo di aziende grossetane tra le partecipanti perché sorteggiate“.

Le attuali normative e direttive consentono, proprio per i bandi di lavori al di sotto del milione di euro, di adottare procedure diverse – ricordano Cna, Ance e Confartigianato che, nel rispetto della trasparenza, della libera concorrenza e della rotazione, consentano di dare più opportunità di partecipazione alle ditte locali“.

E proprio in questo senso, negli incontri avuti con il Comune, le tre associazioni di categoria hanno dato indicazioni su metodi alternativi a quello adottato, fino ad oggi, dal Comune di Grosseto.

Il nostro intento – aggiungono Breda, Massai e Lamioninon è certo quello di pretendere che il Comune non rispetti quanto previsto dal Codice degli appalti: al contrario, vorremmo che, come hanno fatto appunto anche altri Comuni toscani e non, si inserissero delle modalità per dare qualche opportunità in più alle aziende che operano e investono sul territorio, così come auspicato, tra l’altro dalla Legge delega“.

Nei primi incontri il Comune ha dato la propria disponibilità e si è impegnato a dare una risposta a settembre. Nel successivo incontro, che si è tenuto il 12 novembre, sindaco e assessori erano assenti “… e il confronto promesso è stato possibile solo con la struttura tecnica“.

Al di là della competenza e disponibilità degli uffici – aggiungono Cna, Ance e Confartigianato, la scelta degli amministratori ha dimostrato di sottovalutare una decisione che prima che tecnica è politica, dimostrando così poca attenzione e rispetto verso le richieste legittime di chi rappresenta un comparto decisivo per questa realtà“.

Un comparto, quello dell’edilizia che, come hanno dimostrato i dati presentati la scorsa settimana dalla Camera di Commercio, ha subito più di altri la crisi, perdendo 1800 posti di lavoro in sei anni e dimezzando le imprese gestite da giovani.

Nel confronto di novembre, con nostro stupore – continuano le associazioni di categoria, abbiamo scoperto che il nostro lavoro non era stato nemmeno valutato, con la motivazione che le proposte erano in netto contrasto con quanto previsto dal Codice degli appalti. Niente di più discutibile, visto che ad ispirare le proposte delle nostre associazioni erano state le delibere e i regolamenti dei Comuni di Arezzo, Lucca, Genova, regione Liguria, e tanti altri enti pubblici“.

Soggetti che hanno raccolto concretamente il grido di allarme delle imprese edili, adottando provvedimenti che, nel pieno rispetto del Codice degli appalti, hanno scelto procedure trasparenti e garantiste anche per le imprese locali. Per fare un esempio, il raddoppio degli inviti a presentare offerta, rispetto ai numeri previsti dal Codice e dalle linee guida dell’Anac, con riserva di presenze di imprese locali, o, nei casi in cui la legge lo consenta, l’obbligatorietà di effettuare dei sopralluoghi prima di presentare progetti di lavoro “...metodo di consueto utilizzato da un largo numero di comuni italiani, di tutte le dimensioni e colore politico che non viene messo in discussione da nessuna autorità super partes. Almeno per ora“, aggiungono le associazioni di categoria.

Ribadiamo che non ci interessano favoritismi – concludono Lamioni, Massai e Breda, vogliamo solo un’assunzione di responsabilità concreta, nei confronti di una fetta importante del nostro tessuto produttivo, anche da parte del Comune capoluogo, una volta tanto fuori dalle vuote affermazioni di principio“.

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